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Emergenza 118: un’insufficiente dotazione organica costituisce un pericolo per la sicurezza

Quali rischi presenta il trasporto del paziente in emergenza 118 con un numero insufficiente di operatori? Cosa prevede la normativa da questo punto di vista? Vediamolo in questo articolo

 

Nell’ambito della bozza di riforma del sistema di emergenza 118 della Regione Toscana è stata proposta la riduzione del numero dei componenti degli equipaggi delle ambulanze che dovrebbero passare dalle attuali tre unità a due (oltre la componente sanitaria, medico o infermiere). Sulla questione sono intervenuti 300 tra medici e infermieri del servizio di emergenza 118 che hanno evidenziato, in una lettera aperta,[1] come tale modifica possa costituire un pericolo per lo svolgimento del soccorso in condizioni di sicurezza.

Si legge nella lettera: “(…) tale decurtazione del personale renderebbe impossibile mantenere gli attuali standard qualitativi dell’attività delle squadre con medico o infermiere. Tali équipe, già sovraccariche di strumentazione sanitaria e dell’ingombrante equipaggiamento in dotazione, si troverebbero ad operare in scenari impegnativi, talora ostili, senza poter ricorrere, come oggi avviene, alla fondamentale collaborazione di un congruo numero di soccorritori; I dispositivi di mobilizzazione di nuova generazione non eliminano infatti, la necessità di un numero adeguato di operatori per sostenere il peso del trasportato, assicurando una rotazione tra gli stessi per il trasporto del paziente fino al mezzo di soccorso, specie nella necessità di coprire lunghi percorsi non solo in ambiente impervio, ma anche nei normali contesti abitativi (condomini, abitazioni di più piani, etc.). Il rischio, più che concreto, è di dover ricorrere ad un secondo mezzo ove e qualora si rendesse necessario un supporto per il trasporto di un paziente, introducendo un intollerabile dilazionamento dei tempi di soccorso, inaccettabile soprattutto in caso di patologie tempo-dipendenti. Si pensi al grave incidente stradale, o al trasporto di pazienti impegnativi da piani elevati di abitazioni e molte altre situazioni: se questa norma venisse approvata il medico o l’infermiere del sistema di emergenza 118 che dovesse intervenire su uno scenario critico disporrebbe solamente di due soccorritori, dei quali un autista, magari ultrasettantenne: un vulnus intollerabile per la sicurezza di tutti quei pazienti critici, che quotidianamente medici e infermieri dei 118 della Regione Toscana prendono in carico”.

Qualora tali previsioni si avverassero, dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, il rischio principale per gli operatori sarebbe quello di lesioni al livello dell’apparato osteo-articolare (soprattutto del tratto dorso-lombare), dovuto ad un sovraccarico biomeccanico conseguente alla necessità di sollevare un maggior peso.

 

Cosa prevede la normativa in merito?

Il D.Lgs 81/2008,[2] entrato in vigore il 15 maggio 2008 per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro, prevede tra gli obblighi del datore di lavoro la valutazione dei rischi e la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Il documento deve riportare la valutazione di tutti i fattori di rischio esistenti in azienda,[3] sia di natura tecnica che organizzativa (compresi turnazione e organici). La valutazione dei rischi è finalizzata a:

  • individuare i rischi per la salute, che potrebbero causare infortuni e malattie professionali, presenti nella propria azienda
  • definire le modalità adeguate per eliminarli o gestirli (cioè ridurli per quanto possibile)
  • fornire a tutti i soggetti coinvolti i mezzi, gli strumenti, le informazioni, la formazione e l’addestramento adeguati a tutelare la salute durante l’attività lavorativa.

Nella fattispecie della movimentazione manuale dei carichi il datore di lavoro è tenuto a evitare o ridurre “i rischi, particolarmente di patologie dorso-lombari, adottando le misure adeguate, tenendo conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche dell’ambiente di lavoro e delle esigenze che tale attività comporta”.[4]

La responsabilità del datore di lavoro al riguardo è stata ribadita in più occasioni della Cassazione,[5] e trova origine nell’art. 2087 del Codice Civile il quale recita: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Sulla stessa linea l’art. 1176 del Codice Civile il quale prevede che il datore di lavoro “Nell’adempimento dell’obbligo inerente all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”. In particolare, la sentenza 14556/2017 della Corte di Cassazione ha sancito che proprio al datore di lavoro spetta “l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi dell’evento medesimo”.

Sulla scorta dei risultati di numerosi studi di fisiopatologia e di biomeccanica dell’apparato locomotore e di epidemiologia sono stati stabiliti dalla legge, per la movimentazione manuale di carichi, veri e propri valori limite, al fine di indirizzare eventuali azioni di prevenzione. Tenuto conto delle differenze di genere e di età, il carico massimo sollevabile stabilito per singolo lavoratore/lavoratrice è il seguente:[6]

  • Uomo: dai 18 ai 45 anni il peso massimo sollevabile è 25 Kg (fino a 18 e oltre 45 anni è di 20 Kg)
  • Donna: dai 18 ai 45 anni il peso massimo sollevabile è 20 Kg (fino a 18 e oltre 45 anni è di 15 Kg).

 

Quali rischi presenta il soccorso in emergenza 118 con un numero insufficiente di operatori?

