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Infezioni Correlate all’Assistenza: quali responsabilità in caso di danno al paziente?

Ha fatto molto scalpore il recente rapporto “OsservaSalute” secondo il quale i morti per infezione in Italia sono raddoppiati negli ultimi anni. Vediamo quali sono le misure da adottare per la prevenzione delle Infezioni Correlate all’Assistenza e le responsabilità in caso di danno al paziente

 

Cosa sono le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA)?

Sotto il termine di Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) rientra qualsiasi tipo di infezione che può occorrere durante il ricovero o dopo le dimissioni di un paziente, della quale non c’era né manifestazione clinica né incubazione precedente all’ingresso in ospedale. Le ICA rappresentano, anche nei paesi sviluppati, la principale causa di morte e di aumento della morbosità per i pazienti ospedalizzati. Le ICA si possono veri care in tutti gli ambiti assistenziali: ospedali, pronto soccorso, day-hospital/day-surgery, lungodegenze, ambulatori, assistenza domiciliare e strutture residenziali territoriali.

Secondo il recente “Rapporto OsservaSalute 2019″ (riferito al 2018) in Italia si è passati in pochi anni dai 18.668 morti del 2003 ai 49.301 del 2016, più del doppio.[1] Secondo l’autorevole European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) in Europa ogni anno circa 4,1 milioni di pazienti contraggono un’infezione correlata all’assistenza, cioè circa il 7% dei ricoveri ospedalieri.[2] Il problema ha ormai assunto dimensioni tali da non poter essere più ignorato o sottovalutato. Anche se non tutte le ICA sono prevenibili, si stima che una quota superiore al 50% sia evitabile con una corretta adesione alle linee guida di prevenzione.[3] La crescita del numero e della severità delle infezioni in Italia è collegato anche all’antibiotico-resistenza. Negli ospedali italiani all’incirca il 40% dei pazienti hanno una prescrizione antibiotica: in paesi come l’Olanda o quelli scandinavi solamente il 20% dei pazienti prende un antibiotico quando è in ospedale (link).

 

Cosa prevede la normativa per la lotta alle ICA?

Uno dei punti cruciali per il contrasto alle ICA è la definizione e l’applicazione di buone pratiche di assistenza. A tal fine la normativa prevede che ogni struttura sanitaria si doti “di un piano aziendale per la gestione del rischio, orientato alla sicurezza degli operatori, pazienti e ambiente, che preveda anche la prevenzione ed il controllo delle infezioni correlate all’assistenza”.[4] Inoltre, nel rispetto del Decreto Ministeriale n.70/2015,[5] ogni struttura ospedaliera si deve dotare di una serie di strumenti per la lotta e il monitoraggio delle ICA, quali:

  • un sistema di raccolta dei dati sulle ICA;
  • sorveglianza microbiologica;
  • protocolli per la profilassi antibiotica;
  • procedura per il lavaggio delle mani;
  • adozione delle procedure che garantiscono l’adeguatezza e l’efficienza delle attività di sanificazione, disinfezione e sterilizzazione.

Il Ministero della Salute, allo scopo di favorire una maggiore attività di prevenzione e di controllo nei confronti delle ICA, in linea con gli Standard nazionali ed internazionali, ha disposto l’istituzione, all’interno di ogni azienda sanitaria, di un apposito organismo denominato Comitato per il Controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (CC-ICA).[6] Scopo del Comitato è quello di vigilare e presidiare tutti gli aspetti relativi sia alla sorveglianza che al controllo delle ICA, nonchè stimolare le attività finalizzate alla loro riduzione. Detti Comitati rappresentano una delle dimensioni del “governo clinico”, termine con il quale si definisce l’insieme delle iniziative poste in essere dalla struttura sanitaria per il miglioramento della qualità e la sicurezza delle cure.

È opportuna la partecipazione attiva di detti Comitati alla programmazione dei piani di formazione e aggiornamento del personale finalizzata alla conoscenza, sorveglianza e prevenzione delle ICA, soprattutto alla luce della nuova legge 24/2017 (più nota come legge “Gelli”)[7] che impone il rispetto delle linee guida messe a punto dalle società scientifiche sulla base della buona pratica clinica. In questo contesto, deve essere garantita a livello aziendale, la collaborazione tra gli organismi aziendali che si occupano di rischio clinico e quelli che gestiscono il rischio infettivo.[8]

 

Quali responsabilità in caso di danno al paziente, per struttura e operatori sanitari?

