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Il Consulente Tecnico di Parte nei giudizi per responsabilità sanitaria

Il Consulente Tecnico di Parte è una figura professionale che va assumendo sempre maggiore importanza nei processi per  responsabilità sanitaria. Ma quando e a quale scopo si ricorre a questo professionista?

 

In un ipotetico giudizio per responsabilità sanitaria il Consulente Tecnico di Parte (CTP) è un esperto nella materia oggetto del contendere nominato dal paziente danneggiato o dall’operatore sanitario chiamato in causa. Il ruolo del consulente di parte, quindi, è quello di coadiuvare la parte e il suo difensore nella comprensione e valutazione degli aspetti tecnici della causa.

Anche il giudice, dal canto suo, può avvalersi di un suo consulente, chiamato “Consulente Tecnico d’Ufficio” (CTU) in ambito civile o “Perito” in ambito penale. Concretamente le due figure devono svolgere lo stesso ruolo, solamente che uno è stato scelto dal giudice, sulla base di un rapporto fiduciario, mentre l’altro è stato incaricato da una delle parti (o da entrambi) per tutelare i propri interessi.

La legge 24/2017 (cosiddetta legge “Gelli-Bianco”) sulla responsabilità professionale e la sicurezza delle cure ha stabilito che nei procedimenti civili e penali aventi ad oggetto responsabilità professionale il sanitario chiamato a giudizio debba essere giudicato da un team formato da un medico legale, necessario alla quantificazione del danno, e da “uno o più specialisti nella disciplina che abbiano specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento“.[1]

Il medico legale potrà quindi avvalersi della collaborazione di un professionista esperto della materia oggetto del contendere che, a seconda della professione e specializzazione rivestita dal soggetto indagato, potrà essere per esempio un cardiologo, un chirurgo, un infermiere, una ostetrica, ecc. L’obiettivo è quello di fornire, attraverso un’analisi del comportamento del professionista sottoposto a giudizio, riflessioni critiche in ordine a prassi scorrette, atteggiamenti inadeguati, rispetto a quanto previsto dalla normativa per quella determinata professione.

Una corretta analisi dell’evento da parte del consulente di parte dovrà prevedere lo studio della documentazione sanitaria relativa all’evento (cartella clinica, ecc.), la verifica del rispetto della normativa sanitaria vigente al momento dell’evento, la verifica del corretto svolgimento dei processi assistenziali identificando eventuali scostamenti rispetto agli standard di riferimento, l’eventuale mancato rispetto di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali. Quest’ultimo punto è particolarmente importante, infatti la legge “Gelli-Bianco” ha introdotto l’adesione alle linee guida come fattore esimente da responsabilità per gli operatori sanitari per i casi imperizia.[2] Appurare se, ed in quale misura, la condotta del sanitario si sia discostata da linee guida o buone pratiche clinico-assistenziali costituirebbe la prova che esiste un legame tra l’errore commesso e il danno subito (il cosiddetto “nesso causale”).

Il medico legale, anche sulla base della valutazione effettuata insieme al consulente di parte, produrrà una relazione (perizia medico legale) nella quale saranno descritti in maniera precisa e puntuale gli accadimenti da un punto di vista medico-scientifico, indicando l’eventuale responsabilità e, in caso affermativo, la quantificazione del danno dal punto di vista biologico permanente e temporaneo, basandosi su specifiche tabelle in uso presso i tribunali. Le conclusioni della nella perizia medico legale saranno valutate dal Giudice insieme a quelle prodotte del proprio consulente.

Il Consulente Tecnico di Parte è fondamentale per giungere ad una sentenza favorevole, per cui è necessario affidarsi ad un professionista serio e preparato. Infatti da una perizia sbagliata può dipendere l’esito di un processo e si possono anche configurare, in questo caso, procedimenti penali o civili per responsabilità professionale contro lo stesso consulente tecnico.[3]

Per svolgere il ruolo di Consulente Tecnico di Parte, secondo quanto prevede la legge Gelli-Bianco, è necessaria l’iscrizione in appositi albi tenuti presso i tribunali.[4]

In caso di chiamata in giudizio di propri operatori sanitari (medico, infermiere, ecc.) l’azienda sanitaria può mettere a disposizione gratuitamente del dipendente un Consulente Tecnico di Parte, analogamente a quanto accade per l’avvocato, che lo affianchi nella ricostruzione dei fatti al fine di escludere l’esistenza di un comportamento colposo o doloso a suo carico.

 

 

In un altro articolo abbiamo visto gli strumenti a tutela dell’operatore sanitario in caso di richiesta risarcimento danni da parte del paziente (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Art. 15

[2] Ibidem. Art. 6

[3] Plenteda R. “La responsabilità civile del consulente tecnico di parte”. Articolo pubblicato sul sito di informazione giuridica “Altalex”

[4] Legge n. 24/2017. Art. 15

 

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