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Un capo è efficace solo se è anche un leader (anche in sanità)

È accertato che le organizzazioni più efficienti sono quelle con dipendenti soddisfatti e un clima interno sereno e partecipativo. Da questo punto di vista il comportamento di chi dirige è molto importante. Vediamo perchè

 

Spesso le problematiche che insorgono all’interno delle organizzazioni sanitarie sono legate a una scarsa o inadeguata preparazione dei dirigenti alla leadership. Ma che cosa si intende con questo termine? La parola “Leadership” deriva dal verbo inglese “To Lead”, che significa dirigere, pertanto questo termine fa riferimento alla capacità di un individuo di saper guidare un gruppo di persone.

Il dramma di molte aziende sanitarie è che spesso si ha che fare con “capi” e non leader: persone che basano il loro potere sulla coercizione cioè sulla possibilità di mettere in atto azioni punitive, che si pongono verso gli altri con autorità invece che con autorevolezza. L’arroganza, il cercare di imporsi con la forza, il non chiedere il parere ai diretti interessati riguardo, per esempio, a turni o ferie può fare la differenza, relativamente all’opinione che gli altri avranno su di loro.[1] Quando un reparto non funziona, quando si verifica un alto tasso di assenteismo o un elevato turn over, probabilmente le cause vanno ricercate a monte, nella dirigenza, e non a valle, tra il personale.

Esiste una disciplina, chiamata Psicologia delle Organizzazioni, che studia gli aspetti che riguardano gli ambienti di lavoro e il “clima” che si produce all’interno dell’organizzazione di lavoro. Questa disciplina ha da tempo evidenziato l’intimo collegamento tra le azioni poste in essere dal “leader” e le persone che in essa operano, e come questo rapporto influenza il successo o meno di un’organizzazione.[2]  

Le ripercussioni negative di un cattivo clima tra il “capo” e i suoi collaboratori possono andare dalla conflittualità tra colleghi, all’assenteismo, all’elevato turn over, agli infortuni e al verificarsi di episodi di malasanità. E questo a volte genera un circolo vizioso: di fronte ad un calo di produttività del dipendente, spesso il “capo”, scambiandolo per negligenza, tende ad irrigidirsi o addirittura a irrogare punizioni. Molte indagini dimostrano che i dipendenti, quando lasciano un’azienda o il reparto, non lasciano in realtà l’azienda o il reparto, ma lasciano il loro capo. Una “punizione” per le punizioni ingiustamente ricevute.

Conoscendo tutto questo ogni organizzazione dovrebbe scegliere e formare adeguatamente i propri dirigenti, non soffermandosi solo sugli aspetti tecnici ma soprattutto psicologici, in particolare le conoscenze e le abilità nel campo delle relazioni interpersonali. Per una struttura sanitaria avere dirigenti di qualità è indispensabile, siano essi coordinatori infermieristici o Direttori di Unità Operativa (ex primari). Un dirigente che manchi di capacità empatiche verso gli altri o di competenze relazionali, rischia di non riuscire a svolgere a pieno il proprio ruolo o addirittura di produrre danni. Per questo i dirigenti dovrebbero essere valutati dal proprio personale, un po’ come accade già in altri contesti, per esempio la scuola, in cui i professori e presidi sono valutati da studenti e insegnanti.

 

Qual è il vero leader?

Il vero leader è colui che ottiene che altre persone facciano ciò che devono non perché si sentono obbligate, ma perché lo vogliono. Il vero leader è colui che riesce a motivare il gruppo e ad orientarlo verso fini comuni, colui che dà il buon esempio, colui che si adopera nel risolvere le crisi interne con la collaborazione e l’ascolto, che si prodiga per migliorare la qualità del lavoro, che programma insieme agli altri gli obiettivi da raggiungere, che condivide le informazioni, che utilizza gli errori per apprendere e non per punire. Il vero leader è quello che tiene conto delle caratteristiche individuali dei suoi collaboratori in modo da avere il meglio da ognuno di loro. Il vero leader è colui che conosce il contesto nel quale lavora, che spiega il perché delle decisioni, che considera le opinioni altrui, che loda in pubblico e “tira le orecchie” in privato, che non sminuisce i meriti, che giudica per quello che vede e non per quello che sente, che ascolta le lamentele e cerca di porvi rimedio, che istruisce le nuove leve ai pericoli affinchè non commettano errori.

Chi più si avvicina a questa descrizione tanto più sarà rispettato e riconosciuto come leader dai propri collaboratori.

Tali conclusioni hanno trovato recente conferma nei dati preliminari di uno studio scientifico, secondo il quale nei reparti in cui il Coordinatore infermieristico (ex Caposala) esercita uno stile di leadership etico e autentico, i livelli di cinismo, di stress e di burnout tra gli infermieri scendono considerevolmente, mentre al contrario aumentano i livelli di soddisfazione lavorativa, di dedizione al lavoro e di senso di appartenenza all’organizzazione, con un impatto diretto anche sugli errori, risultando in particolare una riduzione delle cadute, delle infezioni e della mortalità all’interno delle Unità Operative.[3]  

 

In un altro articolo abbiamo visto il rapporto tra benessere sui luoghi di lavoro ed efficienza ed efficacia del sistema sanitario (qui). 

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BIBLIOGRAFIA

[1] Rosiello A. “Un manager è efficace solo se è anche un leader (quindi efficiente ma gentile)”. Articolo pubblicato il 01-03-2017 su “Il fatto quotidiano” online 

[2] Schneider B., Bowen D. E., Ehrhart M. G. et al. “The climate for service: evolution of a construct”. Handbook of organizational culture and climate. Thousand Oaks, California (2000): 21-36

[3]La leadership del coordinatore infermieristico riduce gli errori in corsia. I risultati dello studio coordinato dal Policlinico Tor Vergata“. Articolo pubblicato sul sito di informazione sanitaria “QuotidianoSanità” in data 14-09-2022 (link)

 

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