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La simulazione come strumento di prevenzione degli errori sanitari

La formazione basata sulla simulazione consente di ridurre i rischi di errori sanitari e aumentare la sicurezza per il paziente

 

Si calcola che siano un milione e duecentomila, ogni anno, nel mondo, i decessi legati al rischio clinico cioè alla possibilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie. Tali perdite potrebbero essere scongiurate attraverso interventi di adeguata prevenzione. La formazione continua assume, da questo punto di vista, particolare rilevanza considerando che la prevenzione del rischio si basa principalmente sulla conoscenza tra gli operatori degli elementi che lo costituiscono.

La formazione degli operatori sanitari si è tradizionalmente basata sull’apprendimento diretto su pazienti reali. Ciò, tuttavia, può comportare dei rischi per la possibilità di causare danni indotti dall’inesperienza. La formazione basata sulla simulazione, attraverso l’utilizzo di manichini e simulatori, consente di colmare questa lacuna, aumentando la sicurezza per il paziente.

L’interesse della medicina per la simulazione nasce dall’esperienza decennale maturata da altri settori in questo campo, in particolare l’aviazione, dove si è dimostrata molto efficace.[1]  In sanità tra i settori che maggiormente hanno sviluppato percorsi di formazione tramite la simulazione troviamo l’emergenza-urgenza, la sala operatoria, la terapia intensiva, la cardiologia e l’ostetricia.

Un centro di simulazione è un’area attrezzata dove gli studenti dei corsi di laurea di ambito sanitario (medici, infermieri, ostetriche, ecc.) ma anche il personale sanitario già attivo sul fronte lavorativo, possono apprendere abilità e competenze cliniche con l’ausilio di simulatori. Il cuore del centro è il locale dove viene condotto lo scenario come ad esempio una sala di rianimazione o una sala parto completa di presidi. Adiacente ad esso è situata la regia separata da un vetro a specchio in modo da renderla invisibile durante lo scenario. In essa è presente il tecnico di simulazione e il docente che controllano lo scenario mediante un software dedicato, potendo anche riprendere con le telecamere le performance degli operatori al fine di poter rivedere e valutare eventuali errori di esecuzione.

Oltre ai comuni manichini meccanici (“simulatori a bassa fedeltà”), sono oggi sono disponibili manichini computerizzati (“simulatori ad alta fedeltà”) provvisti di caratteristiche anatomiche altamente realistiche come ad esempio la conformazione delle vie aeree superiori, la capacità di parlare e ammiccare, le pupille reattive, i rumori cardiaci e respiratori udibili con il fonendoscopio, i polmoni ventilabili in maniera selettiva, i polsi periferici palpabili, la capacità di effettuare manovre invasive, la capacità di simulare indagini diagnostiche o procedure di radiologia interventistica. Particolari e complessi software conferiscono ad essi la proprietà di essere programmati con una varietà di profili fisiologici, farmacologici e fisiopatologici con il vantaggio di poter mimare, in tempo reale, sintomi e patologie.

Ma la simulazione in medicina funziona davvero? Come riporta l’autorevole “Agency for Healthcare Research and Quality” (Agenzia per la ricerca e la qualità in sanità) statunitense sono disponibili numerose evidenze scientifiche che certificano l’efficacia della formazione attraverso la simulazione.[2] Una recente revisione sistematica ha analizzato i risultati di oltre 600 studi che hanno valutato i programmi di allenamento di simulazione con tecnologia avanzata associando ad esso migliori risultati in termini di conoscenze e abilità dei partecipanti rispetto al modello di formazione tradizionale. In Italia numerose esperienze, tra le quali quella della Regione Toscana,[3] [4] hanno dimostrato come la simulazione incrementi l’efficacia, l’efficienza e la sicurezza dell’intervento sanitario. Per fare un esempio, all’ospedale Santo Stefano di Prato, la conduzione di attività di addestramento periodiche in sala parto con simulazione di parto con distocia di spalla ha consentito di ridurre i casi di lesioni nel bambino da sette casi ogni mille parti ad uno soltanto.[5] 

È auspicabile pertanto per il futuro, in analogia a quanto già avvenuto all’estero, il passaggio da un modello di formazione tradizionale verso un modello basato sulla simulazione, essendo provato che la simulazione riduce gli errori sui pazienti.

 

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BIBLIOGRAFIA

[1] Helmreich RL, Merritt AC. “Culture at work in aviation and medicine“. Aldershot, UK, Ashgate Publishing, 1998

[2] https://psnet.ahrq.gov/primers/primer/25/Simulation-Training

[3] Regione Toscana. Delibera Giunta regionale n.254/2013. “Linee di indirizzo per la formazione in simulazione

[4] Regione Toscana. Decreto dirigenziale n.2748 del 13-03-2017. “Costituzione della rete regionale per la formazione in simulazione

[5] Citato in PresaDiretta (RAI), puntata “Medici in prima linea”, andata in onda il 22-01-2018

 

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