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Eventi avversi in sanità, si possono prevenire?

Il problema degli eventi avversi in sanità rappresenta una delle più importanti criticità del sistema sanitario. Ma si tratta di accadimenti inevitabili o è possibile prevenirli?

 

La sicurezza dei pazienti è un problema di salute pubblica globale in tutti i paesi. Si calcola che siano milioni, ogni anno, nel mondo, i decessi collegati al “rischio clinico” cioè alla possibilità che un paziente subisca un danno imputabile alle cure sanitarie. Numerosi studi hanno dimostrato come un’alta percentuale di questi eventi sia prevenibile.[1] Per tale ragione occorre adottare comportamenti virtuosi nell’assistenza e nella cura ai pazienti, e correggere quelli che hanno o avrebbero potuto comportare eventuali danni.

Ma quando si parla di evento avverso? Secondo la definizione del Ministero della salute un evento avverso è un “evento inatteso correlato al processo assistenziale che comporta un danno al paziente, non intenzionale e indesiderabile. Gli eventi avversi, come abbiamo detto, possono essere prevenuti in gran parte, ma non totalmente, distinguiamo quindi eventi avversi prevenibili e non prevenibili. Un evento avverso attribuibile ad errore è un evento avverso prevenibile. Per esempio, un evento in cui un paziente, che è stato precedentemente valutato come non a rischio di caduta, inciampa accidentalmente e cade provocandosi una frattura del femore, è considerato un evento avverso non prevenibile. Al contrario, quando una persona che è stata valutata a rischio di caduta non riceve i mezzi essenziali per prevenire le cadute e cade procurandosi un danno, l’evento deve essere considerato un errore sanitario, e quindi un evento avverso prevenibile.[2] Questo è il caso in cui il paziente o i suoi familiari avrebbero diritto a richiedere un equo risarcimento del danno all’azienda sanitaria.

Il termine evento avverso è un termine ampio che può comprendere qualsiasi effetto negativo, anche lieve; per gli eventi avversi gravi è stato invece coniato il termine “evento sentinella”. Un evento sentinella è un evento avverso di particolare gravità, potenzialmente indicativo di un serio malfunzionamento del sistema, che può comportare morte o grave danno al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del servizio sanitario nazionale (ne abbiamo parlato in questo articolo). [3] 

Gli eventi avversi sono di vario tipo e possono includere: errori trasfusionali, diagnosi sbagliate, errori con i farmaci, interventi chirurgici sul lato del corpo sbagliato, suicidi prevenibili, lesioni o morte legate alla contenzione, infezioni ospedaliere, cadute, ulcere da pressione, ecc.

La gestione del rischio clinico (in inglese risk management) si focalizza sugli eventi avversi prevenibili. Purtroppo questa attività di gestione è legata, ancora oggi, all’applicazione di strumenti di analisi a posteriori dell’errore per appurare principalmente le cause che lo hanno originato mentre si dovrebbe soprattutto cercare di prevenire gli eventi avversi e le loro conseguenze negative. Opportunamente l’ultima legge sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale sanitaria (legge Gelli) ha dato ampio spazio a questo aspetto, richiamando gli operatori sanitari e le strutture a precisi obblighi in tal senso.[4]

Quando si verifica un evento avverso, questo va attentamente analizzato e valutato, infatti solo attraverso opportune e dettagliate analisi è possibile identificare le cause di errore e ridisegnare i processi al fine di ridurre la probabilità che lo stesso errore si ripeta in futuro. A tal fine esistono vari metodi, uno dei più utilizzati è la Root Cause Analysis (RCA) che è un processo finalizzato ad indagare un incidente con l’obiettivo di identificare i fattori che hanno contribuito al suo accadimento (ne abbiamo parlato in questo articolo). È bene sapere che l’analisi dell’evento da parte della struttura sanitaria non ha lo scopo di individuare un colpevole, ma le cause che lo hanno generato. E’ importante che la struttura sanitaria, al termine dell’indagine, fornisca agli operatori un feedback di ritorno sui risultati, compresi eventuali interventi correttivi che si è deciso di adottare.

Gli strumenti a disposizione delle strutture sanitarie per la prevenzione di eventi avversi ed errori in sanità sono molteplici e previsti da specifiche normative, eppure ancora oggi non sempre sono utilizzati. Facciamo di seguito alcuni esempi.

