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Sistema di emergenza 118: infermieri o medici sulle ambulanze?

Si assiste negli ultimi anni ad un proliferare di voci contrarie all’impiego delle ambulanze con solo infermiere a bordo. Ma che fondamento hanno?

 

Attualmente in Italia la risposta territoriale all’emergenza viene garantita dalle Centrali Operative 118 e dalle postazioni territoriali dove stazionano i mezzi di soccorso in attesa di essere attivati per l’intervento (ambulanze, auto mediche ed eliambulanze).

Il personale che opera sui mezzi di soccorso è rappresentato da Medici, Infermieri, Autisti/barellieri tutti, ai vari livelli, formati ed addestrati all’emergenza sanitaria. Il ruolo del Team Leader spetta al professionista sanitario, medico nel caso delle ambulanze avanzate (MSA) oppure infermiere nel caso delle ambulanze di base (MSB)

La normativa vigente “conferisce all’infermiere una specifica competenza che, in particolari situazioni, può comportare sia l’effettuazione di atti assistenziali e curativi salvavita che esser in grado di dar corso ad un primo inquadramento diagnostico dell’individuo, a seguito di una specifica formazione”.[1] Anche la normativa europea riconosce all’infermiere “la competenza di avviare autonomamente misure immediate per il mantenimento in vita e di intervenire in situazioni di crisi e catastrofi”.[2]

In base a tali considerazioni, numerose realtà italiane di emergenza territoriale hanno adottato procedure che prevedono la possibilità di intervento terapeutico, anche farmacologico, da parte degli infermieri dell’emergenza territoriale, nelle situazioni a rapida evoluzione (tempo dipendenti) e potenzialmente pericolose per la vita. In tali circostanze l’infermiere agisce secondo protocolli stabiliti dal Direttore della Centrale Operativa 118,[3] [4] e si inquadra nel processo finalizzato alla tempestività del trattamento e all’umanizzazione delle cure (si pensi ad esempio alla terapia del dolore nel paziente traumatizzato). È bene ricordare che l’esecuzione di tali procedure, compresa la somministrazione di farmaci atte a salvaguardare le funzioni vitali, avviene sotto il controllo attivo e in tempo reale del medico di centrale operativa, e non originano dalla formulazione di un’ipotesi diagnostica ma sono conseguenti al rilievo di segni e sintomi oggettivamente riscontrati sul posto dall’infermiere.

Si assiste negli ultimi anni ad un proliferare di voci contrarie all’impiego delle ambulanze con solo infermiere a bordo, senza che queste siano supportate da alcuna giustificazione. A Bologna una delibera regionale che programmava le ambulanze con soli infermieri è costata addirittura la radiazione dall’Ordine dei medici all’assessore alla Sanità della Regione, il medico Sergio Venturi (ultimamente riabilitato da una sentenza della Corte Costituzionale).[5] Questa denuncia ha generato allarme nei cittadini e si è trasformata in una manifestazione di sfiducia verso medici, infermieri e soccorritori operanti nel servizio di emergenza.

Si è anche fatto menzione al fatto che tale scelta sia dettata da criteri di economicità. Al contrario, avere mezzi esclusivamente medicalizzati comporterebbe uno spreco di risorse: i medici di emergenza e gli anestesisti costituiscono infatti una risorsa preziosa nel contesto del sistema dell’emergenza e non avrebbe senso impiegarli per soccorsi di minor gravità, come codici verdi o bianchi.

Un recente studio,[6] che ha analizzato le più importanti ricerche condotte in materia tra il 1999 e il 2018, si è posto l’obiettivo di valutare l’andamento di mortalità e morbilità nell’emergenza pre-ospedaliera in rapporto alla presenza sulla scena di un medico o di un infermiere. Lo studio ha dimostrato che non vi sono solide prove di efficacia a sostegno della tesi che interventi in emergenza basati sulla presenza sulla scena di un medico invece di altri professionisti esperti portino a una diminuzione della mortalità o della morbilità complessiva dei pazienti trattati.

Anche autorevoli Società scientifiche del settore, come la Società Italiana Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU), l’Italian Resuscitation Council (IRC) e l’Associazione nazionale infermieri di area critica (Aniarti), si sono dichiarate a favore dell’utilizzo dei mezzi infermieristici nell’emergenza territoriale 118.[7]

 

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BIBLIOGRAFIA

[1] Giovanni Leonardi. Ministero della Salute. Direzione Generale delle Risorse Umane e Professioni Sanitarie. Nota prot. 9581 del 18 febbraio 2011

[2] Decreto Legislativo 28 gennaio 2016, n. 15, di recepimento della direttiva 2013/55/UE

[3] DPR 27 marzo 1992. Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza. Gazzetta Ufficiale 31 marzo 1992, n. 76

[4] Atto d’intesa Stato-Regioni G.U. n. 114 del 17 maggio 1996

[5]La Corte Costituzionale accoglie il ricorso della Regione: illegittima la radiazione dell’assessore Venturi”. Articolo pubblicato sul sito internet della Regione Emilia Romagna il 05 novembre 2019

[6] Gristina G., Pulice E. “Il sistema sanitario di emergenza italiano tra prove e rischi di corporativismo: il “caso Bologna”. Parte I: le prove / Parte II: deontologia e diritto”. Recenti Prog Med 2019; 110: 168-187

[7] Documento intersocietario dal titolo: “Trattamento farmacologico da parte degli infermieri nell’emergenza Territoriale”. Pubblicato sul sito internet Simeu il 29-02-2016 e disponibile al seguente link  

 

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