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La sicurezza dei pazienti non è un costo ma un risparmio

E’ accertato che aumentare la sicurezza dei pazienti non solo migliora la salute, ma fa anche risparmiare denaro

 

La possibilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie prende il nome di rischio clinico. I costi correlati al rischio clinico e alla scarsa attenzione al tema della sicurezza dei pazienti determinano per il Servizio Sanitario Nazionale costi economici rilevanti.

Tra le principali costi troviamo quelli dovuti all’aumento del contenzioso medico-legale e al fenomeno della cosiddetta “medicina difensiva”.

Si parla di “medicina difensiva” quando un medico, preoccupato dalla possibile richiesta risarcitoria derivante da un qualche suo errore, provi in tutti i modi a tutelarsi, prescrivendo farmaci non richiesti o analisi non necessarie per dare la prova di aver tentato ogni cura, in modo che non sia possibile trovare una possibilità di accusa nei suoi confronti in futuro. Questo comportamento determina effetti negativi sull’intero sistema sanitario: si pensi all’aumento delle liste di attesa, all’inappropriatezza delle prestazioni diagnostico-terapeutiche, al disagio di sottoporre i pazienti a prestazioni e analisi non necessarie.

Il contenzioso medico-legale è invece rappresentato dalle richieste risarcimento danni. Sono infatti frequenti le denunce, sia civili che penali, che vengono presentate agli ospedali da parte di quei soggetti che ritengono di aver subito un danno come conseguenza di un fatto imputabile alle cure sanitarie. Un recente rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) afferma che il 15% del budget di un ospedale viene speso in risarcimento danni ai pazienti.[1]  In Italia, solo per fare un esempio, la Regione Toscana (tra l’altro una delle più virtuose in materia di rischio clinico) sborsa 230 milioni di euro l’anno di risarcimenti.[2]  Senza contare i costi indiretti per la nostra società derivanti dall’inabilità e dalla ridotta produttività delle persone danneggiate.

Sulla base degli studi condotti in Italia sugli eventi avversi, se stimassimo il loro costo solo in termini di prolungamento delle giornate di degenza stimeremmo in circa 3 miliardi di euro l’anno il costo degli eventi avversi. Se, come è accertato, la metà di questi è prevenibile[3] si comprende bene quanto si potrebbe risparmiare adottando adeguate misure per la riduzione di tali eventi. 

È di fondamentale importanza che chi ha la responsabilità di dirigere e amministrare gli ospedali affronti adeguatamente tali problematiche.[4] Purtroppo la scarsa attenzione al tema della sicurezza dei pazienti emerge analizzando i dati pubblicati dalle stesse aziende sanitarie sui loro siti web (ogni azienda è tenuta a pubblicare sul proprio sito web una relazione annuale sugli eventi avversi verificatisi).[5]

Da tutto ciò consegue come ogni azienda sanitaria dovrebbe essere titolare di specifichi obblighi in materia di rischio clinico, con la possibilità di certificare i risultati raggiunti, il cui rispetto sia considerato criterio di valutazione dell’operato dei direttori generali di ASL e Aziende Ospedaliere.

 

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BIBLIOGRAFIA

[1] OECD-OCSE. “The economics of patient safety”. Marzo 2017

[2] Tartaglia R. “Migliorare l’organizzazione per migliorare la qualità: un obiettivo comune a professionisti, manager ed operatori“. Atti del 13° Forum Risk Management in sanità”. Firenze, 27/30 novembre 2018

[3] E N de Vries et al. “The Incidence and Nature of in-Hospital Adverse Events: A Systematic Review”. Quality and Safety in Health Care 17, no. 3 (June 1, 2008): 216–23

[4] Andrea Rossi, Chiara Rivetti, Domenico Montemurro et al. “Quei tagli che fanno aumentare la mortalità”. Articolo pubblicato sul quotidiano on line “Salute24” il 08-02-2016 e disponibile al seguente link

[5] Legge 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Art. 2

 

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Gestione degli ospedali basata sulle evidenze: l’evidence based management

L’evidence based management è un modello gestionale che cerca di applicare i criteri dell’evidence based medicine alla gestione ospedaliera

 

Un famoso aforisma di G. M. Hopper recita: “La frase più pericolosa in assoluto è: Abbiamo sempre fatto così”. Spesso in sanità quando si chiedono spiegazioni sul perché viene utilizzato un determinato processo ci si sente rispondere in questo modo. Continua a leggere Gestione degli ospedali basata sulle evidenze: l’evidence based management

