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Apnee ostruttive del sonno: un pericolo, non solo per la salute

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno è una condizione comune ma non priva di rischi che può portare a conseguenze potenzialmente gravi per la salute, ma non solo. Vediamo perchè in questo articolo

 

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS, dall’inglese Obstructive Sleep Apnea Syndrome) è un disturbo respiratorio caratterizzato da episodi di chiusura parziale o completa delle vie aeree superiori durante il riposo notturno, che portano ad un’interruzione temporanea del respiro e quindi una carenza di ossigeno ai tessuti, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute.

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (di seguito “OSAS”) è una malattia sottodiagnosticata che porta alla tendenza ad addormentarsi durante il giorno e al deterioramento cognitivo che ha conseguenze di varia natura, non solo sulla salute. Infatti, come denuncia l’INAIL in suo studio,[1] il problema coinvolge anche il tema della sicurezza stradale e del lavoro; i soggetti interessati da questa sindrome vanno infatti incontro a colpi di sonno durante la guida con conseguente maggior rischio di incidenti stradali (frequenza fino a 5 volte superiore) ed infortuni lavorativi (rischio doppio rispetto agli individui non affetti). Si stima che un adeguato trattamento di questa patologia porterebbe ad evitare 25.000 casi di infortuni, 300 morti e 6.000 casi di invalidità all’anno.[2]

Questa patologia è uno dei disturbi del sonno più comuni, può colpire bambini, adulti e persone di entrambi i sessi, sebbene sia più comune negli uomini, soprattutto obesi e di età pari o superiore a 65 anni. Tuttavia, l’OSAS è spesso asintomatica e la prevalenza di pazienti che non presentano sindrome clinica potrebbe raggiungere in Italia il 27% della popolazione adulta.[3]

Vediamo di seguito le caratteristiche principali di questa patologia, soffermandoci in particolare su cause, rischi, diagnosi e trattamento.

 

Quali sono le cause dell’apnea notturna?

L’apnea ostruttiva del sonno si verifica quando le vie aeree nella parte posteriore della gola vengono bloccate fisicamente (foto sotto).

I fattori principali che contribuiscono al verificarsi di questo fenomeno sono:

Caratteristiche anatomiche. Le dimensioni e il posizionamento del collo, della mascella, della lingua, delle tonsille e di altri tessuti vicino alla parte posteriore della gola di una persona possono influenzare direttamente il flusso d’aria.

Obesità. Il sovrappeso è una delle principali cause di OSAS e può essere un fattore di rischio sottostante fin nel 60% dei casi. L’obesità può causare aumenti della circonferenza del collo e accumulo di grasso nei tessuti perifaringei, contribuendo cosi a un restringimento anatomico delle vie aeree, le quali tendono con più facilità a collassare durante la fase inspiratoria creando ostacolo al flusso dell’aria. Un aumento di peso del 10% può equivalere a un aumento di 6 volte il rischio di sviluppare OSAS.[4]  

Uso di sedativi e alcol. I farmaci sedativi e l’alcol possono causare il rilassamento dei tessuti della gola, rendendo più facile l’ostruzione delle vie aeree.

Familiarità. Le persone che hanno uno o più parenti stretti con OSAS hanno più probabilità di sviluppare questa patologia.

Fumo di sigaretta. È stato riscontrato che le persone che fumano, in particolare i forti fumatori, hanno OSAS di maggior gravità rispetto a chi non fuma.

Posizione supina. Questa posizione durante il sonno facilita il collasso dei tessuti intorno alle vie aeree e può causare blocchi del respiro.

 

Quali conseguenze sulla salute?  

La malattia è correlata ad un aumento di eventi cardiovascolari maggiori e neurologici. In particolare diversi studi dimostrano come l’OSAS sia un fattore di rischio per  diverse patologie.[5] Vediamo le principali.

Ipertensione arteriosa: le alterazioni determinate dalla sindrome OSAS si traducono in un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, i cui picchi possono raggiungere anche i 240 mmHg in sistolica e 130mmHg in diastolica.

