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Arresto cardiaco, cosa fare in attesa dei soccorsi? (linee guida 2026)

L’arresto cardiaco è la terza causa di morte più frequente. In questi casi l’avvio immediato della rianimazione cardiopolmonare può triplicare le possibilità di sopravvivenza per la vittima. Vediamo brevemente come intervenire con delle semplici tecniche di rianimazione di base, in attesa dei soccorsi 

 

In condizioni di arresto cardiaco il tempo è importantissimo per cui è necessario intervenire con immediatezza per ripristinare le funzioni vitali ed evitare danni irreversibili al cervello dovuti alla carenza di ossigeno, che intervengono già dopo pochi minuti. In merito è bene sapere che le manovre di rianimazione non sono appannaggio solo degli operatori sanitari ma possono essere praticate da chiunque nell’attesa del mezzo di soccorso 118.

II BLS-D, iniziali di Basic Life Support and Defibrillation (in italiano sostegno di base delle funzioni vitali e defibrillazione), è l’insieme delle procedure di rianimazione cardiopolmonare (RCP) necessarie per soccorrere una persona colpita da arresto cardiaco. La RCP effettuata dagli astanti rimane uno degli interventi chiave per migliorare la sopravvivenza dopo un arresto cardiaco, potendo triplicare le possibilità di sopravvivenza dei pazienti in assenza di danni cerebrali. Lo scopo è quello di riconoscere prontamente la compromissione delle funzioni vitali e di sostenere la circolazione e la respirazione attraverso delle semplici manovre, almeno fino all’arrivo di mezzi di soccorso. Con l’avvento della tecnologa si è aggiunta la “D” di defibrillazione per far “ripartire” il cuore, come vedremo più avanti. 

Perché la vittima abbia più probabilità di sopravvivere, è necessario attuare in sequenza la cosiddetta “catena della sopravvivenza” costituita dai seguenti passaggi: riconoscimento precoce dello stato di incoscienza, allertamento dei soccorsi, rianimazione cardiopolmonare (RCP) e defibrillazione. Descriviamo di seguito queste fasi, con i punti salienti da ricordare. Le tecniche descritte si basano sulle linee guida Italian Resuscitation Council 2026[1] e European Resuscitation Council 2025[2] che integrano le migliori evidenze scientifiche attualmente disponibili a livello internazionale.

 

1 – Sicurezza dello scenario

Proteggere prima di tutto sè stessi, il paziente e gli altri ponendo la scena in sicurezza (per esempio, fiamme, cavi elettrici, carichi sospesi, veicoli in transito, ecc.).

 

2Chiama o fai chiamare il 112 o 118

Per capire se la persona è cosciente o meno chiama la vittima e scuotila con decisione, se non è cosciente chiama o fai chiamare i servizi di emergenza tramite il numero 112 o 118 (metti il vivavoce o usa gli auricolari per avere le mani libere). Mentre il mezzo di soccorso è per strada, l’operatore della centrale operativa 118 ti potrà fornire le istruzioni sulle manovre da compiere, qualora tu non ne sia a conoscenza. 

3 – Valuta la respirazione

Metti la vittima sulla schiena e controlla se respira normalmente. Per farlo apri le vie aeree sollevando il mento verso l’alto e spingendo leggermente la fronte in basso cosi da inclinare la testa all’indietro (foto sotto).

Posizionando la testa vicino il viso della vittima, applica per 10 secondi le iniziali di G.A.S. cioè “Guarda, Ascolta, Senti”, che significano Guarda se il petto della persona si alza e si abbassa, Ascolta e Senti il flusso d’aria dalla bocca e dal naso (foto sotto).

Se la persona non è cosciente e non respira normalmente, o in caso di dubbio, si deve sempre presumere un arresto cardiaco e quindi iniziare le compressioni toraciche. Nel frattempo manda qualcuno a cercare un defibrillatore (DAE). Considera che il respiro affannoso può verificarsi anche nel 30-60% degli arresti cardiaci. Riconoscere tempestivamente il respiro anormale come un segno di arresto cardiaco permette di avviare la RCP senza ritardo. Il respiro affannoso è una respirazione lenta e profonda, spesso descritta come boccheggiare, ansimare, respirare a stento o di tanto in tanto, gemere, sospirare, gorgogliare, lamentarsi, sbuffare, russare. Lo scarso afflusso di ossigeno al cervello può provocare convulsioni e quindi ciò potrebbe far pensare erroneamente a un attacco epilettico.

(Se la persona non è cosciente o ha un livello di coscienza ridotto ma respira normalmente ponila in posizione laterale di sicurezza ossia sdraiata su un fianco, continuando a monitorare la respirazione e il livello di coscienza. Questo serve a impedire che inali eventuale vomito stando sdraiato in posizione supina. Solo in caso di trauma aspetta le indicazioni dell’operatore della Centrale Operativa 118).

