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Risarcimento per errore sanitario, quali alternative alle vie legali?

In caso di danno al paziente è possibile, prima di intraprendere le vie legali, tentare un bonario accordo tra le parti. Vediamo in che modo

 

Il problema degli errori ed eventi avversi rappresenta una delle più importanti criticità del sistema sanitario. Questi, oltre a determinare conseguenze sul paziente, hanno risvolti anche dal punto di vista giuridico ed economico. Dal punto di vista giuridico per la responsabilità civile e penale degli operatori sanitari, dal punto di vista economico per i risvolti collegati al contenzioso medico legale. Infatti una delle conseguenze che fa seguito al verificarsi di un errore è la richiesta di risarcimento, anche in sede giudiziaria. Negli ultimi anni le azioni giudiziarie nei confronti degli operatori sanitari e delle strutture sono aumentate anche a seguito della aumentata consapevolezza dei cittadini in materia di qualità e sicurezza delle cure.

Le controversie in ambito sanitario portano a cause legali e le cause legali conducono a enormi dispendi di energia, tempo e denaro senza contare lo stress psicologico per pazienti e operatori sanitari coinvolti. Per questo la normativa nazionale, fin dal 2008,[1] ha previsto forme di risoluzione extragiudiziale delle controversie che, attraverso soluzioni a vantaggio sia dei cittadini che delle strutture sanitarie, avessero l’obiettivo di evitare il ricorso alla giustizia ordinaria con tempi più rapidi nella definizione delle vertenze e il conseguimento di risparmi di gestione per le aziende sanitarie.

Il presente articolo si propone di illustrare brevemente gli strumenti a disposizione di operatori, strutture sanitarie e cittadini per la risoluzione “amichevole” delle controversie in materia di responsabilità sanitaria alla luce della normativa più recente. Questi sono rappresentati principalmente dalla “Consulenza tecnica preventiva”, dalla “Mediazione” e dalla “Transazione”. Vediamoli di seguito singolarmente.

 

Consulenza tecnica preventiva

La legge 24/2017[2] sulla responsabilità sanitaria e la sicurezza delle cure (più nota come “legge Gelli”) ha previsto il tentativo obbligatorio di conciliazione, per cui “chi intende esercitare un’azione innanzi al giudice civile relativa a una controversia di risarcimento del danno derivante da responsabilità sanitaria è tenuto preliminarmente a proporre ricorso ai sensi dell’articolo 696-bis del codice di procedura civile dinanzi al giudice competente”. La presentazione del ricorso costituisce pertanto condizione di procedibilità della domanda di risarcimento; ciò significa, in sostanza  che se prima di andare dal Giudice non si tenta la conciliazione, il Giudice non può istruire la causa.[3] 

 Anche se questo procedimento vede la presenza del Giudice, in realtà di “giudiziale” non ha molto, poiché a tentare la conciliazione non è il giudice, bensì il consulente ed il giudice interviene solo nel momento della nomina del consulente stesso e del conferimento di efficacia esecutiva del verbale di conciliazione. 

L’accertamento tecnico preventivo finalizzato alla conciliazione è un procedimento previsto dall’art. 696 bis del codice di procedura civile, introdotto nel 2005. Tale strumento rappresenta una risposta alla necessità di ridurre, per quanto possibile, la quantità di contenziosi che devono essere risolti dai giudici civili. Il giudice, a seguito del ricorso presentato da una delle parti, nomina un esperto in materia, il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), che procederà a verificare se la responsabilità sanitaria sussista o meno, ed eventualmente a quantificare i danni, il tutto però provando a far raggiungere alle parti un accordo conciliativo. Punto nodale del provvedimento è che le parti chiamate in causa devono presentare un’offerta di risarcimento del danno al paziente, al fine di giungere ad un accordo. In particolare la compagnia assicurativa ha lobbligo di formulare una proposta di risarcimento del danno sulla base di quanto emerso a seguito dell’accertamento tecnico preventivo (in caso di mancata formulazione, a questa sono comminate delle sanzioni). Se questo accordo viene raggiunto viene formalizzato in via ufficiale, solitamente attraverso una scrittura privata. In caso contrario le parti non avranno nessun obbligo in quanto il procedimento non termina con una sentenza ma solo con un accertamento tecnico (cioè la relazione finale del CTU). In questo caso le parti dovranno intraprendere una causa ordinaria che però sarà influenzata pesantemente dalle conclusioni cui era giunto il CTU in precedenza nella sua relazione. Infatti, i risultati della consulenza tecnica possono essere utilizzati nell’eventuale successivo giudizio in  tribunale.

