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Aggressioni ai sanitari in Pronto Soccorso: ecco perché il carcere non risolve il problema

(fotogramma tratto dal video pubblicato sul Corriere della Sera online)

Per contrastare il fenomeno delle aggressioni ai sanitari è in via di approvazione una legge che inasprisce le pene fino a 16 anni di carcere. Riteniamo che tale provvedimento sia poco utile, perchè non risolutivo del problema. Spieghiamo i motivi in questo articolo

 

Numerosi studi[1] certificano che le aggressioni ai sanitari sono in continuo aumento e di sempre maggior gravità. Tra questi, gli operatori di Pronto Soccorso (PS) risultano essere tra quelli più a rischio in virtù del tipo di attività svolta. Diciamo subito che tale fenomeno, anche se si manifesta nei PS, non dipende da problematiche dei PS, ma da cause più generali, che vediamo di seguito.

Negli ultimi decenni si è assistito ad un aumento esponenziale degli accessi in PS, per vari motivi, dando vita così il fenomeno del sovraffollamento.[2] In caso di sovraffollamento, l’eccessivo carico di lavoro non permette al personale sanitario di prestare assistenza ai pazienti con la necessaria tempestività, il che genera sentimenti di rabbia e frustrazione nelle persone che si traducono, non poche volte, in aggressioni ai sanitari.

Ma da cosa dipende il sovraffollamento e perchè una volta non accadeva?

Le cause dell’aumentato afflusso di pazienti in PS sono varie ma due sono le principali. Tra i fattori in “ingresso” l’incidenza maggiore è da ascriversi al progressivo invecchiamento della popolazione e quindi al maggior numero di pazienti affetti da patologie croniche che, sempre più, si rivolge al sistema dell’emergenza. Negli ultimi decenni il miglioramento delle cure ha incrementato la sopravvivenza e l’età media dei pazienti anziani affetti da pluripatologie croniche che, non trovando risposte sul territorio, ricorrono alle cure del dipartimento d’emergenza.

Tra i fattori in “uscita” il fattore che pesa maggiormente è la difficoltà a ricoverare tempestivamente i pazienti, per carenza di posti letto disponibili. La riduzione dei posti letto in ospedale, operata a partire dal 2012,[3] [4] ha comportato una sempre maggiore difficoltà a ricoverare i pazienti nei reparti che quindi permangono in PS in attesa di collocazione[5] [6] (attualmente, solo per fare un esempio, il PS di un grande ospedale romano accoglie in media 27 malati al giorno in attesa di ricovero). La riorganizzazione dei posti letto ospedalieri aveva l’obiettivo di ricondurre ai servizi ambulatoriali, day-hospital e del territorio le prestazioni di minore gravità e l’assistenza ai pazienti cronici, lasciando le situazioni patologiche acute alle strutture ospedaliere. Molte Regioni hanno ridotto i posti letto senza però porre prima le basi per il potenziamento dell’assistenza territoriale, presupposto necessario per la riuscita della riforma (es. creazione delle Case della Salute, di strutture post-acuzie, ecc.). Da una recente indagine della Regione Emilia Romagna è emerso che, in media, dove c’è una Casa della Salute si riducono del 21,1% gli accessi al PS per cause che non richiedono un intervento urgente (vedi).

 

Provvedimenti per il contrasto alle aggressioni ai sanitari

Il Ministero della Salute ha emanato nel 2007 la Raccomandazione n. 8 “Prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari”.[7] La Raccomandazione fornisce agli operatori sanitari indicazioni per l’identificazione e la prevenzione degli atti di violenza, fornisce alle aziende una serie di suggerimenti pratici, come l’impiego nell’area di emergenza di addetti alla sorveglianza, l’installazione di telecamere, corsi di formazione per il personale, ecc.

Sono attualmente in fase di valutazione tecnica delle “Linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero, sull’osservazione breve intensiva e sulla gestione del sovraffollamento in PS” che stabiliscono dei tempi di attesa massimi di presa in carico dei pazienti (vedi). E’ inoltre in via di approvazione una legge[8] (il cui testo è all’esame del Senato) che inasprisce le pene fino a 16 anni di carcere e prevede la procedibilità d’ufficio in caso di aggressione ai sanitari (cioè senza bisogno di sporgere denuncia).

Questi provvedimenti, anche se utili, non sono risolutivi, perchè si concentrano solo sugli effetti e non sulle cause del problema. E se non si eliminano le cause, il problema rimane.