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Una buona qualità del sonno nei pazienti ospedalizzati aiuta la guarigione

Si è dimostrato che la durata e la qualità del sonno nei pazienti ospedalizzati influenzano il processo di guarigione

 

Il sonno è un processo fisiologico essenziale. Infatti, un terzo della nostra vita è speso a dormire.[1] Ad un adulto sono necessarie almeno sette ore di sonno continuative per mantenere un adeguato equilibrio psicofisico.[2] Ne consegue che i disturbi del sonno influiscono negativamente sulla qualità di vita e sul benessere individuale.[3] Secondo alcuni autori la scarsità di sonno prolungata provoca: stanchezza, perdita di concentrazione, bassa soglia del dolore, ansia, nervosismo, allucinazioni, perdita di appetenza, costipazione, pensieri irrazionali e incidenza maggiore di incidenti.[4] [5] Continua a leggere Una buona qualità del sonno nei pazienti ospedalizzati aiuta la guarigione

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Pericoli di un’insufficiente formazione per gli operatori sanitari

Una formazione insufficiente del personale aumenta i rischi sia per gli operatori sanitari che per i pazienti. Vediamo perché in questo articolo

 

Si calcola che siano milioni, ogni anno, nel mondo, i decessi collegati al “rischio clinico” cioè alla possibilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie.[1]

Per tale motivo, occorre correggere i percorsi e i comportamenti responsabili di danni evitabili al paziente. Tra gli strumenti a disposizione uno dei principali è la formazione.[2][3] Un’insufficiente formazione del personale può causare errori e di conseguenza seri danni o addirittura la morte del paziente, come spesso emerge dall’analisi degli eventi avversi. Continua a leggere Pericoli di un’insufficiente formazione per gli operatori sanitari

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Non seguire le linee guida, cosa comporta per gli operatori sanitari?

La legge 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria impone che ci si debba attenere alle miglior linee guida per la cura dei pazienti. In quali conseguenze incorrono professionisti e strutture in caso di inadempienza?

 

Le linee guida rappresentano una vera e propria “guida” per i professionisti sanitari per orientare le scelte di cura e le modalità di assistenza, in modo che siano quelle più appropriate e sicure, nelle particolari situazioni cliniche che si trovano ad affrontare. I professionisti sanitari nell’esecuzione di ogni prestazione sono tenuti ad attenersi a quanto indicato e raccomandato nelle Linee Guida, salvo il caso in cui l’esperienza o la specificità del caso concreto non li indirizzino diversamente.[1]  Continua a leggere Non seguire le linee guida, cosa comporta per gli operatori sanitari?

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La sanità che cambia: l’Ospedale di Comunità e le Case della Salute

L’adozione di un’adeguata e funzionale assistenza sul territorio è ormai inderogabile per via del progressivo invecchiamento della popolazione. Un ruolo significativo potrà essere svolto da due nuove tipologie di servizi: l’Ospedale di Comunità e le Case della Salute

 

L’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e il conseguente incremento delle patologie cronico degenerative costituiscono un problema da affrontare per il nostro sistema sanitario: secondo studi recenti in Italia, nei prossimi dieci anni, otto milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave.[1] È necessario pertanto intervenire sulla prevenzione implementando dei sistemi di assistenza territoriale finalizzati alla presa in carico delle persone fragili e affette da patologie a lungo termine.

Per  ridisegnare  il  sistema  sanitario  sulla  base  di  questi elementi sono allo studio[2] da parte del Ministero della salute nuovi standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi per l’assistenza territoriale socio-sanitaria, che dovrebbero costituire una vera e propria rivoluzione del sistema sanitario. Uno dei cardini della riforma è lo sviluppo e diffusione sul territorio di due nuove tipologie di servizi: l’Ospedale di Comunità e la Casa della Salute. Ma cosa sono e che funzioni hanno?

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Responsabilità della struttura sanitaria per insorgenza e omessa cura lesioni da pressione

La lesioni da pressione nei pazienti allettati sono uno degli eventi avversi maggiormente ricorrenti in ambito sanitario. A quali conseguenze va incontro la struttura sanitaria in caso si evidenzino responsabilità a proprio carico?

