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Interventi inutili e protesi difettose: quando la sanità è “malata”

Pazienti operati senza una reale necessità o a cui sono state impiantate protesi difettose, solo per trarne profitto. Sembra incredibile eppure è accaduto, come rivelano alcuni casi tratti dalla cronaca

 

Fare il bene del paziente, oltre che un obbligo etico e morale, dovrebbe essere il principio guida di ogni operatore sanitario. Purtroppo non sempre è cosi. Non dobbiamo dimenticarci, purtroppo, che l’essere umano porta con sé anche una dimensione meno nobile, legata all’avidità e al denaro, che in ambito sanitario non dovrebbe trovare accoglienza eppure esiste, come molti episodi di cronaca ci insegnano.

Purtroppo fare degli ospedali delle “aziende” ha favorito la nascita di comportamenti illeciti oltre che moralmente censurabili. Facciamo l’esempio dei dispositivi medici. Questi strumenti quali valvole cardiache, pacemaker, defibrillatori impiantabili, protesi ortopediche, ecc. sono prodotti benemeriti dell’industria sanitaria che vengono impiantati nei pazienti per risolvere un loro problema di salute. Il fatto incredibile è che talvolta individui senza scrupoli, approfittando del loro ruolo all’interno degli ospedali, operano pazienti e impiantano tali dispositivi anche senza una reale necessità, solo per trarne profitto. Vediamo brevemente alcuni casi tratti dalla cronaca.

Tristemente famosa è stata nel biennio 2007-2008 la cosiddetta ‘clinica degli orrori’ in Lombardia, dove venne accertata dalla Guardia di Finanza l’esecuzione di operazioni chirurgiche non necessarie (tra cui anche interventi di asportazione del seno a giovani donne), solo per incassare i rimborsi regionali. Per questa vicenda il responsabile è stato condannato a 15 anni per lesioni personali, falso e truffa ai danni del Sistema sanitario nazionale,[1] pena aumentata nel 2021 a 21 anni e 4 mesi.

Si è concluso con sette condanne nel 2007 il processo per lo scandalo delle valvole cardiache difettose impiantate a Torino a ignari pazienti. A causa di quelle protesi difettose, che erano state utilizzate dietro compenso di tangenti, sono morte ventisei persone e decine di pazienti sono stati costretti a subire una seconda operazione.[2]

È tutt’ora oggetto di indagine l’aumento inspiegabile di interventi di artrodesi alla schiena (un delicato intervento neurochirurgico di fissazione delle vertebre mediante l’impiego di viti e placche) che sono più che raddoppiati dal 2009 al 2016 nelle strutture private convenzionate, mentre sono rimasti stabili negli ospedali pubblici. Non a caso l’aumento di tali interventi è coinciso con l’entrata in vigore di più favorevoli tariffe di rimborso alle strutture sanitarie private che li eseguivano.[3]

La cosa è ancora più grave se si considera che questi apparecchi non sono già di per sè privi di rischi. Infatti, secondo l’ultimo rapporto del Ministero della salute sugli eventi avversi occorsi con i dispositivi medici, nel 2020 si sono registrati ben 6.068 incidenti di cui 79 hanno portato al decesso del paziente.[4] Questo dovrebbe essere un motivo in più per utilizzarli soltanto quando è veramente necessario. Per fortuna l’Europa è intervenuta adottando dal maggio 2021 una normativa più stringente in materia di dispositivi medici che rende obbligatorio monitorare la sicurezza e le performance dei dispositivi medici anche dopo la loro certificazione e immissione in commercio.[5] Purtroppo la norma impone ai costruttori di adottare i nuovi criteri solo a partire dal 2026. 

Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso di pazienti che dopo essere stati sottoposti a visita cardiologica in ospedale venivano contattati a domicilio per prospettare loro la necessità di sottoporsi ad un impianto di pacemaker, lo stesso intervento risultava invece superfluo ad una visita successiva con un proprio medico di fiducia.

Un’altra anomalia riguarda le prescrizioni antibiotiche. Secondo l’OMS un uso non razionale degli antibiotici rappresenta la causa principale dell’insorgenza del fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Dall’analisi dei dati relativi ai Medici di Medicina Generale, in un caso su quattro, è emersa la prescrizione antibiotica anche per patologie per le quali questi non trovano alcuna indicazione (influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta).[6] 

Si dice che l’attività dei professionisti sanitari non può essere considerata alla pari di quella degli altri professionisti, perché questa è diretta alla tutela della salute umana che è un diritto costituzionale ed è espletata nei confronti di un malato che in quanto tale è un soggetto debole. La conseguenza di ciò è che gli inadempimenti e le offese a quel diritto dovrebbero essere considerate decisamente più gravi di quelle in cui può incorrere un altro professionista che, di regola, può si cagionare un danno ma non un danno alla salute, che è un bene insostituibile e prezioso. Se questo è vero per danni “colposi” cioè involontariamente causati allora dovrebbe essere ancora più grave quando chi agisce lo fa coscientemente, per trarne profitto, senza la minima considerazione e rispetto per la vita umana.

E’ soprattutto quando siamo ammalati che vorremmo essere protetti, accuditi. Per questo tali episodi sono cosi riprovevoli. La legge dovrebbe tutelare di più i cittadini vittime di questi orrori, e garantire loro giustizia con pene esemplari.

 

Quale pena prevede il nostro ordinamento in tali casi?

Secondo una recente sentenza se il paziente muore a seguito di un intervento inutile, il medico che lo ha operato risponde penalmente per il reato di “Omicidio preterintenzionale” (reclusione da 10 a 18 anni).[7] Qualora nella condotta del medico sia rinvenibile una finalità terapeutica o comunque la terapia praticata sia inquadrabile nella categoria degli atti medici si configura il reato di “Omicidio colposo” (reclusione da 6 mesi a 5 anni).

Non da meno sono le conseguenze disciplinari: un professionista sanitario che abbia commesso dei reati può essere radiato dall’Ordine di appartenenza.

 

In un altro articolo abbiamo visto come segnalare incidenti connessi all’uso dei dispositivi medici (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Loiacono F. “Clinica degli orrori, resta ai domiciliari ex primario Brega Massone condannato per truffa e lesioni”. Articolo pubblicato sul sito web “Fanpage” il 27-07-2020 (link)

[2]Valvole killer, sette condanne”. Articolo pubblicato sul sito web de La Repubblica il 20-02-2009 (link)

[3] Gabanelli M. “Il business del mal di schiena”. Articolo pubblicato sul sito web del Corriere della sera in data 11 febbraio 2018 (link)

[4] Ministero della salute. “Rapporto sulle attività di vigilanza sui dispositivi medici per l’anno 2020”. Marzo 2022 (link)

[5]  M. Gabanelli, S. Ravizza. “Dispositivi medici, le nuove regole per il commercio di protesi al seno, pacemaker, spirali e stent“. Articolo pubblicato sul sito web del  Corriere della sera il 05-10-2021 (link)

[6] Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali. “L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto Nazionale 2019”. Roma: Agenzia Italiana del Farmaco, 2020. Pag. 17 (link)

[7] Zeppilli V. “Intervento inutile? Il medico risponde di omicidio preterintenzionale“. Articolo pubblicato sul sito di informazione giuridica StudioCataldi il 18 dicembre 2020 (link)

 

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