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Come migliorare l’accoglienza dei pazienti in Pronto Soccorso?

Il Pronto soccorso rappresenta per i cittadini un punto di riferimento irrinunciabile e nel quale nutrono fiducia. E’ necessario però investirci e migliorarlo per renderlo più accessibile e umano

 

L’inadeguatezza delle strutture di assistenza territoriale costringe sempre più cittadini a rivolgersi ai Pronto Soccorso (PS) per risolvere i propri bisogni di salute, contribuendo cosi al fenomeno del sovraffollamento. In caso di sovraffollamento l’eccessivo carico di lavoro non permette al personale sanitario di occuparsi di tutti i pazienti con la necessaria tempestività, il che genera sentimenti di rabbia e frustrazione che spesso sfociano in aperti atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari (medici, infermieri, OSS, ecc.). D’altra parte chiunque sia stato in un PS avrà avuto modo di constatare le difficili condizioni in cui versano tali reparti.[1]

Tutte le strutture sanitarie che concorrono a garantire gli obiettivi assistenziali dovrebbero operare nel rispetto della centralità del paziente e dell’umanizzazione delle cure.[2] Umanizzare le cure vuol dire occuparsi del paziente non solo dal punto di vista biologico, della malattia, ma anche da quello psicologico e relazionale. Umanizzare le cure significa anche rendere i luoghi di assistenza più sicuri e accoglienti perchè anche questo aspetto ha un impatto in termini di salute e di sicurezza.[3] In merito a tali necessità, particolare rilevanza rivestono i servizi di Emergenza urgenza. 

Il Ministero della salute ha emanato specifiche linee guida[4] indirizzate ai Dipartimenti di Emergenza e ai Pronto Soccorso finalizzate al miglioramento dell’accoglienza in PS. Tra le varie misure sono previsti interventi di miglioramento degli aspetti di comfort nelle sala d’attesa, come la presenza di strumenti, quali cartellonistica, opuscoli cartacei, videoproiezioni, monitor TV, filodiffusione musicale, erogatori di bevande e cibo, piante, Ma anche display che permettano di conoscere in tempo reale il numero di postazioni di emergenza impegnate, il numero di pazienti nelle sale visita o in attesa di ricovero, in modo da tenere aggiornati i pazienti oltre che sul proprio iter anche sul carico di lavoro complessivo del PS. La verifica da parte del paziente e del familiare del percorso d’assistenza, a partire dall’ora d’accettazione fino all’esecuzione delle diverse prestazioni avrà per effetto di limitare le problematiche connesse alle attese, diminuendo per gli operatori la possibilità di essere chiamati a gestire situazioni a forte tensione emotiva. Per diminuire le attese, spesso all’origine di conflitti tra pazienti o familiari dei pazienti e operatori sanitari, le stesse linee guida del ministero stabiliscono dei tempi massimi di presa in carico dei pazienti, stabiliti sulla base degli studi effettuati dalle società scientifiche ed in accordo con la letteratura internazionale.[5]

È prevista infine la presenza di “referenti” in sala d’attesa che avranno i compito di fornire informazioni agli utenti relativamente alla gestione dell’evento e a questi si potrà fare riferimento per questioni relazionali qualora gli operatori sanitari siano impegnati.

Negli ospedali di grandi dimensioni, quindi con alto numero di accessi in PS, potrà essere introdotta la figura dello psicologo e quella del mediatore culturale al fine di ridurre le barriere linguistiche con i cittadini immigrati.

 

 

In un altro articolo abbiamo visto come il sovraffollamento in Pronto Soccorso costituisca un pericolo per pazienti e operatori (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Medici F. La cronicità “vissuta” o “subita” in un grande ospedale Dea di secondo livello. Il caso del San Camillo. Articolo pubblicato sul sito di informazione sanitaria Quotidianosanità e disponibile al seguente (link)

[3] Decreto 2 aprile 2015 n. 70 (Standard qualitativi ospedalieri)

[3] Tartaglia R., Vannucci A. “Prevenire gli eventi avversi nella pratica clinica”. Ed. Springer Italia, 2013, pag. 296

[4] Ministero della salute. “Linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero” Agosto 2019. Punto 6.1, pag. 24 (link)

[5] Ibidem. Tabella n. 1, pag. 9

 

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