 

Mediazione

La legge 24/2017 sopra citata, nel configurare il ricorso alla “Consulenza tecnica preventiva” quale condizione di procedibilità della domanda di risarcimento, fa salva anche la possibilità di esperire, in via alternativa, il procedimento di mediazione. La mediazione civile è un istituto giuridico previsto dall’Unione Europea, che ne ha richiesto l’adozione agli Stati membri fin dal 2008.[4] 

L’istituto della mediazione è definita come l’attività svolta da un terzo imparziale finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.[5]  Concretamente, nella mediazione, un soggetto terzo viene chiamato a risolvere il conflitto ponendosi in maniera neutrale rispetto alle parti in causa.[6] Il mediatore non deve necessariamente possedere conoscenze mediche, ma deve assistere le parti e favorirne la comunicazione per raggiungere una soluzione alla lite. Nella maggior parte dei casi, peraltro, si farà ricorso alla perizia di un esperto nella materia oggetto del procedimento che rediga una relazione tecnica in grado di facilitare sia gli sforzi delle parti di individuare il punto di equilibrio dei rispettivi interessi e posizioni, sia l’opera del mediatore nella formulazione della proposta conciliativa. Se la mediazione va a buon fine e si raggiunge un accordo tra le parti si parla, in questo caso, di “conciliazione”. In caso contrario, al danneggiato non rimarrà che intraprendere le vie della giustizia ordinaria, facendo causa al medico o alla struttura ospedaliera.

Per avviare tale procedura è necessario depositare la domanda di mediazione presso un Organismo di mediazione rientrante tra quelli accreditati presso il Ministero di Giustizia.  

Ad oggi in Italia manca ancora purtroppo la cultura della mediazione, al contrario dei paesi di cultura anglosassone dove è molto più diffusa. È noto, infatti, che una delle principali cause dell’esito infruttuoso della mediazione in sanità è rappresentata dalla mancata partecipazione al procedimento di tutti i soggetti interessati. Questo atteggiamento è senz’altro controproducente soprattutto per quelle aziende sanitarie che hanno optato per una gestione in autotutela delle coperture per danni a terzi mediante accantonamento di fondi che in tal modo rimangono inutilizzati per anni in attesa dei tempi della giustizia ordinaria.[7] Vanno invece sottolineati i concreti vantaggi di una procedura di mediazione conclusa con esito positivo rispetto alla giustizia ordinaria: basti pensare che le procedure giudiziarie generalmente non si concludono prima dei tre/quattro anni mentre la durata massima della mediazione è di 3 mesi decorrenti dal deposito della domanda presso l’Organismo di mediazione.

Al passo con l’evoluzione dei tempi, stante anche le necessità imposte negli ultimi anni dalla pandemia, è possibile svolgere la procedura di mediazione anche in modalità on line.[8

 

Transazione

La Transazione, diversamente dalla mediazione, non vede la presenza di un soggetto terzo imparziale, ma delle sole parti contendenti. L’obiettivo della Transazione è ricercare un accordo che ponga fine alla controversia attraverso una rapida ed equa soddisfazione delle richieste dei danneggiati, evitando il ricorso alla mediazione e alle vie legali. L’eventuale accordo tra le parti ha natura di transazione ai sensi dell’art. 1965 del codice civile.

Al fine di diffondere l’istituto della transazione il Ministero della salute ha emanato nel 2011 una “Raccomandazione per la risoluzione stragiudiziale del contenzioso nelle aziende sanitarie[9] contenenti specifiche indicazioni per la costituzione, presso ogni struttura sanitaria di organismi interni su base aziendale, i cosiddetti Comitati Aziendali di Valutazione dei Sinistri (C.A.V.S.), a cui affidare, oltre la gestione diretta dei sinistri e la formulazione di pareri sulle richieste risarcitorie, anche la funzione di definizione stragiudiziale delle controversie.

La Transazione quindi, attraverso il Comitato Aziendale Valutazione Sinistri, può essere utilizzata dalla struttura sanitaria in tutti casi in cui si verifica un evento che ha provocato un danno al paziente che ha avviato l’iter di una richiesta di risarcimento.

La diffusione della Transazione aveva l’obiettivo di prevenire il ricorso al processo ordinario civile. Purtroppo nella prassi comune capita invece che la struttura sanitaria preferisca che sia il Tribunale a stabilire l’esatta entità del danno piuttosto che trovare un accordo transattivo per non correre il rischio di venire giudicati sfavorevolmente dalla Corte dei Conti per aver sottoscritto degli accordi stragiudiziali svantaggiosi.

 

 

In un altro articolo abbiamo visto come fare per ottenere il risarcimento per errore sanitario (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Intesa Stato-Regioni n. 116 del 20-03-2008. Punto n. 6 concernente la gestione del rischio clinico e la sicurezza dei pazienti e delle cure

[2] Legge 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

[3] Legge 24/2017. Art. 8, comma 2

[4] Parlamento UE Consiglio CE Direttiva 21.05.08, n.52 – Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 24 maggio 2008, L136

[5] Decreto Legislativo 4 marzo 2010 n. 28. Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali. Gazzetta Ufficiale del 5 marzo 2010, n. 53

[6] D. Lgs. n. 28/2010. Art. 1 co. 1 lett. a)

[7] Bugiolacchi L. “La procedura obbligatoria di mediazione finalizzata alla conciliazione nelle controversie civili di risarcimento del danno da responsabilità medica”. Università degli Studi di Roma “Unitelma Sapienza”, 2017

[8] Fraioli F. “Tutto quello che bisogna sapere sulla “mediazione” in sanità” Articolo pubblicato sul sito QuotidianoSanità del 09-01-2023

[9] Ministero della Salute. “Linee guida per gestire e comunicare gli eventi avversi in sanità”. Capitolo “Raccomandazione per la risoluzione stragiudiziale del contenzioso nelle aziende sanitarie”. Roma, 2011. Pag. 43

 

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