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Carenza di personale nella struttura sanitaria: quali conseguenze per pazienti, operatori e aziende?

La carenza di personale determina una serie di conseguenze negative per pazienti, professionisti e ospedali, vediamo quali

 

La gestione delle risorse umane costituisce uno dei più importanti strumenti di governo clinico e un fattore critico per la sicurezza delle cure. In questo settore la carenza di risorse può diventare un problema di grande rilevanza. I vincoli finanziari conseguenti alla crisi economica hanno portato molte strutture ad una riorganizzazione dei servizi che si è tradotta, nella maggioranza dei casi, in una riduzione del personale medico ed infermieristico.

In una situazione di carenza di personale aumenta il numero di attività alle quali i sanitari devono dedicarsi. Quando ciò avviene inevitabilmente diminuisce il tempo che possono dedicare ad ogni attività con tutto ciò che ne consegue in termini di rischi per la sicurezza. Vediamo di seguito quali sono le problematiche che insorgono, in caso di carenza di personale, per pazienti, operatori e strutture sanitarie.

 

Conseguenze per i pazienti

E’ accertato che un aumento del carico di lavoro (sia per i medici che per gli infermieri) comporta più rischi per il paziente.[1] [2]

Il 41% dei medici in formazione negli Stati Uniti ha indicato la fatica conseguente al superlavoro come causa dei loro errori più gravi. Il 31% di questi errori ha comportato il decesso del paziente.[3] 

Un recente studio conferma che i tassi di mortalità subiscono incrementi notevoli in caso di dotazione insufficiente di personale infermieristico.[4] Se in Italia ogni infermiere assistesse al massimo 6 pazienti (in realtà ogni infermiere assiste in media 11 pazienti), sarebbero evitabili almeno 3.500 morti l’anno.[5] [6] 

La carenza di personale e la disorganizzazione nei turni di infermieri e medici causano difetti di vigilanza nei confronti dei pazienti con le conseguenze che ne derivano in termini di insufficiente assistenza (pensiamo, ad esempio, al rischio di cadute, sempre più frequenti negli ospedali).

Uno studio, volto ad identificare gli ostacoli ad un’efficace gestione del dolore nei reparti di chirurgia nel Regno Unito, ha indicato come principali barriere la mancanza di tempo e la carenza di personale infermieristico.[7] 

Un altro studio, finalizzato ad individuare le barriere all’attivazione del “team di emergenza intraospedaliera” per la gestione delle emergenze cliniche nei reparti di degenza, ha rilevato come tra queste vi sia un eccessivo carico di lavoro per il personale infermieristico.[8] 

Secondo una ricerca italiana un terzo del tempo lavorativo degli infermieri è dedicato ad attività ‘non infermieristiche’. Questo aggrava ulteriormente la carenza di cure infermieristiche di cui i pazienti avrebbero bisogno.[9] 

 

Conseguenze per gli operatori sanitari

Numerose pubblicazioni[10] hanno dimostrato come numerose problematiche possono essere legate ai carichi di lavoro dei professionisti.

La carenza di personale rende estremamente difficoltosa la programmazione dei turni di lavoro i quali, alle volte, non riescono a garantire agli operatori un adeguato recupero psicofisico, per riposi e ferie non godute. La deprivazione del riposo e gli orari prolungati di lavoro possono non solo causare malcontento e stress ma anche un incremento degli eventi avversi e del rischio clinico per i pazienti.[11]

Lo stress che consegue alla carenza di personale predispone all’insorgenza del fenomeno del burnout negli operatori sanitari[12]. Uno studio, condotto negli USA, ha stimato che se i tassi di burnout degli infermieri fossero ridotti del 10% si potrebbero prevenire circa 4.160 contagi ospedalieri ogni anno con un risparmio di 41 milioni di dollari per il servizio sanitario. [13]

Un recente studio ha messo in evidenza la correlazione tra errori in sanità e burnout dei medici.[14]

Alcune ricerche americane ed inglesi[15] hanno identificato una stretta correlazione tra scarsità di personale e frequenza di infortuni nel personale sanitario.

