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Il rispetto delle linee guida non esonera da responsabilità l’operatore sanitario

Rispettare le linee guida non basta, l’operatore sanitario deve valutare se esse sono adeguate al caso concreto

 

Le linee guida consistono in raccomandazioni di comportamento clinico, redatte sulla base delle evidenze scientifiche, rivolte ai  sanitari, allo scopo di suggerire loro le modalità di intervento più appropriate in specifiche circostanze cliniche.[1]

Il rispetto delle linee guida accreditate presso la comunità scientifica non determina, di per sé, l’esonero della responsabilità penale del sanitario dovendo comunque accertarsi se la specificità del quadro clinico del paziente imponga un percorso diverso rispetto a quello indicato dalle linee guida.

Tale principio è contenuto all’interno della legge 8 marzo 2017 n. 24, più conosciuta come legge Gelli sulla responsabilità professionale  e la sicurezza delle cure (si ricorda che tale legge non è rivolta solo alla classe medica ma a tutti gli esercenti la professione sanitaria, quindi infermieri, ostetriche, ecc.).

Nella fattispecie l’art. 6 ha introdotto una causa di non punibilità per l’operatore sanitario la cui condotta imperita abbia causato lesioni personali o morte del paziente, purché abbia rispettato le linee guida accreditate, sempre che esse siano idonee al caso concreto. Con un intervento normativo successivo[2] la Cassazione ha stabilito che tale causa di non punibilità opera solo per casi di colpa lieve, escludendo quindi la colpa grave (per colpa grave si intende un errore grossolano, macroscopico, per esempio lasciare le pinze nell’addome del paziente o applicare la sacca di sangue al paziente sbagliato).

Pertanto solo la presenza di lieve imperizia permette di applicare la causa di non punibilità, a patto che, naturalmente, siano state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida cosi come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, e sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto.[3]

In sostanza se l’operatore sanitario applica delle linee guida inadatte al singolo caso e da tale comportamento derivano conseguenze dannose per il paziente risponderà penalmente per morte o lesioni personali. Il sanitario non sarà invece punibile se non avrà applicato linee guida che non erano adeguate al caso concreto.

Di conseguenza, ove occorrano, le linee guida debbono essere sempre applicate, diversamente corre l’obbligo di non applicarle.

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato delle linee guida dal punto di vista della struttura sanitaria (qui). 

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BIBLIOGRAFIA

[1] Field MJ, Lohr KN (Editors). Guidelines for Clinical Practice. From Development to Use. Washington, D.C: Institute of Medicine. National Academy Press; 1992

[2] Cassazione, sezioni unite, sentenza 22/02/2018, n. 8770

[3] Carrara D’Albi’ R. “La responsabilità medica in ambito penale“. Articolo pubblicato sul portale di informazione giuridica “Salvisjuribus” il 26/03/2018

 

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