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Responsabilità del soccorritore 118 per mancato trasporto del paziente

Il mancato trasporto del paziente critico in ospedale può esporre il soccorritore a responsabilità colposa, in caso di danni al paziente. Vediamo perché

 

Qualora il giudice chiamato ad esprimersi su un caso accertasse, oltre ogni ragionevole dubbio,[1] che esiste una relazione tra il comportamento errato tenuto dagli operatori e il danno subito dal paziente questi potrebbero andare incontro a reati importanti come le lesioni personali colpose e l’omicidio colposo.[2]

Nel reato di omicidio colposo, come in tutti i reati colposi, il soggetto autore del reato non vuole intenzionalmente commettere il reato ma l’evento si verifica ugualmente a causa di negligenza, imperizia, imprudenza, oppure per inosservanza di leggi, ordini, regolamenti e discipline.[3]  La colpa per il soggetto deriva dal fatto che, pur potendo prevedere che la sua azione era tale da produrre conseguenze dannose o pericolose, agisce con scarsa attenzione o con leggerezza, senza cioè adottare quelle precauzioni che avrebbero impedito il verificarsi dell’evento.[4] 

Una recente sentenza[5] della Cassazione ha riportato all’attenzione il delicato tema del soccorso in emergenza e dei rischi ad esso associati. Nella fattispecie un autista-soccorritore di ambulanza è stato condannato per omicidio colposo perchè, chiamato dalla Centrale Operativa 118 ad effettuare un soccorso presso un’abitazione, ometteva senza motivo l’immediato ricovero del paziente in ospedale successivamente deceduto (si ricorda che le sentenze della Cassazione costituiscono l’ultimo grado di giudizio, pertanto sono definitive).

Nell’occasione il soccorritore, in qualità di “Team Leader” del mezzo e quindi di soggetto responsabile dell’intervento, poneva in essere valutazioni proprie sullo stato di salute del paziente pur non avendone la qualifica, non considerava il tipo di terapia farmacologica prescritta, ometteva di acquisire dati indispensabili al corretto inquadramento del paziente, come richiesto dalle procedure, per esempio i parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, temperatura, saturazione di ossigeno, ecc.) e soprattutto si rendeva responsabile del mancato trasporto del paziente in ospedale, cosa che era stata espressamente richiesta dalla Guardia medica, per consigliare invece ai familiari di “chiamare il medico di base”.

La Cassazione giudicava questo comportamento gravemente colposo, giudicando inequivocabile la sussistenza di una relazione tra il comportamento dell’operatore e il danno subito dal paziente, cioè, in sostanza, tra il mancato trasporto del paziente e il decesso. Per la Cassazione il soccorritore “aveva l’obbligo giuridico di attivarsi in quanto la paziente presentava segni di un’emorragia intestinale che avrebbero indotto un soccorritore diligente ad effettuare il trasporto immediato in ospedale”, questo comportamento infatti “avrebbe evitato con elevata probabilità l’evento morte in quanto la patologia di cui soffriva la paziente poteva essere diagnosticata e agevolmente curata”.

I guai per i responsabili in questi casi non sono solo di natura penale, il nostro ordinamento consente infatti al paziente, o in caso di decesso dello stesso ai suoi familiari, di avanzare una richiesta di risarcimento per i danni subiti, già durante lo stesso processo penale.

La condizione di maggiore fragilità psico-fisica di una persona si manifesta in particolare nel bisogno di assistenza in emergenza, per tale ragioni, ancor di più, comportamenti come quello sopra rappresentato sono inescusabili.

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato dei rischi lavorativi per i soccorritori del sistema di emergenza 118 (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Corte di Cassazione. Sentenza Franzese, Sez. Un. Pen. n. 30328/2002

[2] Art. 589 c.p.

[3] Art. 43 c. p. “Elemento psicologico del reato”

[4] Ibidem

[5] Corte di Cassazione, quarta sezione penale, sentenza 25334/2022

Foto di Andrzej Rembowski da Pixabay

 

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