Pubblicato il

Nuove prospettive terapeutiche nella cura dei tumori

 

Vediamo in questo articolo, nei tratti essenziali, quali sono le nuove terapie farmacologiche nella cura dei tumori

 

In condizioni normali, le cellule del nostro corpo crescono e si dividono, producendo così altre cellule per mantenere l’organismo sano e farlo funzionare nel modo adeguato. A volte, però, il processo di riproduzione cellulare “impazzisce”, per cui le cellule si dividono troppo spesso e in maniera disordinata e incontrollata. Da queste cellule in sovrannumero si forma la massa tumorale.

Una delle domande che le persone si pongono più frequentemente è a che punto sia la ricerca per la cura dei tumori. Negli ultimi decenni la ricerca farmacologica di base ha avuto grandi problemi legati a motivazioni di ordine economico che non hanno incentivato la ricerca. Infatti la ricerca sul cancro necessita di grandi finanziamenti che non sempre sono garantiti dagli stati nazionali.

La caratteristica dei farmaci chemioterapici tradizionali, che ancora oggi si usano, si basa sul fatto che non viene identificata una differenza tra le cellule normali e le cellule tumorali, da qui la nota citotossicità (perdita di capelli, problemi gastrointestinali, mielosoppressione, ecc.).

Recenti evidenze sperimentali hanno aperto nuovi orizzonti e speranze per la prevenzione e cura dei tumori. Le nuove prospettive terapeutiche sono volte ad utilizzare degli approcci meno citotossici, meno invasivi come gli anticorpi monoclonali (Immunoterapia). Le cellule tumorali presentano antigeni di membrana in grado di essere riconosciuti dal sistema immunitario. Si sfrutta quindi l’uso di anticorpi per far in modo che alcuni elementi della cellula tumorale siano riconosciuti come antigeni. Gli anticorpi hanno la funzione di legarsi agli antigeni presenti sulla superficie della cellula rendendoli riconoscibili da parte dei fagociti. Lo scopo di questa terapia è quello di stimolare nel paziente una reazione immunitaria rivolta verso la massa tumorale in crescita. E’ quindi una terapia personalizzata perché il paziente stesso, attraverso la terapia immunologica, produce degli anticorpi contro il tumore.

Altro approccio terapeutico è quello che si avvale di molecole definite Inibitori della trasduzione del segnale. Sappiamo che le cellule tumorali, come tutte le cellule, comunicano fra loro. La loro attività proliferativa nasce dal fatto che la cellula invia dei messaggi alle altre cellule, quindi abbiamo la proliferazione e l’invasività. Questo ruolo di comunicazione è gestito da alcune proteine dette “trasduttori del segnale”. Alcuni farmaci inibiscono queste proteine e perciò la loro funzione e quindi la capacità proliferativa di queste cellule.

Altre interessanti opportunità terapeutiche offerte dalle nuove tecnologie sono quelle legate alla Terapia genica, dove si introducono nella cellula bersaglio i geni in grado di correggere le anomalie del DNA. È ormai accertato che, come in altre forme di patologia, anche in quella tumorale la componente genetica è fondamentale. Nella cellula tumorale c’è un’alterazione nell’informazione genetica, nel DNA, che ad un certo momento trasmette un’informazione sbagliata alle cellule figlie con modificazione della sequenza dei nucleotidi che corrisponde a quei geni che codificano per le proteine, che sono responsabili della sintesi delle proteine cellulari, dei fattori di accrescimento, ecc. Oggi abbiamo a disposizione dei sistemi di indagine molecolare che permettono di valutare dove è l’errore genetico e di sostituire il gene errato con il gene appropriato. Si interviene nella sequenza dei nucleotidi e addirittura si possono anche sostituire le cellule. Chiaramente è una terapia estremamente personalizzata che può dare dei risultati sicuramente più promettenti della terapia classica attualmente utilizzata. La terapia genica si usa oggi soprattutto nelle neoplasie del midollo osseo ed in alcune forme di cancro della prostata e del polmone.

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato degli anticorpi monoclonali nella cura dei tumori (qui).

Siamo anche su Facebook (qui). Puoi condividere il presente articolo attraverso i pulsanti che trovi in basso.

 

Foto di PDPics da Pixabay

Creative Commons License