Posted on Lascia un commento

Il sovraffollamento ospedaliero come causa di rischio clinico

Il sovraffollamento ospedaliero influisce sulla sicurezza dei pazienti e sulla qualità delle cure. Vediamo perchè

 

La riduzione dei posti letto in ospedale, operata a partire dal 2012,[1] [2] ha comportato una sempre maggiore difficoltà a ricoverare i pazienti. La riorganizzazione dei posti letto ospedalieri aveva l’obiettivo di ricondurre ai servizi ambulatoriali, day-hospital e del territorio le prestazioni di minore gravità, lasciando le situazioni patologiche più acute alle strutture ospedaliere. Molte Regioni hanno ridotto i posti letto senza però porre prima le basi per il potenziamento dell’assistenza territoriale, presupposto necessario per l’applicazione della legge (es. Case della Salute). L’adozione di un’adeguata e funzionale assistenza sul territorio è ormai inderogabile per via del progressivo invecchiamento della popolazione: l’ultima indagine di “Italia Longeva” ha affermato che nei prossimi dieci anni otto milioni di anziani avranno almeno una malattia cronica grave. Cosi molti pazienti sono costretti a rivolgersi all’ospedale con tutto ciò che ne consegue in termine di sovraffollamento. Solo per fare un esempio, il Pronto Soccorso dell’ospedale San Camillo di Roma accoglie in media 27 malati al giorno in attesa di ricovero).[3]

Il sovraffollamento ospedaliero rende gli ospedali luoghi meno sicuri a causa dell’inappropriatezza dei ricoveri nei reparti ospedalieri e nelle strutture esterne convenzionate. Si è visto, dall’analisi dei dati, che l’inappropriatezza è riconducibile, nella maggior parte dei casi, al ricovero in reparti che non sono adatti per la complessità assistenziale del paziente (ad esempio vengono ricoverati in medicina pazienti che necessitano di reparto sub-intensivo). Alcuni ospedali ovviano a questo problema verificando già in Pronto Soccorso che la diagnosi e la destinazione del paziente siano congrui con il reparto assegnato attraverso l’utilizzo di specifici metodi per la valutazione della complessità assistenziale (Scale di Valutazione, Indice di Complessità Assistenziale, ecc.).[4]

Uno studio[5] ha valutato che i pazienti ricoverati in reparti inappropriati a causa della mancanza di posti letto ricevono un livello inferiore di cure, sono esposti ad un aumento della durata media della loro permanenza in ospedale e ad una precoce riammissione in ospedale. Un altro studio[6] ha individuato un nesso causale fra sovraffollamento in ospedale e scarsa assistenza, dovuto principalmente alle seguenti cause: allocazione dei pazienti in sedi non idonee (per esempio in corridoio), ritardi decisionali diagnostico-terapeutici, processi assistenziali modificati rispetto alla normale tempistica, standard e tempi assistenziali non ottimali, aumentata durata della degenza, aumentato rischio di infezioni.

E’ inoltre accertato che un eccessivo carico di lavoro per gli infermieri e i medici, conseguente al sovraffollamento dei reparti, determina un aumento notevole del rischio clinico per il paziente.[7] [8] [9] [10]

 

Conseguenze del sovraffollamento in Pronto Soccorso

Negli ultimi dieci anni i Pronto Soccorso sono stati si­lenziosamente e pericolosa­mente trasformati in reparti di degenza, con lo stesso organico di Pronto Soccorso, già spesso insufficiente, che si deve occupare an­che di 30-40-50 malati che stazionano in area di emergenza attendendo un posto letto, snaturando completamente la propria mission assistenziale. Il fenomeno ha costi altissimi in termini assistenzia­li, provocando l’allungamento dei tempi di at­tesa per la visita in PS, un maggior tasso di abbandono delle cure, l’aumento dei tempi di per­manenza in ospedale, aumentando al contempo la possibilità di errori sanitari.

 

Una possibile soluzione: il Bed Management

Il fenomeno del sovraffollamento ospedaliero ha portato anche in Italia all’istituzione e diffusione di un nuovo servizio, già in uso nei paesi di cultura anglosassone, denominato Bed Management che si occupa della gestione dei posti letto dall’accesso del paziente in ospedale fino alla sua dimissione a domicilio o verso altre strutture per le cure intermedie. Studi recenti[11] [12] hanno mostrato come nei presidi ospedalieri in cui vige tale sistema, a fronte di un netto aumento di pazienti afferiti in Pronto Soccorso, si osserva un’analoga significativa riduzione della percentuale dei ricoveri e della richiesta di posti letto aggiuntivi.

 

In un altro articolo abbiamo illustrato le caratteristiche principali del Bed Management (qui).

Siamo anche su Facebook (qui). Puoi condividere questo articolo attraverso i pulsanti che trovi in basso.

 

BIBLIOGRAFIA

[1] ISTAT. Annuario statistico italiano. 2017, pag. 114

[2] Ministero della Salute. Decreto 02 aprile 2015, n. 70

[3] Medici F. “La cronicità “vissuta” o “subita” in un grande ospedale Dea di secondo livello. Il caso del San Camillo“. Articolo apparso sul quotidiano on line Quotidianosanità il 19-10-2017 e disponibile al seguente link: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=54932

[4]  Augellone E., Enei R., Gaetani L., Mitello L., Paolucci S., Pochini A., Ursumando D., “Dal Team Accoglienza al Bed Management Ospedaliero”. Professioni Infermieristiche, 2013

[5] Stowell et al. “Hospital out-lying through lack of beds and its impact on care and patient outcome”. Scandinavian Journal of Trauma, Resuscitation and Emergency Medicine, 2013

[6] Barrett et al. “A Bed Management Strategy For Overcrowding In the Emergency Department”. Nursing Economic$, 2012

[7] Ministero della Salute. “Risk Management in Sanità. Il problema degli errori”. Commissione Tecnica Rischio Clinico. 2004, Allegato 5

[8] Ministero della Salute. “Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: manuale per la formazione degli operatori sanitari”. Roma, 2006, pag. 48

[9] Wu et al, 1991. Citato in “Carichi di lavoro e sicurezza degli operatori sanitari“. Collana Salute e Sicurezza. INAIL. Milano, 2017, pag. 10

[10] Watkins J. et al. “Effects of health and social care spending constraints on mortality in England: a time trend analysis”. BMJ open, 2017

[11] Pellecchia C., Natali F. “Il Bed Management: esperienza del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna”. AICM Journal, Giornale Italiano di Case Management, 2014

[12] Allen D. “Inside ‘bed management: ethnographic insights from the vantage point of UK hospital nurses”. Sociology of Health & Illness, 2015

 

Creative Commons License

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.