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La sanità che cambia: l’Ospedale di Comunità e le Case della Salute

L’adozione di un’adeguata e funzionale assistenza sul territorio è ormai inderogabile per via del progressivo invecchiamento della popolazione. Un ruolo significativo potrà essere svolto da due nuove tipologie di servizi: l’Ospedale di Comunità e le Case della Salute

 

L’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e il conseguente incremento delle patologie cronico degenerative costituiscono un problema da affrontare per il nostro sistema sanitario: secondo studi recenti in Italia, nei prossimi dieci anni, otto milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave.[1] È necessario pertanto intervenire sulla prevenzione implementando dei sistemi di assistenza territoriale finalizzati alla presa in carico delle persone fragili e affette da patologie a lungo termine.

Per  ridisegnare  il  sistema  sanitario  sulla  base  di  questi elementi sono allo studio[2] da parte del Ministero della salute nuovi standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi per l’assistenza territoriale socio-sanitaria, che dovrebbero costituire una vera e propria rivoluzione del sistema sanitario. Uno dei cardini della riforma è lo sviluppo e diffusione sul territorio di due nuove tipologie di servizi: l’Ospedale di Comunità e la Casa della Salute. Ma cosa sono e che funzioni hanno?

 

Case della Salute

Ancora oggi il paziente anziano con patologie croniche (es. tumori, diabete, malattie cardiovascolari o polmonari) viene dimesso dall’ospedale senza una reale presa in carico da parte del servizio sanitario nazionale, cosa che facilita con il tempo la riacutizzazione della malattia e la conseguente riammissione in ospedale, contribuendo, tra l’altro, al sovraffollamento dei Pronto Soccorso. Sono sorte quindi nuove strutture, come le case della Salute, finalizzate alla presa in carico globale del paziente. Cosa vuol dire concretamente? Nelle Case della Salute si aiuta il paziente a seguire il percorso di cura indicato dal medico, si educa il paziente a prendersi cura di sé, si monitora attivamente il suo stato di salute e lo facilita nell’accesso alle prestazioni programmate. Importante è l’educazione alla corretta assunzione dei farmaci: infatti è dimostrato che al crescere dell’aderenza alla terapia medica, corrisponde una significativa riduzione del tasso di ospedalizzazione.[3] Si passa quindi da un modello “passivo” in cui l’erogazione dell’assistenza avveniva solo nel momento in cui il paziente stava male, ad uno “attivo”, capace di intervenire prima dell’evento acuto, dove si cerca di prevenire la malattia o il suo aggravamento.

Nelle Case della Salute l’assistenza avviene attraverso l’azione congiunta dei medici di famiglia, dei pediatri, dei medici specialisti, degli infermieri, degli assistenti sociali, delle ostetriche, degli operatori socio assistenziali. Le Case della Salute sono operative per almeno 12 ore al giorno tutti i giorni, anche durante i festivi, riducendo in tal modo l’afflusso improprio in Pronto Soccorso soprattutto di pazienti con patologie minori (codici bianchi e verdi). Da una recente indagine della Regione Emilia Romagna è emerso che, in media, dove c’è una Casa della Salute si riducono del 21,1% gli accessi al PS per cause che non richiedevano un intervento urgente (clicca qui per vedere il documento).

 

Ospedale di Comunità

L’Ospedale di Comunità[4] svolge una funzione intermedia tra il domicilio del paziente e il ricovero ospedaliero. È una struttura di ricovero breve rivolta a pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minori o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica che, per diversi motivi, non possono essere erogati a domicilio.

Ma a quale tipi di pazienti è rivolto, più precisamente, l’Ospedale di Comunità? Il sistema sanitario italiano prevede:

  • Per le condizioni non acute ma con richieste assistenziali importanti il ricoveri in strutture sanitarie, per es. clinica riabilitativa. Immaginiamo un ictus o una frattura di femore dove, passato il momento acuto, inizia un percorso di riabilitazione lungo sotto la cura di medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, ecc.
  • Per le condizioni non acute e con richieste assistenziali non importanti c’è l’assistenza domiciliare.

L’Ospedale di Comunità si posiziona tra le due perché si parla di condizioni non acute, di richieste assistenziali non importanti che potrebbero essere gestite al domicilio.

L’Ospedale di Comunità ha un numero limitato di posti letto, di norma tra 15 e 20. La responsabilità clinica del paziente è in capo al medico di famiglia o a un medico operante stabilmente nella struttura, mentre l’assistenza è garantita da infermieri presenti continuativamente nelle 24 ore.

 

In un altro articolo abbiamo parlato del fenomeno del sovraffollamento ospedaliero (qui)

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BIBLIOGRAFIA

[1] Italia Longeva “Proiezioni Istat al 2030 e 2050”

[2] Ministero della Salute. “Bozza nuovo Patto per la salute 2019-2021“. Art. 10 (Reti strutturali di assistenza territoriale sociosanitaria. Presa in carico nel percorso di cura)

[3] Misericordia P., Polistena B., Spandonaro F. “Aderenza alle terapie. Tra problemi e soluzioni. Lo studio Crea Sanità-Fimmg“. Articolo pubblicato sul portale sanitario QuotidianoSanità il 18 settembre 2019 e disponibile al seguente link  

[4] DM 70/2015, Patto per la Salute 2014-2016, Piano nazionale della cronicità

 

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