La scarsità di tempo conseguente al superlavoro determina l’impossibilità di dedicarsi ad attività non secondarie come la compilazione della cartella clinica o cartella infermieristica (nei contenziosi per responsabilità professionale la mancata o inadeguata compilazione della documentazione sanitaria può determinare una “presunzione di colpa” a carico del sanitario). [16] [17]  [18]

 

Conseguenze per la struttura sanitaria

Come afferma una sentenza della Cassazione “la responsabilità che fa capo all’ente prescinde dall’accertamento di una condotta negligente dei singoli operatori, e trova invece la propria fonte nell’inadempimento delle obbligazioni ad esso direttamente riferibili, non ultima la messa a disposizione di personale medico, ausiliario e infermieristico”.[19] 

Orari di lavoro eccessivi e il mancato rispetto di periodi minimi di riposo potrebbero configurare per l’azienda sanitaria, in caso di evento avverso, una condotta “imprudente” con tutte le conseguenze civili e penali che ne derivano.

La Dirigenza medica ed infermieristica, in quanto responsabile dell’organizzazione dell’attività sanitaria[20] è tenuta a segnalare agli organi competenti tutte le necessità di mezzi e personale indispensabili per un corretto adempimento dei compiti che competono direttamente alla propria categoria. Eventuali omissioni a questo compito di informazione potrebbero far sorgere responsabilità dirette in ipotesi di danni ai pazienti dovuti a condizioni operative non ottimali.[21]

In caso di carenze nell’organizzazione interna dell’Unità Operativa (quale ad esempio da carenza di personale) la responsabilità viene fatta ricadere nella figura del Direttore dell’Unità Operativa (ex “primario”), laddove le carenze non siano state tempestivamente e adeguatamente segnalate alle figure verticistiche.[22] [23] [24]

Anche affidare i ricoverati a personale non specializzato,[25] per esempio ausiliari al posto di infermieri, può comportare una responsabilità penale per i vertici della struttura sanitaria (art. 591 c.p. “Abbandono di persone incapaci”).

 

Conclusioni

È di fondamentale importanza che chi ha la responsabilità di dirigere e amministrare gli ospedali valuti periodicamente i carichi lavorativi, individuando gli standard di sicurezza. La riduzione dei costi della sanità è senz’altro auspicabile in un periodo di crisi economica come quello attuale ma bisogna anche rendersi conto che superata una certa soglia questo tipo di atteggiamento non solo non produce benefici ma genera un aumento paradosso dei costi sanitari, legato agli outcome negativi, rappresentati dalle complicazioni e dagli effetti iatrogeni sui pazienti, [26] oltre che ai risarcimenti danni conseguenti (circa il 15% della spesa ospedaliera nei paesi ricchi è usata per correggere complicazioni prevenibili delle cure ed eventi avversi per i pazienti). [27]  

I manager della sanità devono assumersi la responsabilità di assicurare il giusto rapporto operatori-pazienti perché quando gli impegni che i professionisti sono chiamati a onorare sono soverchianti rispetto alle loro effettive possibilità, le scorciatoie diventano inevitabili con tutto ciò che ne consegue in termini di rischi per pazienti e operatori.

 

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BIBLIOGRAFIA

[1] Ministero della Salute. Risk Management in Sanità. Il problema degli errori. Commissione Tecnica Rischio Clinico. 2004, Allegato 5

[2] Ministero della Salute. Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: manuale per la formazione degli operatori sanitari. Roma, 2006, pag. 48

[3] Wu et al, 1991. Citato in “Carichi di lavoro e sicurezza degli operatori sanitari”. Collana Salute e Sicurezza. INAIL. Milano, 2017, pag. 10

[4] Watkins J. et al. “Effects of health and social care spending constraints on mortality in England: a time trend analysis”. BMJ open, 2017

[5] Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche. “Carenza infermieri: ne mancano oltre 50mila. Rischio servizi in calo e mortalità in aumento“. Articolo pubblicato sul sito della FNOPI il 06/09/2018

