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Quali rischi lavorativi per il personale del servizio di emergenza territoriale 118?

I lavoratori impegnati nell’ambito dell’emergenza territoriale subiscono, oltre ai rischi comuni ai lavoratori del settore ospedaliero, ulteriori fattori di rischio. Vediamo quali

 

 

All’interno dei sistemi di emergenza territoriale le competenze del personale nei primi anni ’90 erano decisamente limitate e in pratica sovrapponibili a quanto messo in atto dai soccorritori volontari: manovre rianimatorie di base, immobilizzazione dei pazienti traumatizzati e poco altro. Oggi in Italia, anche se in modo eterogeneo nelle varie aree del territorio nazionale, il personale può utilizzare sofisticate apparecchiature come il defibrillatore semiautomatico, procedere all’esecuzione di protocolli e procedure previsti da linee guida internazionali. Queste implementazioni hanno indiscutibilmente consentito ai servizi 118 di ampliare la propria area di intervento ma dal punto di vista della gestione del rischio clinico è necessario considerare che un maggior numero di strumenti e di manovre ha comportato un aumento del numero di step in cui possono essere commessi eventuali errori (1).

Il personale del 118 espleta la propria attività in ambito extra- ospedaliero, ambiente difficile ed “ostile” per definizione, dove non sono disponibili le risorse professionali e diagnostico-strumentali dell’Ospedale. Infatti, mentre alcuni fattori di rischio sono comuni altri presentano caratteristiche di quasi esclusività e che sono in stretta correlazione al tipo di attività svolta: attività caratterizzata dallo svolgersi in ambienti di lavoro particolari (come la cellula sanitaria del mezzo di soccorso) e/o non predeterminabili (all’aperto e su strada, in case private, in luoghi aperti al pubblico, cantieri, ecc.), con la presenza, anche contemporanea, di numerosi fattori trasversali (clima e intemperie, illuminazione, affollamento, ecc.), sotto la pressione dell’emergenza e con poche possibilità di adottare soluzioni alternative e meno rischiose.

Purtroppo gran parte della ricerca sulla sicurezza si basa su dati ospedalieri mentre poco si sa per quanto riguarda la sicurezza del paziente in ambito extraospedaliero (2). Alcuni studi (3, 4)  hanno operato una revisione sistematica della letteratura scientifica relativa ai temi della sicurezza del paziente nei servizi di emergenza territoriale in Canada ed in Germania. Dai risultati è emerso che la maggior parte delle criticità sono da ricondurre a: malfunzionamento delle attrezzature (defibrillatori, barelle, ecc.), errata comunicazione tra operatori, barriere alla segnalazione degli eventi avversi (paura di punizioni, ecc.), coinvolgimento dei mezzi di soccorso in incidenti stradali, errori in terapia farmacologica (errato calcolo della dose di farmaci), insuccesso nella gestione delle vie aeree (intubazione oro-tracheale).

Nell’ambito del servizio di emergenza territoriale si possono individuare come prevalenti, fra le diverse tipologie di rischio, i seguenti:

 

a)  Rischio Tecnologico

Sono principalmente identificati come Tecnologici i rischi legati alla presenza e all’utilizzo di dispositivi medici. Un aspetto importante per ridurre i rischi del soccorso extraospedaliero è legato alla conoscenza di tali presidi. Gli strumenti utilizzati nell’emergenza sanitaria sono relativamente pochi rispetto a quelli disponibili all’interno dei reparti intensivi ospedalieri e solitamente il loro funzionamento è semplice e intuitivo. Le modalità di utilizzo dei monitor defibrillatori, dei ventilatori polmonari, degli aspiratori, degli impianti di erogazione di ossigeno, delle barelle e degli altri dispositivi per l’immobilizzazione devono essere patrimonio di tutti gli operatori e pertanto devono essere allestiti percorsi formativi appropriati. I manuali di utilizzo dei dispositivi devono essere a disposizione degli equipaggi, in formato cartaceo all’interno delle postazioni di sosta oppure in formato digitale su computer o nell’area intranet del sito web aziendale.

Il rischio associato all’utilizzo di dispositivi medici può essere distinto in due categorie: rischio diretto (di tipo infortunistico) agente indifferentemente su pazienti ed operatori sanitari e rischio indiretto (non corretta funzionalità dei dispositivi medici), sostanzialmente riferito alle ripercussioni dannose nei processi di diagnosi, assistenza e cura rivolti al malato. Le condizioni principali per garantire l’uso sicuro dei dispositivi e che riducono la probabilità di accadimento di evento avverso sono: verifiche periodiche di sicurezza e loro esito; valutazione dell’obsolescenza clinica e tecnologica dell’apparecchiatura; corretta e periodica formazione ed informazione del personale addetto all’utilizzo delle tecnologie ad esso affidate (5).

