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Utilizzo della telemedicina in ambulanza e aspetti legali

L’impiego della telemedicina in ambulanza apporta miglioramenti significativi allo standard di assistenza e servizio ai pazienti

 

La telemedicina è l’insieme di tecniche mediche ed informatiche che permettono la cura di un paziente a distanza. Grazie alle moderne tecniche di trasmissione che coinvolgono ambulanze, medici d’urgenza, ospedale e altre strutture del servizio sanitario pubblico per mezzo della telemedicina è ora possibile offrire ai pazienti un miglior servizio di assistenza.

La telemedicina in ambulanza si rivela preziosa soprattutto nella gestione delle patologie a rapida evoluzione, le cosiddette patologie “tempo-dipendenti”, garantendo interventi tempestivi nei casi più gravi.[1] Un esempio è la gestione pre-ospedaliera della sindrome coronarica acuta. Come noto, al verificarsi dell’evento acuto, per esempio un infarto miocardico acuto (IMA), il fattore tempo costituisce un elemento determinante per la qualità e l’esito delle cure. Le evidenze scientifiche hanno mostrato, nei pazienti con IMA, che l’angioplastica coronarica (PTCA) è considerata il trattamento di scelta quando viene eseguita entro 90 minuti dal primo contatto con i servizi sanitari.[2] Inutile sottolineare che il trasporto di un paziente con IMA verso il Pronto Soccorso più vicino e non alla struttura più idonea può comportare gravi ritardi dal punto di vista assistenziale. La telemedicina in ambulanza può essere risolutiva in questi casi. I sistemi diagnostici a bordo dei mezzi di soccorso 118 consentono, previa teletrasmissione del tracciato ECG al centro hub cardiologico di riferimento, di avere in tempo reale la diagnosi di infarto con sopraslivellamento del tratto ST (denominato STEMI) permettendo cosi di indirizzare il paziente non più all’ospedale più vicino ma a quello più adeguato, in questo caso dotato di sala emodinamica, “saltando” il Pronto Soccorso e iniziando immediatamente l’intervento di riperfusione coronarica, in tal modo, minimizzando il danno miocardico ed aumentando la sopravvivenza. 

Dal punto di vista della responsabilità professionale degli operatori sanitari, nel momento in cui la telemedicina diviene una pratica standard in un particolare settore, non usarla potrebbe configurare un comportamento negligente legalmente perseguibile. Un comportamento negligente potrebbe ravvisarsi, per esempio, nel caso in cui si ometta di eseguire un tracciato elettrocardiografico a domicilio, refertabile telematicamente, a un individuo la cui condizione patologica e i sintomi manifesti ne richiedevano l’esecuzione.[3]  

Altra possibilità riguarda il caso di un mezzo di soccorso che si limiti a trasportare il paziente all’ospedale più vicino, dove magari la struttura non è idonea per il trattamento della patologia presentata dal paziente, invece di recarsi a quello più appropriato, come è richiesto nel caso delle patologie “tempo dipendenti”.[4] La Centrale Operativa 118 deve pertanto costantemente rimanere in contatto durante tutto l’intervento con il mezzo di soccorso al fine di verificare che la destinazione finale sia quella stabilita dalle procedure. La mancata verifica potrebbe comportare responsabilità condivise in caso di evento avverso collegato a carenze assistenziali dell’ospedale di destinazione.

 

Prospettive future

Con la continua evoluzione degli apparati tecnologici, lo sviluppo delle comunicazioni mobili e con l’avvento delle reti di trasmissioni dati in 5G, la telemedicina in ambulanza si apre a sempre nuove prospettive.

Esistono già progetti pilota per agevolare la gestione, da parte dei sanitari, dei pazienti critici direttamente sul luogo dell’intervento. Utilizzando piccole telecamere montate sul caschetto dei soccorritori, il medico di centrale operativa può visualizzare, in tempo reale, la scena ed istruire i soccorritori sulle manovre da effettuare sul paziente o decidere sulla convenienza o meno del trasporto in ospedale dello stesso.[5, 6] Se immaginiamo l’integrazione tra telemedicina e intelligenza artificiale, e l’accesso alle informazioni che possono essere generate da dispositivi indossabili, che producono continuamente dati e misure, possiamo comprendere quanto questo connubio sia vincente e possa produrre vantaggio per il miglioramento del sistema sanitario.[7]

L’intera scena e l’intervento dei soccorritori potrebbe essere registrata, come prova della correttezza della prestazione ma anche a fini medico-legali. Sappiamo, infatti, che i soccorritori sono spesso i primi ad intervenire sulla scena di un crimine, per cui potrebbe essere necessario acquisire le immagini da parte dell’autorità giudiziaria a fini probatori o di indagine. Se si considerano alcuni noti casi di cronaca e i relativi processi, lunghi e tortuosi a causa dell’alterazione a più riprese subita dalla scena del crimine, si evince immediatamente quanto possa essere decisiva una eventuale videoregistrazione.[8] Lo stesso dicasi per documentare la scena sul luogo di gravi infortuni sul lavoro. I dati, nel rispetto della privacy, sarebbero custoditi in un database accessibile solo al personale autorizzato. In merito a questo aspetto il Garante della privacy si è già espresso favorevolmente in merito all’utilizzo di analoghi sistemi indossati dalle forze dell’ordine, le cosiddette “body-cam”.[9] Le stesse body-cam potrebbero essere indossate dai soccorritori per scoraggiare eventuali malintenzionati o documentare efficacemente eventuali aggressioni subite. Le telecamere potrebbero essere montate anche sulle ambulanze, esistono già delle sperimentazioni in tal senso, con mezzi dotati di telecamere ruotabili a 360°.[10] 

Sotto il profilo della prevenzione e gestione del rischio sanitario la videoregistrazione rappresenterebbe un indiscutibile strumento per valutare le performance degli operatori e correggere eventuali errori di esecuzione oltre che un prezioso strumento processuale per fornire la prova, in un eventuale richiesta di risarcimento danni da parte del paziente, della non imputabilità del danno a colpa del personale sanitario intervenuto. 

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato del Consenso informato nell’emergenza urgenza 118 (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Ministero della salute. “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in telemedicina”. Dicembre 2020, pag. 3  (link)

[2] Agenas. “Indicatori pne: ieri, oggi e domani” Rivista Monitor, n. 44. 2020. Pag. 15

[3] Responsabilità professionale per condotta omissiva

[4] Decreto Ministeriale n.  70/2015 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”. Ministero della Salute. Allegato 1, Punto 8

[5] Schoen G. “Telemedicina: il caschetto del volontario del 118 in diretta col medico“. Sito internet La Repubblica, 01 agosto 2020 (video

[6] Pecoraro G. “Ospedali da sogno: la tele cardiologia combatte sprechi ed errori“. Servizio giornalistico Mediaset  del 10 novembre 2019 (video)

[7] Agenas. “Telemedicina  e intelligenza artificiale”. Rivista Monitor,  Anno II numero 46, 2021. Pag. 41

[8] Groppelli G. “Prospettive future medico-legali nella gestione della scena del crimine”. Articolo pubblicato sul portale di informazione giuridica “Salvisjuribus” in data 08-04-2021 (link)

[9]Mille bodycam per agenti e carabinieri che fanno ordine pubblico: “Serviranno a documentare gli eventi“. Articolo pubblicato sul sito de La Repubblica, 18-01-2022 link

[10]  https://www.nurse24.it/infermiere/attualita-infermieri/uk-videocamera-divisa-contro-violenza.html

 

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