Pubblicato il

Fratture delle dita e trattamento con stecca di Zimmer

In caso di traumi della mano, nel caso in cui si sia diagnosticata una frattura di piccola entità, sarà sufficiente immobilizzare il dito fratturato con una stecca di Zimmer. Vediamo cos’è e come si applica

 

Le fratture della mano rappresentano il 17,5% di tutte le fratture. Il quadro clinico delle fratture della mano è caratterizzato dalla presenza di dolore e tumefazione locale, a cui si può associare una deformità più o meno evidente, in particolare a livello falangeo. Come in tutte le fratture, la diagnosi è essenzialmente radiografica. Nel presente articolo tratteremo delle fratture delle falangi, che come frequenza rappresentano quasi la metà di tutte le fratture della mano.

Ogni dito delle nostre mani è diviso in varie ossa dette falangi. A parte il pollice, che ne ha due, le altre dita hanno ognuna tre falangi e ciascuna di esse può facilmente essere vittima di traumi più o meno gravi in conseguenza di infortuni sportivi, domestici o sul lavoro. Le dita vanno immobilizzate a seguito di stiramenti, fratture, suture tendinee o infezioni.

Nella pratica quotidiana di Pronto Soccorso le fratture delle falangi sono, nella stragrande maggioranza dei casi, lesioni trattate in maniera incruenta, con stecca di Zimmer (per fratture più gravi potrebbe essere necessario un intervento chirurgico).

Queste sono stecche pensate appositamente per la protezione e l’immobilizzazione delle falangi: Le stecche sono composte di una striscia esterna di alluminio morbido e modellabile, ricoperta internamente con gommapiuma, che permette di adattarsi perfettamente alla forma delle dita e della mano (foto sotto). Questa stecca è semplice da applicare, economica e sicura con un buon risultato funzionale. 

Essendo un trattamento d’emergenza, l’immobilizzazione con stecca di Zimmer viene effettuata in Pronto Soccorso da personale medico o infermieristico.

 

Procedimento

È necessario prima di tutto procedere alla rimozione di un eventuale anello dal dito interessato prima che inizi a gonfiarsi (se fosse incastrato abbiamo visto come fare in questo articolo).

Nell’applicazione della stecca vale sempre la regola dell’immobilizzazione a monte e a valle della frattura pertanto la lunghezza della stecca dipenderà dal soggetto e dal segmento osseo interessato dalla lesione. Dopo aver protetto la mano con una maglia tubulare con funzione di “salvapelle”, per prima cosa si procede ad una preliminare modellazione della stecca alla sagoma della mano del paziente (foto sotto).

Il dito deve essere immobilizzato flesso e non dritto, permettendo in questo modo di distendere i muscoli interossei ma anche di mettere in tensione i legamenti (foto sotto).[1]

Una volta “calzata” la stecca alla mano si fissa con l’ausilio di una benda adesiva (es. Tensoplast), facendo attenzione a non stringere troppo per non impedire la circolazione del sangue.[2] È importante che rimanga visibile la falange ungueale cosi da permettere di scorgere eventuali fenomeni ischemici (a tal fine chiedere al paziente di tenere l’arto sollevato e valutare l’eventuale comparsa di cianosi).

Si blocca infine la parte terminale dei bendaggio con cerotto. Si può anche avvolgere il tutto in una retina elastica per fornire maggior sostegno. Questo bendaggio consentirà una certa libertà di movimento in quanto coinvolge il solo dito fratturato. A questo punto  bisognerà solo attendere il recupero dalla frattura evitando in tutti i modi di utilizzare la parte lesa.

 

 

Siamo anche su Facebook (qui). Puoi condividere il presente articolo attraverso i pulsanti che trovi in basso.

 

BIBLIOGRAFIA

[1] Obert L, Pluvy I, Echallier C, et al.  “Fratture delle falangi e dei metacarpi”. Encyclopédie Médico-Chirurgicale. Trattato di tecniche chirurgiche – Chirurgia ortopedica 01-04-450, 2019

[2] Prandi G. “Le fasciature”. I quaderni del Pronto Soccorso, McGraw-Hill, Milano 1997

 

Foto: https://www.youtube.com/watch?v=80pqKyRenGU 

 

Creative Commons License