Ai fini della prevenzione di eventi sentinella ed eventi avversi in tale ambito il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha emanato nel 2009 una specifica Raccomandazione (6) rivolta a tutte le strutture sanitarie. L’obiettivo della Raccomandazione è la riduzione degli eventi avversi riconducibili al malfunzionamento dei dispositivi medici/apparecchi elettromedicali derivanti da una scarsa e/o non corretta manutenzione degli stessi.

 

b)  Rischio Clinico (o del paziente)

La possibilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie prende il nome di rischio clinico e gli interventi finalizzati a studiare, identificare e ridurre tale rischio prende il nome di Gestione del Rischio o, in inglese, Risk Management (maggiori informazioni qui).

La metodologia per la gestione del rischio clinico prevede processi coordinati di identificazione, registrazione, segnalazione e analisi degli eventi non desiderabili, la sistematica identificazione e valutazione dei rischi presenti nelle attività rivolte ai pazienti, la ricerca delle soluzioni e l’applicazione dei rimedi individuati per la loro eliminazione o riduzione.

 

c)  Rischio per l’Operatore

I lavoratori impegnati nell’ambito dell’emergenza territoriale subiscono, oltre ai rischi comuni ai lavoratori del settore ospedaliero (rischio fisico, biologico, chimico, da movimentazione manuale dei carichi, lavoro a turni, lavoro notturno, infortuni) ulteriori fattori di rischio specifico quali:

  • Rischi da esposizione a rumore (segnalatore acustico del mezzo di soccorso) e vibrazioni meccaniche;
  • Rischi da videoterminali (attività di consolle nelle Centrali Operative);
  • Rischio da radiazioni non ionizzanti (derivanti da campi magnetici all’interno dei luoghi per l’espletamento delle mansioni quali ad esempio le Centrali Operative, dovute alla presenza di trasmittenti, radio, computer, ecc.);
  • Rischio di incidenti stradali (in occasione della conduzione dei veicoli durante il soccorso);
  • Rischio per esposizione a bronco-irritanti e cancerogeni quali IPA, Benzene, ecc. dovuta al traffico urbano;
  • Rischio psicologico (sindrome di burn out, disturbo post-traumatico da stress);
  • Rischi legati ai lunghi periodi di inattività intervallati da più brevi periodi di elevata attività psico-fisica;
  • Rischio atti di violenza verso Operatore (solitamente provenienti da parte di pazienti psichiatrici, o sotto effetto di sostanze alcoliche e/o stupefacenti).

 

Il problema degli errori ed eventi avversi rappresenta una delle più importanti criticità del sistema sanità in quanto comporta costi elevati in termini economici ed è fonte di grave rischio per la sicurezza dei pazienti. E’ fondamentale che un sistema di emergenza territoriale riesca ad identificare quelle che sono le proprie aree di rischio che, se sottostimate, potrebbero compromettere il risultato finale dell’erogazione delle cure, e cioè la vita della persona. 

 

In un altro articolo abbiamo illustrato gli aspetti legali e i profili di responsabilità in ordine alla mancata verifica dei dispositivi medici e apparecchiature elettromedicali (qui).

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BIBLIOGRAFIA

  1. Imbriaco G, Mostardini M, Erbacci et al. Analisi delle competenze infermieristiche nei servizi di emergenza preospedaliera: i risultati di un’indagine multicentrica italiana. Scenario 2010; 27 (4): 35-42
  2. Fisher JD, Freeman K, Clarke A. et al. Patient safety in ambulance services: a scoping review. NIHR Journals Library 2015
  3. Bigham BL, Buick JE, Brooks SC et al. Patient safety in emergency medical services: a systematic review of the literature. Prehosp Emerg Care. 2012 Jan-Mar;16(1):20-35
  4. Bigham BL, Bull E, Morrison M et al. Patient safety in emergency medical services: executive summary and recommendations from the Niagara Summit. CJEM 2011 Jan;13(1):13-8
  5. Ministero della Salute. Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: manuale per la formazione degli operatori sanitari. Roma, 2006, pagg. 123-4
  6. Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Raccomandazione n. 9. Prevenzione degli eventi avversi conseguenti al malfunzionamento dei dispositivi medici/apparecchi elettromedicali.  2009

 

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