Pubblicato il

Come immobilizzare il paziente in caso di frattura del femore?

In presenza di una sospetta frattura del femore è importante immobilizzare adeguatamente il paziente prima del trasporto in ospedale. Vediamo in questo breve articolo quali sono i presidi più idonei e quelli da non utilizzare

 

Nel caso della frattura del femore, come in generale per ogni frattura, è necessario immobilizzare il paziente bloccando sia l’articolazione a valle (ginocchio) che quella a monte (anca). Un’efficace soluzione è costituita dall’utilizzo della barella a cucchiaio per caricare il ferito su materasso a depressione o tavola spinale,[1] [2] mantenendo al contempo la trazione manuale del segmento fratturato. L’immobilizzazione dell’arto viene garantita dalle cinghie della tavola spinale (o dal “ragno”) o dalla struttura del materasso che una volta adattato alle forme del corpo ne impedisce il movimento. È stato dimostrato che il materasso a depressione impedisce più movimenti se sottoposto a una inclinazione, situazione che necessariamente si verifica durante l’evacuazione del paziente per le scale.[3]

L’uso di questi presidi è consigliato anche per il controllo del dolore, che può raggiungere talvolta notevole intensità, in quanto limita il movimento dei segmenti fratturati durante il trasporto in ospedale.[4] 

 

Quali presidi evitare?

Il paziente con frattura del femore richiede di essere completamente sollevato per il trasferimento dall’abitazione all’ambulanza. È assolutamente da evitare in questa fase l’utilizzo di presidi inappropriati come, per esempio, il “telo-amaca” a sei manici.

Le fratture di bacino, ma a volte anche quelle di testa/collo del femore, possono sanguinare. Nella frattura del femore i grandi gruppi muscolari della coscia vanno incontro a contrattura inducendo le estremità fratturate a sovrapporsi l’una sull’altra, con possibilità di lesioni a carico dei vasi e conseguente perdita ematica che può arrivare anche a 1000-1500 ml (è opportuno monitorare costantemente i segni di circolo a valle della frattura per escludere potenziali emorragie). La mancata immobilizzazione o l’utilizzo di presidi inappropriati per il trasporto, come il telo-amaca, possono aggravare l’emorragia con rischio di shock ipovolemico. Una corretta immobilizzazione, invece, può evitare la perdita di sangue e le complicanze causate dalla lesione dei nervi e dei vasi sanguigni[5] oltre che il rischio di embolia grassosa per il passaggio di coaguli o bolle d’aria all’interno dei vasi sanguigni. Attenzione quindi perché i danni ai nervi e ai tessuti molli potrebbero essere più gravi della stessa frattura!

In molti territori questa scelta è tollerata per questioni di convenienza, perché un’adeguata immobilizzazione aumenta i tempi di gestione sulla scena, prolunga i tempi di trasporto, aumenta i tempi di stazionamento in PS necessari al recupero dei presidi di immobilizzazione occupati dal paziente.

I presidi per immobilizzare il paziente di cui abbiamo parlato sono illustrati in questi brevi video:

  • materasso a depressione (video)
  • tavola spinale (video)
  • “telo-amaca” a sei manici (video)     

 

 

Puoi trovare altri articoli inerenti il rischio sanitario e la sicurezza nel sistema 118 visitando questa pagina.

Siamo anche su Facebook (qui). Puoi condividere il presente articolo attraverso i pulsanti che trovi in basso.

 

BIBLIOGRAFIA

[1] G. Sanson, G. Nardi, E. De Blasio et al. “Prehospital Trauma Care”. IRC Edizioni, 2° edizione. Bologna, 2007

[2] Bolognin D. “Trasporto sanitario e soccorso in ambulanza”. 2016 (aggiornato alle linee guida ERC 2015). Pag. 136

[3] M Luscombe, J Williams. “Comparison of a long spinal board and vacuum mattress for spinal immobilization”. Emerg Med J. 2003 Sep; 20(5): 476–478

[4] Laziosanità – Agenzia di sanità pubblica. “Percorso assistenziale per la gestione della frattura prossimale del femore in soggetti ultrasessantacinquenni”. Roma, 2013. Pag. 8

[5] Limmer D. O’Keefe M. “Pronto Soccorso e interventi d’emergenza”. McGraw Hill, 10^ ed., 2005

 

Creative Commons License