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Strategie per migliorare l’igiene delle mani in ambiente sanitario

Si può migliorare l’adesione all’igiene delle mani negli operatori sanitari adottando opportune strategie. Vediamo alcuni esempi

 

La riduzione degli errori sanitari consente di aumentare la sicurezza per pazienti e operatori. Importante è quindi puntare a modificare i comportamenti errati o pericolosi, soprattutto quelli che hanno o avrebbero potuto comportare un danno al paziente.

Nel caso della sicurezza del paziente, i professionisti sanitari non hanno certamente intenzione di arrecare danni, ma spesso il loro comportamento contribuisce a determinare eventi avversi. Si deve pertanto cercare di modificare tali comportamenti cosi da aumentare la sicurezza per il paziente.

Gli strumenti tradizionali per modificare i comportamenti comprendono regolamenti, incentivi e informazione. Ma spesso con questi sistemi non si ottengono i risultati sperati. Utilizzando studi sul comportamento umano, di psicologia e neuroscienze sono stati messi a punto sistemi, che inducono le persone a modificare i propri comportamenti.

Per esempio sappiamo che la principale causa di infezioni correlate all’assistenza è la scarsa igiene delle mani.[1] Nonostante l’evidenzia scientifica ed i costi elevatissimi derivanti dalle infezioni, nella letteratura in materia si riportano livelli di adesione all’igiene delle mani decisamente limitati. In epoca di pandemia da Coronavirus comprendiamo ancor di più l’importanza di questo problema. Una strategia è stata rendere consapevoli gli operatori circa l’importanza di questa pratica, facendoli partecipare ad un esperimento.

Si tratta di uno studio, molto interessante, che si è svolto in un’unità di terapia intensiva negli Stati Uniti. Gli operatori sono stati informati che telecamere sarebbero state installate nei pressi di lavandini e dispenser per le mani. Le telecamere consentivano solo la vista parziale per tutelare la privacy e i dati raccolti non potevano essere utilizzati per identificare né dipendenti né pazienti. Quando gli addetti osservavano un operatore sanitario che eseguiva l’igiene delle mani assegnavano un punteggio positivo. Il punteggio veniva assegnato se l’operatore sanitario eseguiva efficacemente l’igiene delle mani sia prima che dopo la cura del paziente, dopo aver toccato oggetti nell’ambiente del paziente e dopo aver rimosso i guanti.

I risultati delle osservazioni venivano costantemente trasmessi in tempo reale su schermi luminosi a led montati nei corridoi (foto sotto).

In questo modo i tassi di igiene delle mani hanno avuto un balzo in avanti significativo. Il tasso medio di adesione dei professionisti sanitari alle raccomandazioni delle linee guida sul lavaggio delle mani è in media del 38%; attraverso questo sistema si sono ottenuti tassi di adesione fino all’80%.[2]

Altro sistema efficace è stato veicolare sul salvaschermo dei computer messaggi virtuosi sul lavaggio delle mani come, per esempio, “Effettuare un’appropriata igiene delle mani mantiene in buona salute i bambini che assisti”. 

Partendo dal presupposto che gli operatori sanitari (medici, infermieri, ecc.) agiscano sulla base di solidi principi deontologici, questo tipo di tecniche spinge sicuramente ad adottare comportamenti più sicuri per i pazienti.

Se si decidesse di utilizzare questa tecnologia negli ospedali i costi sarebbero ben presto ripagati. Bisogna infatti considerare che le complicanze infettive associate all’assistenza sanitaria rappresentano il principale evento avverso in sanità con alto numero di richieste risarcimento danni.

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato delle Infezioni correlate all’assistenza dal punto di vista della responsabilità professionale dell’operatore (link)

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BIBLIOGRAFIA

[1] European Centre for Disease Prevention and Control. “Economic evaluations of interventions to prevent healthcare-associated infections”. ECDC, 2017

[2] Donna Armellino, Erfan Hussain, Mary Ellen Schilling et al. “Using High-Technology to Enforce Low-Technology Safety Measures: The Use of Third-party Remote Video Auditing and Real-time Feedback in Healthcare”, Clinical Infectious Diseases, Volume 54, Issue 1, 1 January 2012, Pages 1–7

 

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