 

Mancanza di un sistema di registrazione degli incidenti

In tutto il mondo si è consolidato l’uso di utilizzare un sistema di segnalazione di errori ed eventi avversi nelle strutture sanitarie da parte degli operatori (il cosiddetto “Incident Reporting”).[5] L’obiettivo principale di un sistema di segnalazione degli incidenti è migliorare il livello di protezione e di sicurezza riducendo la possibilità che il medesimo incidente si ripeta di nuovo, magari a distanza di pochi giorni o settimane. È evidente l’importanza della segnalazione da parte degli operatori di questi eventi; infatti, senza una segnalazione standardizzata e continua degli errori (o di quelli mancati) l’incidenza di questi eventi rimane sconosciuta, nessuna analisi può essere effettuata sulle loro cause e non può essere misurata l’efficacia di alcuna azione preventiva. Gli errori sono commessi dai singoli individui, ma sono spesso causati da interazioni all’interno dell’intera organizzazione. Pertanto, stimolare la comunicazione sugli errori è vantaggioso, poiché l’intera organizzazione può imparare da essi. Va da se quindi che ogni Azienda sanitaria dovrebbe dotarsi di una apposita procedura per la segnalazione degli eventi avversi e degli errori da parte del personale.

 

Formazione inadeguata

Un’insufficiente formazione del personale può causare errori con conseguenti danni o addirittura la morte del paziente, come spesso emerge dall’analisi degli eventi avversi. Il Ministero della salute raccomanda la formazione e l’addestramento continuo del personale come un’attività di primaria importanza, per garantire sicurezza ai pazienti e agli stessi operatori. In questo modo si può prevenire o almeno, in molti casi, limitare la frequenza e il numero di errori e quindi di danno al paziente. È necessaria, quindi, un’azione permanente di formazione continua degli operatori sanitari, di aggiornamento e di verifica dei risultati conseguiti. La formazione continua dovrebbe riguardare non solo l’approfondimento delle conoscenze e competenze professionali già acquisite, ma anche l’apprendimento di materie nuove o anche solo abbozzate nei corsi di laurea. L’aggiornamento professionale, al contrario di quanto accade spesso, dovrebbe essere indirizzato al miglioramento delle prestazioni professionali del professionista e quindi correlato all’attività effettivamente svolta e non all’acquisizione di competenze generiche.

 

Mancata adozione di procedure e protocolli clinici

Molte ricerche hanno certificato l’importanza di seguire linee guida per la prevenzione degli errori e degli eventi avversi a essi correlati. Le linee guida si sostanziano nell’indicazione di standard diagnostici-terapeutici conformi alle regole dettate dalla migliore scienza ed esperienza medica, a garanzia della salute del paziente.[6] Le procedure/protocolli aziendali, che rappresentano la declinazione a livello locale delle linee guida, dovrebbero pertanto essere periodicamente riviste e aggiornate. L’obiettivo è ottenere il reale trasferimento nella pratica clinica delle raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche. Le aziende sanitarie sono tenute ad adeguarsi, per non incorrere in violazione di legge.[7] Naturalmente lo stesso vale per i professionisti, che sono tenuti a rispettare tali disposizioni aziendali, quando presenti. Questo perché, come emerge dalla giurisprudenza, è frequente l’accadimento di eventi avversi prevenibili dovuti alla mancata conoscenza o mancata applicazione di procedure aziendali da parte del personale.[8]

L’organizzazione ideale è, quindi, facendo riferimento agli esempi sopra riportati, quella in grado di addestrare i propri membri a prevenire gli errori, che utilizza un sistema di segnalazione delle potenziali minacce alla sicurezza, che si avvale di procedure e protocolli aggiornati alle ultime evidenze scientifiche.

 

 

In un altro articolo abbiamo visto l’importanza della prevenzione nell’assistenza e nella cura ai pazienti (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] E. N. de Vries et al. “The Incidence and Nature of in-Hospital Adverse Events: A Systematic Review” Quality and Safety in Health Care 17, no. 3 (June 1, 2008): 216–23

[2] L., Ricciardi W., Sheridan S., Tartaglia R. “Manuale di sicurezza del paziente e gestione del rischio clinico”. Cultura e Salute Editore, Perugia, 2022. Pagg. 395-6

[3] Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali. “Protocollo per il Monitoraggio degli Eventi Sentinella”. 2009, pag. 6

[4] Legge 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Art. 1

[5] Albolino S, Tartaglia R, Bellandi T. et al. “Patient safety and incident reporting: the point of view of the Italian Healthcare Workers”. Qual Saf Health Care 19, 2010

[6] Donaldson L., Ricciardi W., Sheridan S., Tartaglia R. “Manuale di sicurezza del paziente e gestione del rischio clinico”. Cultura e Salute Editore, Perugia, 2022. Pag. 690

[7] Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Art. 6, comma 1

[8] Ministero della salute. “Monitoraggio degli eventi sentinella. 5° Rapporto (settembre 2005-dicembre 2012)”. 2015

 

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