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Chi si prende cura di chi cura?

 

Il settore sanitario è tra i settori più a rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Quali iniziative sono state prese, dopo la pandemia, per garantire adeguate misure di sicurezza e condizioni di lavoro più dignitose per gli operatori sanitari? 

 

I sistemi sanitari svolgono un ruolo chiave nella protezione, ripristino e mantenimento della salute dei pazienti e delle popolazioni. Un personale sanitario ben formato, motivato e supportato è fondamentale per il raggiungimento di questo obiettivo. La pandemia da Covid-19 ha portato l’attenzione sull’importanza della protezione degli operatori sanitari, sottolineando la necessità di garantire loro condizioni adeguate di sicurezza.

Gli operatori sanitari (medici, infermieri, ecc.) di tutto il mondo sono in prima linea nella battaglia quotidiana per contenere le malattie e salvare vite umane, rischiando spesso la propria salute e talvolta la propria vita, come si è verificato nel caso del Covid-19. Gli operatori sanitari devono affrontare anche altri rischi professionali come rischi, chimici, fisici, da movimentazione carichi e psicosociali, inclusa la violenza, che incidono pesantemente sulla loro sicurezza oltre che quella dei pazienti. Condizioni di lavoro non sicure aumentano questi rischi, pertanto garantire la sicurezza e la salute sul lavoro degli operatori sanitari deve diventare una priorità.

Lo sviluppo e l’attuazione di programmi nazionali per la protezione della salute e della sicurezza di tutti gli operatori sanitari deve diventare una priorità. Questo per evitare che riaccada quanto abbiamo visto nella prima fase della pandemia, con personale medico-infermieristico insufficiente, turni di lavoro massacranti, accumulo di stress psico-fisico, orari di lavoro prolungati, operatori sanitari costretti a lavorare in condizioni precarie e in contesti impropri, tralasciando le carenze organizzative come mancanza di posti letto, mancanza di dispositivi di protezione individuale, ecc.

Una cosa importante che i decisori politici devono comprendere è che i risparmi conseguiti con i tagli alla spesa sanitaria (personale, posti letto, ecc.) non coprono i costi provocati dai tagli stessi, ciò vale per i pazienti ma anche per il personale sanitario: ad esempio, nel 2017 solo i costi annuali delle malattie e degli infortuni sul lavoro nel settore sanitario e dei servizi sociali in Gran Bretagna sono stati stimati in 3,38 miliardi di dollari.

Il rispetto di condizioni di lavoro sicure e dignitose per gli operatori sanitari è uno degli impegni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a seguito della pandemia, ha richiesto a tutti gli Stati membri di conseguire raccomandando ad ogni Stato lo sviluppo e l’attuazione di uno specifico programma nazionale finalizzato alla protezione della salute, della sicurezza e del benessere dei lavoratori nel settore sanitario, comprendente tutti i rischi professionali, compresi quelli infettivi, da movimentazione carichi, fisici, chimici e psicosociali.

Per l’OMS tale programma dovrebbe concretizzarsi nei seguenti punti chiave: provvedere all’approvvigionamento dei necessari dispositivi e forniture di protezione individuale; fornire istruzione e formazione continua (o periodica) appropriata a tutti gli operatori; Identificare i pericoli in materia di salute e sicurezza sul lavoro e le condizioni di lavoro pericolose al fine di prevenirle e controllarle; promuovere la segnalazione degli incidenti eliminando gli ostacoli alla segnalazione; utilizzare sistemi informativi appropriati necessari alla raccolta, tracciatura e analisi dei dati in materia di salute e sicurezza sul lavoro; promuovere la ricerca sulle questioni di salute e sicurezza sul lavoro di interesse sanitario, trasferendo i risultati della ricerca nella pratica quotidiana. 

I paesi che hanno già iniziato questo percorso hanno registrato riduzioni degli infortuni e delle malattie legate al lavoro, nonché miglioramenti nell’ambiente di lavoro, nella produttività del lavoro e nel benessere degli operatori sanitari.

Ricordiamo che la legge 24/2017 (più nota come legge Gelli) prevede all’art. 1: “La sicurezza delle cure si realizza anche mediante l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative”. L’adozione di un adeguato programma avrebbe l’effetto, oltre che di aumentare la sicurezza per gli operatori, anche di sgravare il datore di lavoro da eventuali responsabilità penali, legate alla mancata osservanza delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato della valutazione dei rischi in ambiente sanitario (qui).

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BIBLIOGRAFIA

Caring for those who care: National Programmes for Occupational Health for Health Workers. Policy brief”. Geneva: World Health Organization and the International Labour Organization, 2020. Licence: CC BY-NC-SA 3.0 IGO (link)

Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

Papotto B.,  Donato D. F. “Covid. Cosa si sta facendo per la sicurezza di chi lavora in sanità?“. Sito web QuotidianoSanità, 27-10- 2020 

 

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