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Dopo la legge “Gelli” è necessario rivedere il sistema di finanziamento degli ospedali

Dopo la legge “Gelli” è necessario aggiornare il sistema di finanziamento degli ospedali, vediamo perchè

 

A seguito dell’applicazione dei decreti legislativi 502/92[1] e 517/93[2] gli ospedali non sono più remunerati secondo la spesa storica ma con un sistema di finanziamento a prestazione detto DRG (Disease Related Groups, in italiano raggruppamenti omogenei di diagnosi). Dato che costerebbe troppo misurare quanto costa un paziente singolo si raggruppano i pazienti con la stessa patologia presumendo che abbiano lo stesso costo. È quindi un metodo di pagamento che si basa sull’idea che il rimborso non deve essere correlato alle spese effettive sostenute ma alle spese medie attese, indipendentemente dal costo effettivo delle cure prestate. Con la legge 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria (più nota come “legge Gelli” [3] questo sistema sembra non essere più adatto. La legge impone che il medico e quindi la struttura debbano attenersi alle miglior linee guida per la cura dei pazienti, ma ciò determina un maggior impiego di risorse e un conseguente aumento dei costi. A conferma di questo un recente studio[4] ha evidenziato come con il sistema attuale le aziende sanitarie, per rispettare gli standard di qualità e di sicurezza delle cure richiesti dalle linee guida, rischierebbero il deficit di bilancio, perchè non sufficientemente remunerate.

I sistemi di valorizzazione delle prestazioni vanno pertanto rapidamente cambiati passando dai DRG ai PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali),[5] che sono la declinazione a livello locale delle linee guida. La definizione di PDTA è quella riportata dal Ministero della salute: “Il PDTA è una sequenza predefinita, articolata e coordinata di prestazioni erogate a livello ambulatoriale e/o di ricovero e/o territoriale che prevede la partecipazione integrata di diversi specialisti e professionisti (oltre al paziente stesso), a livello ospedaliero e/o territoriale, al fine di realizzare la diagnosi e la terapia più adeguate per una specifica situazione patologica”. Il PDTA tende a ridurre la variabilità dei comportamenti, mantenendo quelli più appropriati e virtuosi, attraverso la definizione della migliore sequenza di azioni, nell’ottica del miglioramento continuo della qualità e della prevenzione del rischio sanitario. La centralità del paziente diventa, quindi, non solo un paradigma clinico assistenziale, ma anche economico e finanziario.[6] 

Un sistema alternativo è quello che vede la riorganizzazione degli ospedali secondo il concetto intensità di cura e complessità assistenziale. Il concetto di “intensità di cura” è un concetto che fonda l’organizzazione della struttura ospedaliera non più sulla presenza di unità specialistiche, come fatto finora, ma sulla base delle necessità cliniche del paziente e della conseguente dipendenza assistenziale. Ciò fa si che il concetto di “qualità delle cure” non è più definito in termini di volumi di prestazioni erogate, ma si lega ai concetti di tempestività e appropriatezza, in modo da rispondere al bisogno da parte del paziente di ricevere le cure necessarie rispetto ai propri bisogni nel momento e nei modi più adeguati al caso, il che rende obsoleto il sistema tariffario di pagamento delle prestazioni basato sui DRG.[7] Abbiamo parlato dell’ospedale per intensità di cure in questo articolo.

 

 

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BIBLIOGRAFIA

[1] D.Lgs. n. 502/1992. “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421” 

[2] D.lgs 517/1993. “Modificazioni al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421

[3] Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

 [4] Medici F. “Per la sicurezza delle cure affianchiamo alla retribuzione per Drg quella per Pdta“. Articolo pubblicato online su QuotidianoSanità in data 31 maggio 2018 e disponibile al seguente link

[5] Ibidem

[6] ASIQUAS. “Per una trasformazione possibile del “Sistema salute”. Position Paper 2022 (link)

[7] Giovanna Vicarelli e Guido Giarelli. “Libro Bianco. Il Servizio Sanitario Nazionale e la pandemia da Covid-19. Problemi e proposte”. FrancoAngeli editore, Milano 2021. Pag. 137

 

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