 

Si intende per lesione da pressione (non è più in uso la vecchia denominazione di “piaghe da decubito”) un’area localizzata di danno della cute e dei tessuti sottocutanei causata da forze di pressione, trazione, frizione, o da una combinazione di questi fattori, che si forma normalmente in corrispondenza di prominenze ossee e la cui gravità è classificata in stadi. Le lesioni da pressione non sono da sottovalutare considerando che possono evolvere in uno stato di sepsi generalizzata, che può portare al decesso il paziente. Continua a leggere Responsabilità della struttura sanitaria per insorgenza e omessa cura lesioni da pressione

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Lesioni da Pressione e responsabilità penali degli operatori sanitari

Uno dei problemi che più spesso si riscontrano a danno dei pazienti costretti a letto è quello delle Lesioni da Pressione. Vediamo a quali conseguenze penali vanno incontro gli operatori sanitari qualora si evidenzino responsabilità a proprio carico

 

L’insorgenza delle Lesioni da Pressione (non è più in uso la vecchia denominazione di “piaghe da decubito”) nei pazienti assume particolare importanza non solo dal punto di vista etico ed umano, per i danni al paziente, ma anche per le conseguenze in termini di responsabilità civili e penali a cui possono andare incontro i professionisti in caso di denuncia. In questo caso si parla di responsabilità professionale. L’espressione “responsabilità professionale” indica l’eventualità che il professionista sia chiamato a rispondere ad una qualche autorità giudicante di una sua condotta errata. Continua a leggere Lesioni da Pressione e responsabilità penali degli operatori sanitari

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Lesioni a neonato: ostetrica colpevole se non segue le linee guida

Per la Cassazione ostetrica colpevole se omette di applicare durante il parto le manovre previste dalle linee guida, causando danni al nascituro

 

Il comportamento colposo che perlopiù si riscontra, in ambito sanitario, è quello legato ad imperizia. L’art. 6 della legge n. 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria (più nota come “legge Gelli”)[1] ha introdotto il rispetto delle linee guida o delle buone pratiche assistenziali come criterio di esclusione dalla responsabilità penale nei casi di imperizia per lesioni personali colpose e omicidio colposo. Continua a leggere Lesioni a neonato: ostetrica colpevole se non segue le linee guida

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E’ accertato: la carenza di personale infermieristico aumenta la mortalità

La riduzione del numero d’infermieri nelle corsie è costante. Ma a quali rischi vanno incontro i pazienti in caso di carenza di personale infermieristico? 

 

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) conferma che il numero d’infermieri in Italia è tra i più bassi d’Europa: ce ne sono 5,5 ogni 1.000 abitanti contro la media OCSE di 8,9.[1] Solo per fare un esempio in Italia gli infermieri sono la metà che in Francia.[2] 

La riduzione del numero d’infermieri ha implicazioni importanti per la qualità dell’assistenza e la sicurezza del paziente. Ma a quali rischi vanno incontro i pazienti in caso di carenza di personale infermieristico? Vediamo di seguito alcuni esempi. Continua a leggere E’ accertato: la carenza di personale infermieristico aumenta la mortalità

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Aggressioni ai sanitari in Pronto Soccorso: ecco perché il carcere non risolve il problema

(fotogramma tratto dal video pubblicato sul Corriere della Sera online)

Per contrastare il fenomeno delle aggressioni ai sanitari è in via di approvazione una legge che inasprisce le pene fino a 16 anni di carcere. Riteniamo che tale provvedimento sia poco utile, perchè non risolutivo del problema. Spieghiamo i motivi in questo articolo

 

Numerosi studi[1] certificano che le aggressioni ai sanitari sono in continuo aumento e di sempre maggior gravità. Tra questi, gli operatori di Pronto Soccorso (PS) risultano essere tra quelli più a rischio in virtù del tipo di attività svolta. Diciamo subito che tale fenomeno, anche se si manifesta nei PS, non dipende da problematiche dei PS, ma da cause più generali, che vediamo di seguito. Continua a leggere Aggressioni ai sanitari in Pronto Soccorso: ecco perché il carcere non risolve il problema

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Cassazione: infermiere responsabile se non si accorge dell’errore del medico

Per la Cassazione se il medico sbaglia è responsabile anche l’infermiere che non si accorge dell’errore. Vediamo perché in questo articolo

 