Malattia coronarica: l’apnea e l’ipossiemia nell’OSAS causano una discrepanza tra fabbisogno e apporto di ossigeno del miocardio con possibile rischio, in fase acuta, di ischemia miocardica e aritmie.

Ictus cerebrale: ampi studi trasversali e studi longitudinali condotti nell’arco di diversi anni suggeriscono una relazione causa-effetto tra la gravità dell’OSAS e il rischio di ictus cerebrale.

Aritmie cardiache: la presenza di disturbi del ritmo e della conduzione è elevata nei pazienti con OSAS. La probabilità di fibrillazione atriale aumenta di 4 volte nei pazienti con disturbi della respirazione.[6]

Scompenso cardiaco: una delle possibili conseguenze dell’apnea notturna è l’insufficienza cardiaca. L’OSAS potrebbe indurre il deterioramento della funzione ventricolare sinistra, principalmente aumentando i livelli di pressione sanguigna.

 

Diagnosi

Diagnosi strumentale: il gold standard per la diagnosi è la Polisonnografia, un esame che registra in maniera continua, per tutta la notte, il flusso d’aria nelle vie aeree, gli sforzi respiratori toracoaddominali, la saturazione arteriosa dell’ossigeno, la frequenza cardiaca, la posizione corporea, il russamento, i potenziali elettrici del cervello e del cuore, i movimenti degli occhi e l’attività muscolare del corpo. La polisonnografia è un esame del tutto indolore e non invasivo. La strumentazione necessaria a eseguire l’esame viene montata ambulatorialmente o presso lo studio del medico, permettendo di rimanere in casa durante la notte. L’esame prende in considerazione gli episodi di interruzione (apnea) e/o la diminuzione di oltre il 50% (ipopnea) del flusso inspiratorio, di durata superiore a 10 secondi, che si verificano durante il sonno in numero uguale o superiore a 5 episodi per ora. Il livello di gravità dei sintomi sarà giudicato in base alla frequenza di insorgenza degli eventi respiratori anomali che secondo l’indice apnea-ipopnea (AHI), calcolato dividendo il numero di eventi per il numero di ore di sonno, classifica la gravità in tre livelli: lieve, tra 5 e 15 eventi all’ora; moderata, da 15 a 30 eventi all’ora; grave, 30 e più eventi all’ora. Come si vede maggiore è il numero di eventi respiratori anomali per ora di sonno più grave è la patologia.

Diagnosi clinica: in presenta di un’eccessiva sonnolenza diurna non spiegabile altrimenti, o quando il paziente presenta almeno due tra i seguenti sintomi: russamento quotidiano intenso, sensazione di soffocamento o soffocamento durante il sonno, sonno non riposante, stanchezza diurna, difficoltà di concentrazione, minzione notturna (in più episodi).  

 

Quali sono i trattamenti?

Per il trattamento sono disponibili opzioni comportamentali, mediche e chirurgiche. I cambiamenti dello stile di vita, come perdere peso, ridurre l’uso di sedativi e dormire su un fianco, possono risolvere alcuni casi di OSAS. In particolare la riduzione del peso e il miglioramento dello stile di vita sono efficaci come trattamento di prima linea nell’OSAS da lieve a moderata.[7] In uno studio una dieta ipocalorica “stretta” per un periodo di sette settimane ha permesso di osservare un significativo miglioramento clinico in pazienti obesi con apnea notturna da moderata a grave.[8] Una riduzione di anche solo il 10% del peso corporeo sarebbe in grado di migliorare significativamente l’indice di gravità in pazienti con malattia lieve.[9]

I trattamenti farmacologici hanno lo scopo di migliorare il tono muscolare a livello faringeo, aumentare la spinta ventilatoria e ridurre la resistenza delle vie aeree.

La cura più efficace è l’uso notturno di una macchina a pressione positiva continua delle vie aeree detta CPAP (foto sotto).

