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Assistenza territoriale socio-sanitaria: quale futuro?

L’invecchiamento progressivo della popolazione impone la necessità di adottare nuovi modelli di assistenza territoriale per l’assistenza alle persone fragili e affette da patologie a lungo termine

 

L’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e il conseguente incremento delle patologie cronico degenerative costituiscono un problema da affrontare per il nostro sistema sanitario: secondo studi recenti in Italia, nei prossimi dieci anni, otto milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave.[1] È necessario pertanto intervenire sulla prevenzione implementando dei sistemi di assistenza territoriale finalizzati alla presa in carico delle persone fragili e affette da patologie a lungo termine. Ciò anche al fine di ridurre i tassi di ricovero e le liste di attesa.[2]

La presenza di pluripatologie richiede l’intervento di diverse figure professionali ma c’è il rischio che i singoli professionisti intervengano in modo frammentario, focalizzando l’intervento più sul trattamento della malattia che sulla gestione del malato nella sua interezza. Il risultato è che ancora oggi il paziente anziano con patologie croniche (tumori, diabete, malattie cardiovascolari o polmonari) viene dimesso dall’ospedale senza una reale presa in carico da parte dei servizi di assistenza territoriale, cosa che facilita con il tempo la riacutizzazione della malattia e la conseguente riammissione in ospedale, contribuendo, tra l’altro, al sovraffollamento dei Pronto Soccorso.

Per rispondere a queste problematiche sono in via di definizione nel nuovo “Patto per la salute” 2019-2021, nuovi standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza territoriale[3] (il Patto per la Salute è un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, che viene rinnovato ogni tre anni e serve a migliorare la qualità dei servizi, promuovere l’appropriatezza delle prestazioni, favorire l’armonizzazione delle legislazioni regionali e nazionale in materia sanitaria).

In particolare il percorso di revisione prevede una riorganizzazione dei servizi sanitari per la cura del cittadino nei diversi livelli della rete delle cure primarie (es. Case della Salute), intermedie (es. Ospedali di Comunità) ed ospedaliere nell’ottica di una integrazione dei percorsi di cura. La riorganizzazione ha l’obiettivo di ricondurre ai servizi territoriali l’assistenza primaria (non autosufficienza e cronicità), lasciando le situazioni patologiche acute alle strutture ospedaliere.

Il rafforzamento dei servizi territoriali è finalizzato anche alla riduzione a monte degli accessi impropri in Pronto Soccorso, attraverso una più attiva partecipazione dei medici di medicina generale. Il medico, nel nuovo modello, non agisce più come singolo ma opera in sinergia con altri colleghi riuniti in Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP).

Rilevante sarà il ruolo delle nuove tecnologie. E’ previsto un processo di integrazione ospedale-territorio tra i diversi nodi della rete assistenziale (cure primarie, cure intermedie e ospedali per acuti) attraverso lo sviluppo di sistemi informativi e di telemedicina (il cosiddetto “Ospedale Virtuale Territoriale”). Ogni cittadino avrà disposizione un “Fascicolo sanitario elettronico” in cui è raccolta la sua storia clinica e le informazioni e i documenti prodotti dal Sistema Sanitario Nazionale (referti, verbali di pronto soccorso, prescrizioni, ecc.), da medici e operatori sanitari anche di strutture diverse (ASL, medici di famiglia, ecc.). 

Nel nuovo modello diviene fondamentale la prevenzione. Si passa, infatti, da un modello “passivo” dove l’erogazione dell’assistenza avveniva solo nel momento in cui il paziente stava male, ad uno “attivo”, capace di intervenire prima dell’evento acuto, dove si cerca di prevenire la malattia o il suo aggravamento. In questo ambito fondamentale è la figura del “care manager”, una figura di nuova istituzione che aiuta il paziente a seguire il percorso di cura indicato dal medico, lo educa a prendersi cura di sé, valuta i suoi fabbisogni assistenziali, monitora attivamente il suo stato di salute e lo facilita nell’accesso alle prestazioni programmate. Sono state condotte sperimentazioni con personale infermieristico che hanno fornito risultati molto soddisfacenti sia in termini di miglioramento della qualità della vita dei pazienti cronici sia di riduzione della spesa farmaceutica.[4] [5] 

 

In un altro articolo abbiamo parlato dei rischi e vantaggi delle nuove tecnologie in sanità (qui). 

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BIBLIOGRAFIA

[1] Italia Longeva “Proiezioni Istat al 2030 e 2050”

[2]  Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) 2019-2021 (Intesa Stato-Regioni del 21 febbraio 2019)

[3] Ministero della Salute. “Bozza nuovo Patto per la salute 2019-2021“. Art. 10 (Reti strutturali di assistenza territoriale sociosanitaria. Presa in carico nel percorso di cura)

[4] Chronic Care Model in Puglia, ASL bat di Lecce “Progetto Leonardo – Disease and Care Management”, disponibile al seguente link

[5] ASUR Marche. Progetto Care Marche presso l’Ospedale di Loreto (AN)

 

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