La figura infermieristica ha storicamente occupato un ruolo subordinato rispetto a quello del medico, dovendone seguire le direttive e ponendosi solo in funzione di esecutore. Negli ultimi decenni, con l’evoluzione della professione infermieristica e l’introduzione di nuove normative, le cose sono radicalmente cambiate. Come ha sancito la Cassazione oggi gli infermieri sono professionisti laureati (Dottori in Infermieristica), obbediscono ad obblighi giuridici autonomi rispetto a quelli del medico, e sono quindi pienamente responsabili delle proprie azioni, sia in ambito civile che penale.[1] [2] [3] Continua a leggere Cassazione: infermiere responsabile se non si accorge dell’errore del medico

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Colpa grave sanitaria: quali conseguenze per l’operatore?

Quali conseguenze comporta una condanna per colpa grave sanitaria dal punto di vista civile, penale e disciplinare?

 

Che cos’è la colpa?

Un evento si verifica per colpa e quindi si dice che è “colposo” in tutti i casi in cui il soggetto, pur potendo prevedere che la sua azione era tale da produrre conseguenze dannose o pericolose, ha agito con scarsa attenzione o con leggerezza, senza cioè adottare quelle precauzioni che avrebbero impedito il verificarsi dell’evento.

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Polizza tutela legale contro gli errori in corsia: ecco perché è indispensabile

L’assicurazione contro gli errori sanitari, resa obbligatoria dalla legge “Gelli”, non copre le spese legali, che possono essere anche ingenti. Ecco perché è necessario stipulare una apposita polizza per la tutela legale, che sollevi da tale rischio il medico o l’infermiere

 

L’evenienza per gli operatori sanitari di compiere un errore in corsia assume importanza non solo dal punto di vista etico ed umano, per i danni al paziente, ma anche per le conseguenze in termini di responsabilità civili e penali a cui possono andare incontro in caso di denuncia. Dal punto di vista penale gli operatori sanitari rispondono per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose mentre dal punto di vista civile per danno biologico e danno da morte. Ricordiamo che in sede penale il giudice si occupa di stabilire se un dato professionista ha commesso un reato mentre in sede civile si occupa di accertare e quantificare il danno ai fini del risarcimento al paziente. Continua a leggere Polizza tutela legale contro gli errori in corsia: ecco perché è indispensabile

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Sicurezza in sanità: l’importanza delle Raccomandazioni Ministeriali

Le Raccomandazioni ministeriali per la sicurezza sono documenti volti a fornire agli operatori sanitari indicazioni per prevenire gli errori e gli eventi avversi

 

La legge n. 24/2017 (meglio nota come “legge Gelli”) sulla responsabilità professionale sanitaria ha rafforzato la necessità di fare riferimento a buone pratiche e linee guida nello svolgimento delle attività sanitarie per la prevenzione di errori ed eventi avversi.[1] Da questo punto di vista anche le Raccomandazioni ministeriali possono essere annoverate tra le “buone pratiche” previste dalla legge Gelli in quanto documenti finalizzati alla prevenzione degli errori e alla sicurezza in sanità. Per gli operatori sanitari la prevenzione di tali fenomeni assume importanza non solo dal punto di vista etico, per i danni al paziente, ma anche per le conseguenze in termini di responsabilità civili e penali a cui possono andare incontro in caso di denuncia da parte del paziente o i suoi familiari. Continua a leggere Sicurezza in sanità: l’importanza delle Raccomandazioni Ministeriali

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Rischi legati alla conduzione dei mezzi di soccorso 118

Sempre più numerosi sono gli incidenti stradali correlati alla conduzione di veicoli dedicati al soccorso 118

 

L’infortunio stradale è probabilmente il più grave dei problemi per la sicurezza e la salute dei lavoratori del soccorso 118. Come è emerso dalla presentazione dei risultati dell’analisi condotta dalI’INAIL, nel 2017 in Italia gli infortuni sul lavoro accertati “con mezzo di trasporto” sono stati circa 65mila, pari al 15% del totale. Concentrando l’attenzione sui casi mortali, però, la stessa percentuale sale al 57%.[1] Questi dati danno la dimensione e la gravità del fenomeno rendendo gli operatori dell’emergenza la categoria con il più alto tasso di rischio rispetto alle altre categorie professionali. Continua a leggere Rischi legati alla conduzione dei mezzi di soccorso 118

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Assistenza territoriale socio-sanitaria: quale futuro?