 

La soluzione è nel potenziamento dell’assistenza territoriale

L’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e il conseguente incremento delle patologie cronico degenerative costituiscono un problema da affrontare per il nostro sistema sanitario: secondo studi recenti in Italia, nei prossimi dieci anni, otto milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave.[9] È necessario pertanto intervenire sulla prevenzione implementando dei sistemi di assistenza territoriale finalizzati alla presa in carico delle persone fragili e affette da patologie a lungo termine. Ancora oggi, invece, il paziente anziano con patologie croniche (tumori, diabete, malattie cardiovascolari o polmonari) viene dimesso dall’ospedale senza una reale presa in carico da parte del servizio sanitario, cosa che facilita con il tempo la riacutizzazione della malattia e la conseguente riammissione in ospedale, contribuendo, cosi, al sovraffollamento dei PS.

Importanti novità sono contenute nella bozza del nuovo “Patto per la salute” 2019-2021 (si tratta di un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni in materia sanitaria), che delinea nuovi standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi per l’assistenza territoriale, che dovrebbero costituire una vera e propria rivoluzione del sistema sanitario.[10] Il percorso di revisione prevede una riorganizzazione dei servizi sanitari con l’istituzione di nuove strutture di l’assistenza primaria (es. Case della Salute), intermedia (es. Ospedali di Comunità) ed ospedaliera nell’ottica di un sistema integrato a rete. La riorganizzazione ha l’obiettivo di ricondurre ai servizi territoriali l’assistenza primaria (non autosufficienza e cronicità), lasciando le situazioni patologiche acute alle strutture ospedaliere.

La riorganizzazione prevede anche una più attiva partecipazione dei medici di medicina generale attraverso la costituzione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) che sono degli ambulatori integrati di medici di medicina generale, medici della guardia medica e infermieri che collaborano per offrire risposte immediate in tutti quei casi in cui non è necessario né indicato rivolgersi al PS. 

 

Conclusioni

Le aggressioni ai sanitari che si verificano nei PS italiani non trovano origine in problematiche o disservizi o carenze proprie dei PS, ma nel sistema sanitario nel suo complesso. È necessario prevenire le aggressioni in PS eliminando le condizioni che le favoriscono, cioè il sovraffollamento e le lunghe attese che, esasperando il cittadino, lo inducono a comportamenti aggressivi. Per eliminare il sovraffollamento è necessario agire a livello sistemico, in particolare incrementando la medicina territoriale.

Temiamo che finché non si risolveranno questi problemi le aggressioni non solo continueranno ma aumenteranno sempre di più, con conseguenze inimmaginabili. Recentemente in un PS del sud Italia il familiare di una paziente, esasperato per la lunga attesa, ha tentato di sfilare la pistola ad una guardia giurata, cosa per fortuna non riuscita (video). Non vogliamo immaginare cosa sarebbe potuto accadere se l’uomo fosse riuscito nel suo intento. A quando la prima vittima?

 

In un altro articolo abbiamo visto le possibili soluzioni per far fronte al fenomeno del sovraffollamento in Pronto Soccorso (qui).

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BIBLIOGRAFIA

[1] National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH): Violence – Occupational Hazard in Hospitals. April 2002

[2] American College of Emergency Physicians, 2002

[3] ISTAT. Annuario statistico italiano. 2017, pag. 114

[4] Ministero della Salute. Decreto 02 aprile 2015, n. 70 

[5] Rastelli G., Cavazza M., Gianfranco C. “Sovraffollamento in Pronto Soccorso, Analisi del fenomeno e proposte di gestione”. Emergency Care Journal – Organizzazione, clinica, ricerca, 2010

[6] Mongardi M. et al. “Il fenomeno delle dimissioni ospedaliere ritardate nella regione Emilia-Romagna”. Management ed economia sanitaria. 2013

[7] Ministero della Salute. Raccomandazione n. 8 “Prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari”. 2007

[8] “Ddl “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni“. Approvato dal Consiglio dei Ministri il 27-09-2018

[9] Italia Longeva “Proiezioni Istat al 2030 e 2050

[10] Ministero della Salute. “Bozza nuovo Patto per la salute 2019-2021“. Art. 10 (Reti strutturali di assistenza territoriale sociosanitaria. Presa in carico nel percorso di cura)

 

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