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Dopo il Covid serve un Comitato per il controllo delle infezioni in ogni ospedale

La crisi drammatica determinata dal Coronavirus ha fatto emergere la mancanza negli ospedali di figure mediche ed infermieristiche appositamente dedicate alla lotta alle infezioni

 

L’11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha qualificato la malattia da Covid-19 come pandemia. L’Italia si è trovata inizialmente in difficoltà nell’affrontare la minaccia, non solo per l’inedita potenzialità della malattia, ma anche per l’evidenza di alcune criticità che si sono manifestate nel nostro servizio sanitario nazionale.

Tra i principali fattori che hanno ostacolato l’effettiva capacità dei servizi ospedalieri di controllare il rischio infettivo troviamo l’assenza di figure appositamente dedicate alla lotta alle infezioni. Oggi la pandemia da Coronavirus ha fatto emergere questa criticità in tutta la sua evidenza,[1] Ciò pone domande sull’adeguatezza degli strumenti esistenti all’interno degli ospedali per prevenire o fronteggiare eventi pandemici come quello presente.

Si tenga presente che lo stato di allerta per la diffusione del virus era già noto a fine gennaio ed il 22 febbraio il Ministero della Salute emanava la prima circolare contenenti norme tecniche per le strutture sanitarie. Norme finalizzate ad orientare il comportamento delle strutture sanitarie e che quindi, ove fossero state rispettate, avrebbero permesso di prevenire o comunque rallentare la diffusone del virus. Invece niente di tutto ciò è accaduto.[2]

 

Come fronteggiare il problema?

A partire dagli anni novanta, considerato il variare dei contesti di cura, non si parla più solo di infezioni ospedaliere ma di infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA).  E tale è l’infezione da Coronavirus. 

Il Ministero della Salute, già a partire dal 2015, allo scopo di favorire una maggiore attività di prevenzione e di controllo nei confronti delle ICA, in linea con gli standard nazionali ed internazionali, aveva favorito l’istituzione, all’interno di ogni azienda sanitaria, di un apposito organismo denominato Comitato per il Controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza.[3] [4] Scopo del Comitato era quello di vigilare e presidiare tutti gli aspetti relativi alla sorveglianza e al controllo delle ICA, nonchè stimolare le attività finalizzate alla loro riduzione. Detti Comitati rappresentano una delle dimensioni del “governo clinico”, termine con il quale si definisce l’insieme delle iniziative poste in essere dalla struttura sanitaria per il miglioramento della qualità e la sicurezza delle cure. Nel tempo molte aziende si sono adeguate, pur non raggiungendo la totalità.[5] 

Al Comitato per il Controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza sono attribuite principalmente le funzioni di provvedere alla definizione, al controllo e alla revisione periodica delle procedure riguardanti tutte le attività correlate al rischio infettivo, verificare l’applicazione dei programmi di sorveglianza e misurarne efficienza ed efficacia, promuovere la formazione in materia di prevenzione e controllo delle infezioni per il personale sanitario e di supporto.

La presenza all’interno della struttura sanitaria del Comitato per il controllo delle Infezioni correlate all’assistenza assume importanza anche alla luce della legge 24/2017 (più nota come legge “Gelli”) sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale[6] che impone il rispetto delle linee guida messe a punto dalle società scientifiche sulla base della buona pratica clinica. 

Come detto l’ultima pandemia ha dimostrato una pericolosa impreparazione degli ospedali nell’affrontare le nuove minacce come il Coronavirus. Sarebbe opportuna, quindi, la presenza in tutte le strutture sanitarie di figure mediche ed infermieristiche addette alla gestione di tutti i processi, numerosi e complessi, che riguardano la prevenzione e il controllo delle infezioni, primo tra tutti l’organizzazione di protocolli operativi per le emergenze infettive, con lo sviluppo sia di azioni di prevenzione sia di interventi di preparazione alle emergenze.[7] [8] [9] 

 

In un altro articolo abbiamo parlato del Coronavirus dal punto della responsabilità professionale degli operatori (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Il Post. “Ci aspettavamo l’alta marea, è arrivato uno tsunami” (link)

[2] Ministero della salute. Circolare n. 1997 del 22 gennaio 2020 “Polmonite da nuovo coronavirus (2019 – nCoV) in Cina

[3] A livello nazionale, nel febbraio 2015, è stata sancita l’Intesa in Conferenza Stato-Regioni, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in materia di adeguamenti relativi all’accreditamento delle strutture sanitarie che ha definito modalità e tempi di attuazione del “Disciplinare tecnico” (Intesa 20 dicembre 2012)

[4] Circolari Ministeriali 52/1985 (Lotta contro le infezioni ospedaliere) e 8/1988 (Lotta contro le infezioni ospedaliere: la sorveglianza)

[5] Ricciardi W. “Infezioni ospedaliere, non è vero che non si possono evitare“. Articolo pubblicato on line sul Corriere della Sera (link)

[6] Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

[7] Sito internet Ministero della salute. “Infezioni correlate all’assistenza: cosa sono e cosa fare” (link)

[8] Ministero della salute. “Manuale di formazione per il governo clinico, la sicurezza dei pazienti e degli operatori “. 2012. Pag. 29

[9] Commissione salute, coordinamento rischio clinico, sicurezza delle cure. “Sinergie e integrazione tra rischio clinico e rischio infettivo”. Documento di consenso. Maggio 2019. Pag. 7

 

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