L’invecchiamento progressivo della popolazione impone la necessità di adottare nuovi modelli di assistenza territoriale per l’assistenza alle persone fragili e affette da patologie a lungo termine

 

L’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e il conseguente incremento delle patologie cronico degenerative costituiscono un problema da affrontare per il nostro sistema sanitario: secondo studi recenti in Italia, nei prossimi dieci anni, otto milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave.[1] È necessario pertanto intervenire sulla prevenzione implementando dei sistemi di assistenza territoriale finalizzati alla presa in carico delle persone fragili e affette da patologie a lungo termine. Ciò anche al fine di ridurre i tassi di ricovero e le liste di attesa.[2] Continua a leggere Assistenza territoriale socio-sanitaria: quale futuro?

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Il sovraffollamento in Pronto Soccorso costituisce un pericolo per pazienti e operatori: le evidenze scientifiche

Tutte le strutture sanitarie, per garantire una buona assistenza, debbono operare secondo criteri di efficienza, qualità e sicurezza delle cure. Tali principi sono messi in discussione quando i pazienti sono costretti ad aspettare molte ore per ricevere assistenza come succede oggi nei nostri Pronto Soccorso

 

Negli ultimi decenni si è assistito ad un aumento esponenziale degli accessi in Pronto Soccorso (PS), determinando così il fenomeno del sovraffollamento. Le cause dell’aumentato afflusso di pazienti sono molte. Tra i fattori in “ingresso” l’incidenza maggiore è da ascriversi al progressivo invecchiamento della popolazione e quindi al maggior numero di pazienti affetti da patologie croniche che si rivolge al sistema dell’emergenza. Tra i fattori di “permanenza” quello che incide maggiormente sul progressivo aumento dei tempi di stazionamento in PS è la necessità di attivare consulenze specialistiche ed accertamenti diagnostici strumentali, in particolare quelli di livello più avanzato (es. TAC). Tra i fattori in “uscita” il fattore che pesa maggiormente è la difficoltà a ricoverare tempestivamente i pazienti, per carenza di posti letto disponibili.

Il fenomeno del sovraffollamento in Pronto Soccorso (PS) si verifica tecnicamente quando il numero di pazienti in attesa di essere visitati, quelli in corso di valutazione o di trattamento e quelli in attesa di collocamento appropriato, eccede la disponibilità di letti e/o le capacità operative del personale in servizio, limitando seriamente la qualità delle cure erogate.[1]

Il sovraffollamento ha conseguenze negative non solo sui pazienti ma anche sugli operatori sanitari e, di riflesso, sul sistema di emergenza 118. Vediamo di seguito i vari ambiti, trattati singolarmente. Continua a leggere Il sovraffollamento in Pronto Soccorso costituisce un pericolo per pazienti e operatori: le evidenze scientifiche

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La valutazione tecnologica in sanità: l’Health Technology Assessment

L’innovazione tecnologica è essenziale in un sistema sanitario. Per decidere se adottare o meno una innovazione tecnologica occorre procedere in primo luogo ad una valutazione per analizzare e rappresentarsi tutti i possibili costi, rischi e benefici. Questo processo di valutazione prende il nome di Health Technology Assessment

 

La legge 24/2017 (più nota come legge “Gelli”) prevede che “La sicurezza delle cure si realizza anche mediante l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative“.[1] Da questo punto di vista, nel momento in cui una nuova tecnologia sanitaria diviene una pratica standard in un particolare settore, non adottarla potrebbe configurare un comportamento negligente da parte dell’organizzazione sanitaria. Continua a leggere La valutazione tecnologica in sanità: l’Health Technology Assessment

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Perchè l’aziendalizzazione in sanità è un rischio per pazienti e operatori

L’obiettivo della sanità pubblica non è il profitto ma la soddisfazione dei bisogni di salute dei cittadini

 

Hanno destato molto scalpore in questi giorni le parole di Papa Bergoglio contro l’aziendalizzazione della sanità. La sanità, ha affermato il Papa, “ha posto in primo piano le esigenze di riduzione dei costi e razionalizzazione dei servizi” ponendo “in secondo piano l’attenzione alla persona”.[1] Continua a leggere Perchè l’aziendalizzazione in sanità è un rischio per pazienti e operatori