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Lesioni a neonato: ostetrica colpevole se non segue le linee guida

Per la Cassazione ostetrica colpevole se omette di applicare durante il parto le manovre previste nelle linee guida, causando danni al nascituro

 

Il comportamento colposo che perlopiù si riscontra, in ambito sanitario, è quello legato ad imperizia. L’art. 6 della legge n. 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria (più nota come “legge Gelli”)[1] ha introdotto il rispetto delle linee guida o delle buone pratiche assistenziali come criterio di esclusione dalla responsabilità penale nei casi di imperizia per lesioni personali colpose e omicidio colposo.

Ricordiamo che le linee guida consistono in raccomandazioni di comportamento clinico, redatte sulla base delle evidenze scientifiche, rivolte ai  sanitari, allo scopo di suggerire loro le modalità di intervento più appropriate in specifiche circostanze cliniche.[2] Per buone pratiche assistenziali, invece, si intendono tutti i documenti, comunque denominati, di qualsiasi estrazione essi siano, purché elaborati con metodologia dichiarata e ricostruibile e basati su evidenze scientifiche (es. percorso diagnostico-terapeutico, protocollo, standard, procedura, ecc.).[3]

La giurisprudenza[4] [5] ha definitivamente stabilito che solo la presenza di lieve imperizia permette di applicare la causa di non punibilità per morte o lesioni personali previsto dall’art. 6 della legge Gelli, sempre a patto che siano state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, dalle buone pratiche clinico-assistenziali, e sempre che queste siano adeguate alle specificità del caso concreto.[6]  

 

Un caso concreto

Esemplare da questo punto di vista è una recente sentenza della Cassazione.[7] La pronuncia ha riguardato un’ostetrica colpevole per aver cagionato, durante un parto, lesioni personali gravi alla nascitura. In particolare la professionista, pur in presenza di segni indicatori di una distocia di spalla, esercitava “trazioni eccessive ed improvvide” che causavano le lesioni, concretatesi nella paralisi dell’arto superiore sinistro.

In merito i giudici hanno sentenziato che: “…..le linee guida di riferimento imponevano specifiche manovre che l’imputato aveva frontalmente omesso di attuare; e che erano state realizzate diverse manovre, del tutto inappropriate rispetto alla situazione concreta.”.

Ciò rendeva certa la sussistenza di un nesso causale fra l’omissione e l’evento accaduto (il nesso di causalità richiede appunto che sussista un rapporto di causa-effetto tra l’evento dannoso ed il fatto compiuto).[8]

In conclusione, secondo i giudici, l’esecuzione di manovre del tutto inadeguate, non contemplate dalla letteratura scientifica, costituisce per l’ostetrica una condotta “gravemente imperita“, che pertanto esclude la causa di non punibilità prevista dell’art. 6 della legge Gelli.[9]

Ostetrica colpevole quindi per il reato di lesioni personali colpose quando omette di applicare le dovute manovre previste dalle linee guida (o buone pratiche) di riferimento, causando danni al nascituro.

 

Aspetti normativi

La lesione personale colposa è il delitto previsto dall’art. 590 del codice penale, che cosi recita:

“Chiunque cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi (..); Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi (..), se è gravissima la pena è della reclusione da tre mesi a due anni (..). Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale”.

Quindi in pratica la lesione personale colposa è perseguibile d’ufficio quando è grave o gravissima e si realizza sul luogo di lavoro (infortunio). In tutti gli altri casi le lesioni personali colpose non sono perseguibili d’ufficio, ma a querela della persona offesa.

 

In un altro articolo abbiamo parlato della colpa grave in campo sanitario (qui).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

[2] Field MJ, Lohr KN (Editors). Guidelines for Clinical Practice. From Development to Use. Washington, D.C: Institute of Medicine. National Academy Press; 1992

[3] Benci L., Bernardi A., Fiore A., et al. “Sicurezza delle cure e responsabilità sanitaria” (Commentario alla legge 24/2017). Edizioni Quotidiano Sanità. Roma 2017, pagg. 72-79

[4] Cassazione, Sezioni Unite, sent. 21 dicembre 2017, Pres. Canzio, Rel. Vessichelli, Ric. Mariotti (informazione provvisoria)

[5] Cass. Sez. Unite, 22/02/2018, n. 8770/2018

[6] Carrara D’Albi’ R. “La responsabilità in ambito penale“. Articolo pubblicato sul portale di informazione giuridica “Salvisjuribus” il 26/03/2018 e disponibile al seguente link

[7] Cassazione Penale, sentenza 08 maggio 2019 n. 19386

[8] Art. 40 codice penale

[9] Vappilli V. “Cassazione: il medico deve scegliere le linee guida adeguate”. Articolo pubblicato sul portale giuridico “Studio Cataldi” in data 19/05/2019

 

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