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Coinvolgere pazienti e famiglie per una sanità più sicura

Responsabilizzare maggiormente i pazienti e le loro famiglie nell’identificare le potenziali fonti di rischio aumenta la sicurezza delle cure

 

In molti paesi il coinvolgimento di cittadini e pazienti rispetto al rischio sanitario è ormai prassi da anni.[1] Molti studi[2] dimostrano come un ruolo più attivo degli utenti e dei pazienti sia associato a migliori esiti e minori rischi e quindi in generale ad un aumento della sicurezza delle cure. Per far questo è necessario che i pazienti siano informati, coinvolti e trattati come partner a pieno titolo. Particolare attenzione deve essere dedicata all’educazione alla sicurezza, che deve essere introdotta a tutti i livelli sia nel pubblico che nel privato ed essere rivolta ai pazienti, alle loro famiglie, ai media, alle organizzazioni dei consumatori, agli assicuratori, alle associazioni di categoria.

Sono molteplici i benefici che ne derivano: il cittadino consapevole dei rischi assume comportamenti atti ad evitarli; segnala al personale sanitario situazioni e comportamenti che possono comportare rischi; segnala situazioni percepite come diverse e non conformi rispetto agli standards. Chi infatti meglio del paziente, diretto fruitore delle prestazioni, ha interesse a segnalare eventuali errori o distorsioni?

Il coinvolgimento (oggi è in uso il termine “empowerment”) del paziente è forse lo strumento più potente per migliorare la sicurezza delle cure. Questo è particolarmente vero per coloro che hanno subito un danno. Come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità i pazienti devono potersi esprimere quando si accorgono che qualcosa potrebbe o é effettivamente andato male nel trattamento in modo da permettere all’organizzazione di poter imparare dai propri errori.[3] Queste segnalazioni non dovrebbero essere considerate come semplici “lamentele” ma come incidenti a tutti gli effetti e trattati come tali. Dovrebbe essere stabilita una procedura di segnalazione per pazienti e familiari in merito agli incidenti relativi alla sicurezza dei pazienti. Le segnalazioni consentirebbero di acquisire informazioni importanti offrendo l’opportunità, per la struttura sanitaria, di far emergere eventuali criticità e porvi rimedio. 

I pazienti o i loro rappresentanti dovrebbero essere invitati a partecipare a commissioni e gruppi di indagine e di approfondimento in ordine ad eventuali eventi avversi accaduti o potenziali. Uno studio[4]ha indicato una forte volontà da parte dei pazienti ospedalizzati di essere coinvolti nelle attività di prevenzione dell’errore.

La cosa peggiore che si potrebbe fare dopo il verificarsi di un errore è far finta di nulla, fare come se l’incidente o l’errore non si fosse mai verificato o, peggio ancora, nasconderlo. Questo è esattamente ciò che impedisce di imparare dall’errore e che rende il suo ripetersi ancora più probabile. Solo riconoscendo apertamente di aver sbagliato possiamo imparare dall’errore tutto ciò che questo può insegnarci, soprattutto ad evitare di ripeterlo. Una organizzazione nella quale, al contrario, gli errori sono tenuti nascosti, oppure sono considerati sinonimo di fallimento e di incompetenza e sono puniti duramente, sarà destinata a ripetere gli stessi errori in futuro inevitabilmente.[5]

La sicurezza delle cure non è solo fondamentale per ridurre i danni ai pazienti, ma anche per garantire un ambiente di lavoro sicuro agli operatori sanitari. Questi, dal canto loro, non devono temere di subire ripercussioni sul posto di lavoro in caso di errori o segnalazione di errori: la normativa attuale, infatti, tutela gli operatori contro eventuali punizioni o provvedimenti disciplinari presi nei loro confronti a seguito di eventuali errori.[6, 7]

Le buone pratiche in tutto il mondo suggeriscono che i pazienti che subiscono danni e le loro famiglie debbano essere pienamente informati su cosa è successo, come è successo e cosa verrà fatto per prevenire che si verifichi un altro evento simile.[8] Al contrario di ciò che si potrebbe pensare questo riduce notevolmente il rischio di denunce o richieste di risarcimento danni all’azienda sanitaria. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

 

 

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BIBLIOGRAFIA

[1] Ministero della salute. “Manuale per la formazione degli operatori sanitari”, 2006

[2] Ocloo, J., Garfield, S., Franklin, B. D., & Dawson, S. (2021). “Exploring the theory, barriers and enablers for patient and public involvement across health, social care and patient safety: a systematic review of reviews“. Health research policy and systems, 19(1), 8.

[3] WHO. “Draft Global Patient Safety action Plan 2021–2030. Towards eliminating avoidable harm in health care”. 2021

[4] Gallagher TH et al. “Patients’ and physicians’ attitudes regarding the disclosure of medical errors“. Journal of the American Medical Association, 2003, 289:1001–1007

[5] Pelligra V. “La fatica dell’ascolto e il pluralismo dell’errore”. Articolo pubblicato sul sito IlSole24Ore, maggio 2021

[6] Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. “Protocollo per il monitoraggio degli eventi sentinella”. 2009, pag. 4

[7] Raccomandazione del Consiglio d’Europa, del 9 giugno 2009, sulla sicurezza dei pazienti (2009/C 151/01)

[8] Ministero della salute. “Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: manuale per la formazione degli operatori sanitari”, 2006

 

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