 

4 – Inizia le compressioni toraciche

Come detto se il soggetto non risponde e ha una respirazione anomala bisogna iniziare immediatamente le compressioni toraciche. Per farlo posiziona il palmo di una mano sulla metà inferiore dello sterno (al centro del torace), sovrapponendo l’altra mano con le dita intrecciate, tenendo le braccia dritte verticalmente sopra il petto della persona comprimi ininterrottamente ad una profondità di 5 centimetri (foto sotto).

Le compressioni toraciche determinano un abbassamento dello sterno e la “spremitura” del cuore contro la colonna vertebrale, ciò permettendo al sangue contenuto nelle cavità cardiache di essere spinto in circolo e di arrivare in tutti i distretti e soprattutto al cervello, rallentando l’insorgenza di danni dovuti alla mancanza di ossigeno. Inizia la RCP immediatamente sulla superficie di ritrovamento (lo spostamento della persona su una superficie rigida può essere effettuato solo se possibile in pochi secondi e in condizioni di sicurezza).

Bisogna comprimere il torace ad una frequenza di 100-120 al minuto (in pratica due compressioni al secondo). Lascia che il torace ritorni completamente alla posizione di partenza dopo ciascuna compressione.

Se non si è addestrati o non si è disposti a praticare la respirazione bocca a bocca (è un’operazione che potrebbe provocare qualche riluttanza), eseguire soltanto compressioni toraciche continuando senza interruzioni fino all’arrivo del mezzo di soccorso (è dimostrato che il solo massaggio cardiaco è altrettanto efficace a mantenere una sufficiente minima ossigenazione). Solo se sei stato addestrato a praticare la respirazione bocca a bocca, alterna 30 compressioni toraciche con 2 respirazioni bocca a bocca (foto sotto).

(I soccorritori non professionisti potrebbero non voler eseguire la RCP su una persona priva di sensi e che non respira normalmente, per il timore che le compressioni toraciche eseguite su una persona non in arresto cardiaco possano causare gravi danni. Tuttavia, vi sono scarse prove che la RCP eseguita su una persona non in arresto cardiaco causi danni significativi. In realtà i potenziali benefici in termini di sopravvivenza della RCP in questi casi superano di gran lunga il basso rischio di lesioni nei pazienti che non fossero in arresto cardiaco).

 

5 – Utilizza il defibrillatore

Benchè indispensabile è difficile che la sola RCP faccia ripartire il cuore. Non appena arriva il defibrillatore accendilo e attacca gli elettrodi adesivi, seguendo le indicazioni vocali emesse dall’apparecchio (foto sotto).

Le istruzioni vocali guidano il soccorritore passo dopo passo anche senza alcuna formazione pregressa. Sugli stessi elettrodi vi sono delle figure chiare e intuitive che indicano dove vanno posizionati. Se è presente più di un astante, uno deve continuare la RCP mentre l’altro collega gli elettrodi al paziente. Una volta collegati gli elettrodi di defibrillazione, nessuno deve toccare la vittima durante l’analisi del ritmo e l’erogazione dello shock da parte del DAE. Il DAE stesso fornisce istruzioni chiare (“allontanarsi”) quando è necessario. Continuare a seguire le istruzioni vocali del DAE per tutta la durata del tentativo di rianimazione fino all’arrivo dell’ambulanza, sapendo che, ogni 2 minuti, il DAE chiederà di eseguire una nuova pausa per l’analisi del ritmo e l’eventuale scarica. In ogni caso è necessario riprendere immediatamente le compressioni toraciche dopo l’erogazione della scarica o se il DAE non indica una scarica.

Ma dove trovare il DAE? Con le nuove tecnologie applicate ai telefoni cellulari la centrale 118 è in grado di suggerire al chiamante dove si trova il DAE più vicino. Sono infatti disponibili e sempre più diffusi capillarmente sul territorio, un pò come gli estintori contro gli incendi, piccoli apparecchi di facile utilizzo chiamati DAE (iniziali per Defibrillatore Semiautomatico Esterno) che hanno la capacità, erogando un leggero impulso elettrico, di far “ripartire” il cuore. I DAE sono in genere posizionati in luoghi facilmente accessibili e visibili (foto sotto)

Gli ultimi due anelli della catena esulano dalla trattazione di questo articolo (arrivo del mezzo di soccorso sul posto e cure ospedaliere) ma sono anch’essi fondamentali per aumentare le possibilità di sopravvivenza della vittima.

 

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato della nuova legge che consente a chiunque di poter utilizzare il defibrillatore (DAE) in attesa del 118 (link)

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BIBLIOGRAFIA

[1] Sistema nazionale linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità. “Linea guida per la Gestione dell’arresto cardiaco in ambito extra e intraospedaliero-Basic Life Support”. Roma, 26 gennaio 2026 (link)

[2] European Resuscitation Council Guidelines 2025 Adult Basic Life Support for the ERC Adult Basic Life Support Collaborators et al. Resuscitation, Volume 215, Supplement 1, 110771, October 2025 (link)

 

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