Un recente caso di cronaca dimostra come sia necessario garantire nei reparti ospedalieri un numero sufficiente di infermieri e di competenze adeguate, per non compromettere la qualità dell’assistenza e la sicurezza delle cure
Oltre due decenni di studi dimostrano che la sicurezza del personale infermieristico è fondamentale per la sicurezza delle cure e la qualità dell’assistenza.[1]
La gestione delle risorse umane costituisce, in questo senso, un fattore critico e la carenza di infermieri può diventare un problema di grande rilevanza. Quando il reparto è dotato di un numero sufficiente di infermieri adeguatamente formati e qualificati, i rischi quali errori di medicazione, lesioni da pressione e infezioni ospedaliere si riducono significativamente. Al contrario, la carenza di personale infermieristico espone i pazienti a gravi rischi, soprattutto nei reparti per acuti, come per esempio in chirurgia dove secondo gli studi per ogni paziente aggiunto al normale carico di lavoro di un infermiere, la probabilità di morte aumenta del 7%.[2]
Oggi gli ambienti clinici sono caratterizzati da diversi gradi di acuzie e imprevedibilità del paziente. Fattori come la gravità della malattia, le molteplici comorbilità e le variabilità del decorso clinico aumentano la richiesta di infermieri preparati e competenti. Per far fronte alle nuove necessità formative il Ministero ha attivato tre nuove lauree magistrali in Scienze infermieristiche a indirizzo clinico nei settori Emergenza, Infermieristica di famiglia e comunità e Cure neonatali. Questo perchè ad un aumento delle conoscenze e competenze in campo medico deve corrispondere un adeguato aumento di competenze e conoscenze anche in campo infermieristico, essendo le due professioni complementari.
Spesso per contrastare la carenza di personale si cerca di risolvere frettolosamente il problema facendo ricorso a personale temporaneo. Tuttavia, le prove suggeriscono che queste misure hanno un impatto negativo sulla sicurezza dei pazienti e sulla qualità dell’assistenza, per vari motivi come per esempio la mancanza di familiarità con i protocolli locali[3] e l’assenza totale del lavoro di squadra (team working) che le evidenze scientifiche indicano oggi come uno dei punti chiave per la prevenzione degli errori e degli eventi avversi in campo sanitario.[4] In merito, ha fatto molto discutere, qualche mese fa, un episodio accaduto in un grande ospedale della Lombardia dove gli errori compiuti dagli infermieri di una cooperativa esterna, ai quali era stata affidata la gestione infermieristica di interi reparti intensivi nonostante fossero privi dell’esperienza e delle competenze necessarie, ha causato una lunga serie di errori, potenzialmente fatali per i pazienti, che hanno causato il “blocco” dei reparti stessi e determinato l’apertura di un’inchiesta conoscitiva da parte delle Autorità sanitarie.[5] Addirittura i medici si sono dovuti improvvisare “infermieri” e svolgere anche la loro parte di lavoro, come somministrare terapie, impostare pompe infusionali, controllare parametri vitali, ecc. Si è poi compreso che il personale non sapeva dove fossero i farmaci, non risultava in grado di utilizzare il sistema informatico in uso in ospedale nè capace di gestire i delicati macchinari necessari all’assistenza dei pazienti più gravi come il ventilatore meccanico. In molti casi gli errori erano dovuti alla mancata comprensione della lingua italiana.[6]
Questo episodio dimostra come la sicurezza delle cure non deve essere intesa come una spesa ma come un investimento. Lo dimostrano i fatti. Facciamo solo un esempio, tratto dall’esperienza internazionale. Lo stato australiano del Queensland (l’Australia è una federazione di Stati) ha adottato una normativa che stabilisce per legge un rapporto infermieri-pazienti obbligatorio nei reparti medico-chirurgici per acuti negli ospedali pubblici. Dal 2016, entrata in vigore della legislazione, il Queensland ha evidenziato notevoli miglioramenti nel benessere degli infermieri e nella sicurezza dei pazienti. Nel giro di due anni, gli ospedali che hanno adottato i nuovi standard di personale hanno registrato una riduzione del 24% delle probabilità di burnout infermieristico, del 27% dell’insoddisfazione lavorativa e del 42% degli infermieri che segnalavano eventuali criticità. Anche i risultati per i pazienti sono migliorati notevolmente, con una riduzione di decessi, ricoveri e giorni di degenza, generando un risparmio stimato di 70 milioni di dollari australiani, più del doppio del costo dell’assunzione di infermieri aggiuntivi. Dopo il successo del Queensland, anche gli altri stati australiani stanno adottando lo stesso sistema, rendendo l’Australia uno dei paesi più avanzati al mondo per quanto riguarda la politica sulla sicurezza del personale infermieristico.[7]
Cercare soluzioni alternative o creative, come ad esempio aumentare le competenze degli Operatori Socio Sanitari (che quindi non sono laureati in Infermieristica), non è la soluzione.[8] Le organizzazioni, anche quelle sanitarie, funzionano se le professionalità che servono sono adeguatamente utilizzate laddove servono.
In un altro articolo abbiamo parlato dell’impiego dei “medici a gettone” negli ospedali (qui).
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BIBLIOGRAFIA
[1] Policies and approaches to promote safe nurse staffing: technical brief. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2026. Pag. 4 (link)
[2] Ibidem
[3] Ibidem
[4] Costar DM, Hall KK. “Improving Team Performance and Patient Safety on the Job Through Team Training and Performance Support Tools: A Systematic Review“. J Patient Saf. 2020;16(3S Suppl 1):S48-S56
[5] Sito web Rainews “Caos al San Raffaele, la mail del medico: “Infermieri sbagliano terapie e non conoscono i farmaci”. Articolo del 09-12-2025
[6] Trasmissione giornalistica Rai 3 “Report”, puntata del 10-05-2026
[7] Policies and approaches to promote safe nurse staffing: technical brief. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe; 2026. Pag. 30
[8] M. Leonardi, L. Rizzo, R. Secomandi, G. Turati. “Nella sanità più dei soldi servono gli infermieri“. Articolo pubblicato sul sito di informazione economico-finanziaria “La Voce.info” in data 16/04/2026