Le infezioni ospedaliere costituiscono, oltre ad un problema etico, anche un problema economico considerando che le complicanze infettive associate all’assistenza sanitaria rappresentano il principale evento avverso in sanità con alto numero di richieste risarcimento danni. Dal punto di vista della responsabilità civile, infatti, nell’eventualità di un danno al paziente, tutte le strutture sanitarie o socio-sanitarie, siano esse pubbliche o private, sono tenute a garantire il diritto dei pazienti danneggiati e dei loro familiari ad un equo risarcimento del danno. Il danno può derivare da vere e proprie carenze organizzative e strutturali all’interno della struttura stessa, la quale, quindi, si rivela il soggetto che ne è direttamente responsabile,[9] anche per eventuali infezioni.[10] [11] Sussiste un nesso causale quando tra il comportamento della struttura sanitaria e il danno subito dal paziente si possa ritenere che l’attività della struttura sanitaria abbia causato, o concorso a causare, il danno verificatosi.[12] [13] Per essere esente da responsabilità la struttura sanitaria deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il contagio in base alle indicazioni fornite dalla letteratura scientifica, nonché dalle vigenti previsioni normative.[14] Le azioni legali intentate da parte dei pazienti vedono quasi sempre soccombente la struttura sanitaria stante la difficoltà di poter dimostrare di aver adottato tutte le necessarie misure preventive.[15]

Dal punto di vista delle responsabilità individuali queste sono quasi impossibili da accertare, stante l’impossibilità di individuare il luogo del contagio, lo strumento contaminato o il contatto con gli operatori sanitari e ogni altro genere di contesto produttivo del contagio.[16]

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato dell’importanza della prevenzione nell’assistenza e nelle cure ai pazienti (qui).

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BIBLIOGRAFIA

[1] “Rapporto OsservaSalute 2019″ (riferito al 2018)

[2] European Centre for Disease Prevention and Control. “Economic evaluations of interventions to prevent healthcare-associated infections”. ECDC, 2017

[3] “Infezioni correlate all’assistenza: cosa sono e cosa fare“. Sito web Ministero della Salute, consultato il 22-05-2019 al seguente link 

[4] A livello nazionale, nel febbraio 2015, è stata sancita l’Intesa in Conferenza Stato-Regioni, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in materia di adeguamenti relativi all’accreditamento delle strutture sanitarie che ha definito modalità e tempi di attuazione del “Disciplinare tecnico” (Intesa 20 dicembre 2012)

[5] Decreto Ministeriale n.70 Del 2 aprile 2015 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” Ministero della Salute. Punto 5.3

[6] Circolari Ministeriali 52/1985 (Lotta contro le infezioni ospedaliere) e 8/1988 (Lotta contro le infezioni ospedaliere: la sorveglianza)

[7] Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Pubblicata su GU Serie Generale n.64 del 17-3-2017

[8] Conferenza delle regioni e delle province autonome. Sub Area Rischio Clinico della Commissione Salute. “Sinergie e integrazione tra rischio clinico e rischio infettivo”. Documento di consenso. 2019

[9]Impennata di decessi per infezioni ospedaliere. Bartoletti (Omceo Roma): “Campanello di allarme su carenze organizzative”. Articolo pubblicato online sul portale di informazione sanitaria “QuotidianoSanità” il 17-05-2019

[10] Tribunale di Roma, Sez. III civ., 22 novembre 2016, n. 21481

[11] Ex art. 1218 c.c.

[12] Emanuela Foligno. “Infezioni correlate all’assistenza ospedaliera: quale risarcimento?“. Articolo pubblicato online sul portale giuridico “Responsabile civile” l’08-03-2019

[13] Corte Appello di Roma, con la sentenza n.280 del 16 gennaio 2018

[14] Chiarini G. “Infezioni ospedaliere e responsabilità sanitaria”. Articolo pubblicato online sul portale giuridicoAltalex”  il 06-07-2018

[15] Tribunale di Roma, sentenza del 27 settembre 2018

[16]Danno da infezione nosocomiale: responsabilità delle strutture di ricovero“. Articolo pubblicato online sul portale giuridico “Studiomedicolegalebarulli”  il 11-02-2019

 

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