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Utilizzo della videocamera in sala operatoria per la riduzione degli errori

Le nuove tecnologie possono essere utilizzate per aumentare la sicurezza per pazienti e operatori in sala operatoria

 

La normativa vigente richiede che tutte le strutture sanitarie debbono operare secondo principi di efficacia, qualità e sicurezza delle cure.[1] [2] Le nuove tecnologie potrebbero fornire un notevole supporto in questo senso. Un esempio potrebbe essere l’utilizzo delle videocamere in sala operatoria per la sicurezza degli interventi chirurgici.

Le linee guida ministeriali per la sicurezza in sala operatoria[3] consigliano, tra le varie procedure di sicurezza, la ripresa video degli interventi chirurgici. L’obiettivo delle registrazioni è individuare eventuali errori di esecuzione e cosi migliorare le performance future di medici e infermieri. Tra le tecnologie di ultima generazione è disponibile una videocamera frontale operatoria che, indossata dal chirurgo, consente la ripresa diretta del campo operatorio.[4] La videocamera registra immagini e voci ed è in grado, a posteriori, di riportare anche situazioni di emergenza vissute in sala operatoria.

Tale tecnologia potrebbe rivelarsi un prezioso alleato in caso di procedimento civile o penale per dimostrare la non colpevolezza del sanitario. 

Dal punto di vista della responsabilità civile sappiamo che la struttura sanitaria risponde di eventuali danni causati per colpa dei professionisti nello svolgimento del proprio lavoro.[5] Con la legge 24/2017, più conosciuta come “legge Gelli”, sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale qualora il paziente decida di rivalersi sulla struttura sanitaria spetterà all’azienda ospedaliera o alla Asl provare di non avere responsabilità per i danni subiti dal paziente. In questo caso sarà fondamentale per la struttura provare, attraverso idonea documentazione, anche visiva, la corretta esecuzione della prestazione. 

Dal punto di vista della responsabilità penale la legge Gelli sancisce di fatto l’obbligatorietà per gli esercenti le professioni sanitarie di attenersi alle linee guida potendo le stesse costituire vere e proprie esimenti di colpa.[6] I professionisti sanitari nell’esecuzione delle prestazioni dovranno pertanto attenersi a quanto indicato e raccomandato nelle linee guida, salvo il caso in cui l’esperienza o la specificità del caso concreto non li indirizzino diversamente.[7] Avere a disposizione una documentazione video dell’intervento costituirebbe, da questo punto di vista, una prova inattaccabile.

La videocamera potrebbe essere usata anche in funzione didattica in quanto la ripresa in tempo reale dell’intervento e la sua trasmissione su uno schermo consentirebbe agli specializzandi di visualizzare direttamente con gli “occhi del chirurgo” il campo operatorio.

Inoltre tale tecnologia potrebbe essere sfruttata dalla struttura sanitaria, analogamente a quanto accade oggi per la “scatola nera” montata sulle auto, per ottenere una riduzione dei premi assicurativi, proprio in ragione della possibilità di garantire un’obiettiva ricostruzione dei fatti.

Considerando l’esiguo costo che hanno oggi tali tecnologie e l’aumento costante delle denunce per malpractice sanitaria è lecito pensare che in prossimo futuro se ne farà un uso sempre maggiore.

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato della check list come strumento di prevenzione degli errori in sala operatoria (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Ministero della Salute. Decreto n. 70 del 2 aprile 2015 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera

[2] Legge 8 marzo 2017, n. 24 “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie

[3] Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali. “Manuale per la Sicurezza in sala operatoria: Raccomandazioni e Checklist”. Roma, 2009 (link)

[4] Atella V., Marchisio E. “La gestione del rischio in sanità: il ruolo dell’organizzazione”. Fondazione Farmafactoring, 2016

[5] Legge n. 24/2017. Art. 7, comma 1

[6] Legge 24/2017. Art. 6

[7] Legge 24/2017. Art. 5

 

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