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Errori più frequenti nella Centrale Operativa 118 e come evitarli

Vediamo in questo articolo quali sono gli errori più frequenti che possono verificarsi all’interno della Centrale Operativa 118 e come evitarli

 

Il Sistema dell’emergenza-urgenza attualmente operante nel nostro paese si articola in una fase di allarme e risposta territoriale, garantita dalle Centrali Operative 118, e da una fase di risposta ospedaliera garantita dai DEA/PS.

L’attività della Centrale Operativa inizia nel momento della risposta alla chiamata (triage) e termina con l’attivazione del mezzo di soccorso più appropriato per il tipo di urgenza (dispatch). La responsabilità della Centrale Operativa compete ad un medico per la parte medico organizzativa, mentre per la parte operativa ad infermieri che agiscono nell’ambito di protocolli decisi dal Responsabile del servizio.[1] Nella maggior parte delle Centrali Operative l’operatore che gestisce il triage telefonico gestisce anche l’attribuzione del codice-colore e contatta il mezzo più idoneo da inviare sull’evento.

 Il Ministero della Salute ha pubblicato nel 2019 il suo ultimo rapporto relativo a tutti gli eventi sentinella segnalati dalle strutture sanitarie e raccolti nel SIMES (Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità) dal 2016 al 2018. Per evento sentinella si intende un “evento avverso di particolare gravità, potenzialmente evitabile, che può comportare morte o grave danno al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del servizio sanitario”. Il rapporto ha mostrato 23 eventi sentinella conseguenti ad una “inadeguata attribuzione del codice triage nella centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto Soccorso“.[2] 

Uno studio,[3] finalizzato all’identificazione, osservazione e alla valutazione dei potenziali rischi manifestabili nell’ambito della Centrale Operativa 118, ha dimostrato che tra i rischi maggiori vi è l’errata attribuzione del codice triage cioè il rischio di sovrastimare o sottostimare il caso rispetto alla reale situazione. I pazienti sottostimati sono quelli che possono andare incontro a morte o subire un danno severo a causa del mancato o ritardato intervento assistenziale. In tali casi l’operatore di triage, qualora venga riconosciuto un nesso di causalità tra la sua condotta e il danno subito dal paziente, può andare incontro al reato di lesioni personali colpose od omicidio colposo, a seconda dell’entità del danno.

Ai fini della prevenzione di tali eventi il Ministero della Salute ha emanato una specifica Raccomandazione[4] (“Morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del pronto soccorso”). Il documento dispone che tutte le strutture sanitarie di emergenza, ospedaliere ed extraospedaliere in cui sia presente la funzione di triage, predispongano adeguate misure organizzative, formative e assistenziali atte a prevenire gli eventi avversi o minimizzare gli effetti conseguenti a una non corretta attribuzione del codice di triage.

Oltre agli errori relativi al triage quelli che più frequentemente possono verificarsi nell’ambito della Centrale Operativa 118 sono i seguenti:

  • Raccolta, durante l’intervista telefonica all’utente che richiede il soccorso, di informazioni incomplete e/o inadeguate, comunque non sufficienti alla valutazione della gravità dell’evento
  • Non corretto utilizzo delle risorse tecnologiche a disposizione del personale della Centrale Operativa 118
  • Errata identificazione del luogo di intervento
  • Mancato rispetto delle procedure
  • Invio di un mezzo non adeguato per il tipo di urgenza
  • Ingiustificato mancato invio del mezzo di soccorso all’utente
  • Mancata rivalutazione delle condizioni del paziente che permettono, all’occorrenza, di variare il codice colore.

Gli atti preventivi finalizzati a scongiurare tali errori sono i seguenti:

  • Assicurare la formazione e l’addestramento permanente degli Operatori della Centrale Operativa relativamente alla corretta effettuazione dell’attività di triage e di dispatch
  • Formare gli operatori non solo dal punto di vista tecnico ma anche psicologico e umano [5] 
  • Utilizzare gli strumenti di supporto per la corretta attribuzione del codice triage durante l’intervista telefonica e per la valutazione/rivalutazione del paziente. Negli ultimi anni sono stati sviluppati dei software che guidano l’operatore nella giusta scelta del codice colore attraverso la compilazione di domande/risposte standard relativamente allo stato di coscienza, all’attività respiratoria, alla dinamica dell’accaduto, ecc. 
  • Rispettare procedure/protocolli in uso. L’infermiere di Centrale opera secondo protocolli stabiliti dal Responsabile del Servizio.[6] [7] [8] L’inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline espone il personale a “colpa” ai sensi dell’art. 43 del codice penale, pertanto è opportuno che le procedure siano sempre rispettate. Il rispetto delle procedure/protocolli ha anche lo scopo di favorire l’uniformità dei comportamenti di tutti gli operatori e quindi, di conseguenza, evitare errori, fraintendimenti, omissioni, ecc. 
  • Chiedere all’utente il corretto indirizzo del target facendo attenzione a non “suggerire” i dati forniti in automatico dal sistema informatico durante la digitazione (soprattutto se “pressati” da pazienti ansiosi o agitati)
  • Nell’assegnare il soccorso al mezzo chiedere la ripetizione dei dati ricevuti al fine di evitare fraintendimenti o errori di trascrizione
  • Inviare sempre il mezzo di soccorso al cittadino che ne faccia richiesta. In caso di dubbio consultarsi con il medico della Centrale sulla reale necessità dell’intervento. Il mancato invio del mezzo di soccorso potrebbe configurare il reato di rifiuto di atti di ufficio (art. 328 c.p.) e, laddove da ciò consegua il decesso del paziente, il reato di omicidio colposo (art. 589 c.p.). Nel 2016 un operatore della Centrale Operativa 118 è stato condannato per omicidio colposo per la morte di un giovane in crisi epilettica al quale si era rifiutato di inviare il mezzo di soccorso [9] Nel 2018 una operatrice è stata condannata per rifiuto di atti d’ufficio per non raccolto i dati necessari ai fini di stabilire la criticità/gravità adeguato alla richiesta di intervento. [10] 
  • Rivalutare i pazienti in quanto ciò permette di evidenziare elementi di aggravamento del quadro clinico che potrebbero portare ad una modifica del codice di priorità assegnato inizialmente
  • Verificare la correttezza delle azioni dei mezzi di soccorso. Capita ad esempio che il mezzo di soccorso si limiti a trasportare il paziente all’ospedale più vicino, dove magari la struttura non è idonea per il trattamento della patologia presentata dal paziente, invece di recarsi a quello più appropriato, come è richiesto per esempio dai protocolli inerenti le patologie “tempo dipendenti”.[11] Le criticità organizzative, in tali casi, riguardano soprattutto l’area pediatrica e neonatale.[12] La Centrale Operativa 118 deve pertanto costantemente rimanere in contatto durante tutto l’intervento con il mezzo di soccorso al fine di verificare che la destinazione finale sia quella stabilita dai protocolli. La mancata verifica potrebbe comportare responsabilità condivise in caso di evento avverso collegato a carenze assistenziali dell’ospedale di destinazione.

 

 

In un altro articolo abbiamo fornito indicazioni per evitare gli errori sanitari (qui).

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BIBLIOGRAFIA

[1] DPR 27 marzo 1992 art. 4

[2] AGENAS. “Indicatori per la sicurezza delle cure – Allegato 1”. Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, 2019 (link)

[3] Barbati S et al. “Il Rischio Clinico nelle procedure d’emergenza delle C.O. 118 Regione Puglia“. N&A mensile italiano del soccorso, 2014

[4] Ministero della Salute. Morte o grave danno conseguente a una non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale Operativa 118 e/o all’interno del Pronto Soccorso. Raccomandazione n. 15. 2010

[5] Meringolo P., Minacci S. “Benessere degli operatori del 118 e aspetti psicosociali degli interventi. Un’indagine qualitativa in una Centrale Operativa toscana“. Psicologia della salute 2010; (2):25-42
 

[6] DPR 27 marzo 1992.  Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza. Gazzetta Ufficiale 31 marzo 1992, n. 76.

[7] Atto d’intesa tra Stato e Regioni di approvazione delle linee guida sul sistema di emergenza sanitaria in applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1992 pubblicato su Gazzetta Ufficiale N. 114 Serie Generale del 17 maggio 1996

[8] Corte di Cassazione Sez. IV 13 febbraio 2002 n. 2865

[9] Corte di Cassazione, Sezione Quarta Penale, sentenza 27.9.2016, n. 40036

[10]  Corte di Cassazione, sentenza n. 40799/2018

[11] Decreto Ministeriale n.  70/2015 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”. Ministero della Salute. Allegato 1, Punto 8

[12] Camera dei deputati. “Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario”. 2013 (link)

 

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