[6] Aiken L., Sloane D., Bruyneel L. et al.”Nurse staffing and education and hospital mortality in nine European countries: a retrospective observational study“.  The Lncet, volume 383, ISSUE 9931, P1824-1830, MAY 24, 2014

[7] Schafheutle EI, Cantrill JA, Noyce PR (2001) “Why is pain management suboptimal on surgical wards?” Journal of Advanced Nursing. 33, 6, 728‑737

[8] M, Victor C, Oliver D. Nurses’ role in detecting deterioration in ward patients: systematic literature review. J Adv Nurs 2009; 65: 1992-2006

[9] Grosso S., Tonet S.,Bernard I. et al. “Strategie per prevenire le attività ‘non infermieristiche’: risultati di uno studio descrittivo“. Rivista L’infermiere n.1, 2019

[10] GABA et al, 2002; Landrigan et al, 2004; Rogers et al, 2004; Needleman et al, 2011 Pietra et al, 2006, 2008; Gurses et al, 2009; Carayon et al, 2005, 2007, 2009; McDonald, 2004. Citati in “Carichi di lavoro e sicurezza degli operatori sanitari“. Collana Salute e Sicurezza. INAIL. Milano, 2017, pag. 7

[11] Atella V., Marchisio E. La gestione del rischio in sanità: il ruolo dell’organizzazione. Fondazione Farmafactoring, I Quaderni, 2016, pag. 14

[12] Tartaglia R, Vannucci A. Prevenire gli eventi avversi nella pratica clinica. Springer Edizioni, 2013, pag. 300

[13] “Sanita’: studio,’burnout’ infermieri aumenta infezioni ospedaliere“. Articolo pubblicato su “Adnkronos” e disponibile al seguente link

[14] Daniel S. Tawfik, Jochen Profit, Timothy I. Morgenthaler et al. “Physician Burnout, Well-being, and Work Unit Safety Grades in Relationship to Reported Medical Errors“. Mayo Clinic Proceedings, 2018

[15] Clerke et al, 2002; Alamgir et al, 2007. Citati in “Carichi di lavoro e sicurezza degli operatori sanitari”. Collana Salute e Sicurezza. INAIL. Milano, 2017, pag. 10

[16] Corte di Cassazione sentenza n. 11316/2003

[17] Cassazione civ., sez. III, sentenza n. 22639/2016

[18] Tribunale di Palermo sentenza n. 63612/2017

[19] Sentenza n. 6689/2018, terza Sezione Civile della Suprema Corte di Cassazione

[20] Legge 251/2000 “Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica”. Art. 1, comma 3

[21] Margiocco M. “La responsabilità della struttura sanitaria per carenze strutturali o organizzative”. Rivista “Maps – Management per le professioni sanitarie”, Maggioli Editore, 2012, pag. 27

[22] Caroleo Grimaldi F., Magnanti M. “Responsabilità medica e disfunzioni organizzative: la Cassazione gira il “conto” alle direzioni delle A.O.” Capitale Medica – Rivista dell’Ordine Provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri, Numero 1 – 2015, pag. 10

[23] Ventura Spagnolo E., Mondello C., Scurria S. et al. “La sicurezza del paziente in ambiente ospedaliero e la responsabilità professionale dei vertici strategici”. Pratica Medica & Aspetti Legali, Vol 10, No 3, 2016, pagg. 59-63

[24] Cirese V. “Sicurezza delle cure e responsabilità delle aziende sanitarie”. Gyneco AOGOI / NUMERO 1/2 – 2015, pag. 24

[25] Cassazione penale, V sez., sentenza del 9 maggio 1986, Cassazione penale, 1094, 1987

[26] Andrea Rossi, Chiara Rivetti, Domenico Montemurro et al. “Quei tagli che fanno aumentare la mortalità”. Articolo pubblicato sul quotidiano on line “Salute24” il 08-02-2016

[27]   Atti del XX congresso dell’International Ergonomics and Human
Factors Association. Firenze, 26 agosto 2018 

 

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