Questo dispositivo spinge l’aria attraverso una maschera nelle vie aeree mantenendole pervie durante il sonno. La CPAP è il trattamento di scelta nella maggior parte dei pazienti con apnee ostruttive del sonno per la sua notevole efficacia nel ridurre i sintomi e le possibili sequele della malattia.[10] L’inconveniente sta nel dover indossare una maschera per tutta la notte, cosa non tollerata da tutti i pazienti.

Pazienti con OSAS di grado lieve e con determinate caratteristiche anatomiche dei tessuti possono trarre giovamento dall’utilizzo di dispositivi ortodontici che tengono la mascella o la lingua fermi in una determinata posizione, contrastando così la “caduta all’indietro” della lingua ed i conseguenti effetti di russamento e apnee; questi potrebbero costituire una possibile alternativa per i pazienti che rifiutano la CPAP.[11]

La terapia chirurgica si basa sulla correzione degli eventuali difetti anatomici delle alte vie aeree come la faringoplastica dove le prime vie respiratorie vengono rese più rigide e quindi meno predisposte al collasso.

 

Conclusioni

Questi dati dovrebbero motivare il sistema sanitario ad una maggiore considerazione di questa sindrome e ad operare per il riconoscimento e trattamento precoce della patologia al fine di ridurre la morbilità e la mortalità cardiovascolare ad essa associate.

Informare la popolazione deve essere una priorità per le istituzioni, per la politica e per i media, soprattutto perché le persone non devono avere paura di scoprirsi e quindi di dichiararsi malate di OSAS, e l’unico modo per sconfiggere questa paura e convincerli a esporsi e cercare aiuto, è far capire loro che si possono curare e che dal momento che sono in terapia non incorrono in alcuna limitazione sia per la guida sia per il lavoro.

Per scoprire se sei a rischio di OSAS puoi utilizzare un test di autovalutazione realizzato congiuntamente da INAIL e Università La Sapienza di Roma, e disponibile gratuitamente a questo link.

 

 

In un altro articolo abbiamo visto come una buona qualità del sonno in ospedale influisca sulla guarigione (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] INAIL. “La sindrome delle apnee ostruttive del sonno: numeri, conseguenze, trattamento e prevenzione”. Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, 2021 (link)

[2] Senato della Repubblica. Affare relativo alle problematiche connesse alla OSAS (Sindrome delle apnee ostruttive del sonno). Audizione della Dr.ssa Anna Caparra, 2017 (link)

[3] INAIL. Cit.

[4] Albera R., Rossi G. “Otorinolaringoiatria”. Editore Minerva Medica, II edizione, Torino 2008. Pag. 317

[5] Shamsuzzaman AS, Gersh BJ, Somers VK. “Obstructive sleep apnea: implications for cardiac and vascular disease”. JAMA. 2003 Oct 8; 290(14):1906-14.

[6] Mehra R., Benjamin E.J., Shahar E. et al. “Association of nocturnal arrhythmias with sleep-disordered breathing: the Sleep Heart Health Study”. Am J Respir Crit Care Med. 2006; 173: 910-916

[7] Mannarino MR, Di Filippo F, Pirro M. “Obstructive sleep apnea syndrome”. Eur J Intern Med. 2012;23(7):586-593

[8] Johansson K, Neovius M, Lagerros Y T et al. “Effect of a very low energy diet on moderate and severe obstructive sleep apnoea in obese men: a randomised controlled trial”. BMJ 2009; 339 :b4609

[9] Tuomilehto H.P., Seppa J., Partinen M. et al. “Lifestyle intervention with weight reduction: first-line treatment in mild obstructive sleep apnoea”. Am J Respir Crit Care Med. 2009; 179: 320-327

[10] Pepperell J., Ramdassingh-Dow S., Crosthwaite N. et al. “Ambulatory blood pressure after therapeutic and subtherapeutic nasal continuous positive airway pressure for obstructive sleep apnoea: a randomized parallel trial”. Lancet. 2002; 359: 204-210

[11] Mannarino MR, Di Filippo F, Pirro M. “Obstructive sleep apnea syndrome”. Eur J Intern Med. 2012;23(7):586-593

 

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