Come detto la norma suggerisce di utilizzare, come pesi massimi in condizioni ideali, 25 kg per i maschi e 20 Kg per le femmine, se si vuol salvaguardare la salute della popolazione adulta sana. E’ stato calcolato e misurato che il sollevamento di un carico di circa 25 Kg da terra (a schiena flessa) fino all’altezza del torace, può comportare forze di compressione sul disco lombare superiori a 400 Kg.[7] Il superamento di tali valori di massa durante i sollevamenti, anche se occasionali, è considerato dalla normativa “critico” e quindi da evitare.[8] Il manuale INAIL suggerisce, come regola generale per evitare danni, di “Non sollevare manualmente, da soli, pesi superiori ai valori di peso massimo movimentabile”.[9] Logica vuole che se è buona norma non superare il limite di 25 kg per singolo operatore, considerando che una persona pesa mediamente 70/80 kg e necessita di essere completamente sollevata per il trasferimento dall’abitazione all’ambulanza, è evidente come per eliminare o quantomeno ridurre i rischi per tale operazione siano necessari almeno tre operatori.[10] Infatti lo sforzo di sollevamento è minore se suddiviso in più parti.

Al peso del paziente si deve aggiungere il peso dei vari materiali ed apparecchiature in dotazione all’equipaggio come defibrillatore, borsone, bombola O2, tavola spinale, ecc. Non poco incidono le condizioni sfavorevoli in cui avviene il trasporto, per vari motivi: il pavimento o il piano di lavoro presenta dislivelli che implicano la manipolazione del carico a livelli diversi (es. gradini), il carico è in equilibrio instabile o con contenuto a rischio di spostamento (es. sollevamento della barella da terra), il carico è collocato in una posizione tale per cui deve essere tenuto/maneggiato a una certa distanza dal tronco o con una torsione o inclinazione del tronco (es. paziente sul telo-amaca), il posto o l’ambiente di lavoro non consentono al lavoratore la movimentazione manuale di carichi a un’altezza di sicurezza o in buona posizione (es. fossati). Questi fattori sono moltiplicativi del rischio per cui potrebbero abbassare ulteriormente il valore del peso massimo movimentabile.

Il mancato rispetto delle disposizioni contenute nel D.Lgs 81/2008 può avere conseguenze rilevanti, quali ad esempio:

  • aumento degli infortuni per i lavoratori
  • possibilità di coinvolgimento del paziente nell’infortunio
  • rischio di sanzioni per il datore di lavoro previste dal D.Lgs 81/2008
  • aumento dei fattori di rischio psicosociale per il personale (insoddisfazione, stress, burnout) con conseguente riduzione dell’efficienza e della produttività aziendale.[11] [12]

 

Conviene risparmiare sulla sicurezza?

Nel campo dell’emergenza 118 l’operatore è sottoposto allo stress che deriva dall’espletare attività svolte in condizioni difficili ed “ostili” per definizione (all’aperto e su strada, in luoghi aperti al pubblico, cantieri, ecc.). Essere quotidianamente chiamato a gestire situazioni forti, con il tempo che incalza, il contatto con il dolore e la sofferenza, i ritmi di lavoro serrati che non permettono di staccare emotivamente, sono tutte variabili che possono penalizzare l’equilibrio emotivo del personale di emergenza ed incidere sulla salute del lavoratore. Pertanto è necessario creare condizioni per cui chi lavora non debba subire ulteriori elementi di stress. In tali condizioni il personale non è messo in condizione di operare serenamente, con aumento del rischio per pazienti e operatori. 

La riduzione dei costi della sanità è senz’altro auspicabile in un periodo di crisi economica come quello attuale ma bisogna anche essere coscienti che superata una certa soglia questo atteggiamento non solo non produce benefici ma genera un aumento paradosso dei costi, legato all’aumento della spesa sanitaria, sociale e previdenziale.

 

In un altro articolo abbiamo visto come si valutano i rischi sul lavoro (qui).

Puoi trovare altri articoli inerenti il rischio clinico e la sicurezza nel sistema 118 a questa pagina.

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BIBLIOGRAFIA

[1]Lettera aperta dei medici ed infermieri dei sistemi 118 della regione toscana” (disponibile al seguente link)  

[2] Decreto Legislativo 09-04-2008, n. 81. Attuazione dell’art.1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Gazzetta Ufficiale n. 101, S. O. 108, 30 aprile 2008

[3] Ibidem. Art. 28, comma 1

[4] Ibidem.  Articolo 168 (Obblighi del datore di lavoro). Comma 2, lettera “c”

[5] Cassazione sentenza n. 4012/1998

[6] Allegato XXXIII del D.Lgs. 81/08, che fa riferimento alla ISO11228-1 e EN1005-2

[7] Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018: linee di indirizzo per l’applicazione del titolo VI del D. Lgs. 81/08 e per la valutazione e gestione del rischio connesso alla Movimentazione Manuale di Carichi (MMC)

[8] Ibidem. Tabella 7: Sollevamento e Trasporto – quick assessment- condizioni critiche

[9] Manuale INAIL “I disturbi muscolo-scheletrici lavorativi”. Edizione 2012, pag. 21 (disponibile al seguente link )

[10] Commissione Europea. “Rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro nel settore sanitario”. 2010, pag. 126

[11] Ministero della Salute. “Manuale di formazione per il governo clinico: la sicurezza dei pazienti e degli operatori”. Roma, 2012, pag. 83

[12] INAIL. “Carichi di lavoro e sicurezza degli operatori sanitari”. Collana Salute e Sicurezza. Milano, 2017, pag. 10

 

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