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Formazione sul rischio clinico: conoscere i rischi per prevenire gli eventi avversi

Con l’entrata in vigore della legge 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria (legge “Gelli”) la formazione sul rischio clinico è sempre più richiesta dagli operatori sanitari 

 

L’utilizzo di sofisticate apparecchiature, l’esecuzione di protocolli e procedure previsti da linee guida internazionali ha indiscutibilmente consentito agli operatori sanitari di ampliare le proprie aree di intervento ma è necessario considerare che un maggior numero di strumenti e di manovre ha comportato un aumento del numero di step in cui possono essere commessi eventuali errori.

In questa situazione si viene a parlare sempre più spesso di aumento del rischio clinico. Ma che cos’è il rischio clinico? Il rischio clinico è la probabilità che un paziente subisca un danno involontario imputabile alle cure sanitarie. Gli interventi finalizzati a studiare, identificare e ridurre tale rischio prendono il nome di gestione del rischio o, in inglese, risk management. 

Per ridurre i rischi e iniziare una politica di prevenzione occorre far nascere, all’interno dell’azienda, la cultura della sicurezza. Infatti nessun sistema di gestione del rischio sarà mai veramente efficace senza la piena partecipazione di tutti i Professionisti. Purtroppo i medici e gli altri operatori sanitari, ancora oggi, non possiedono nessuna base di partenza sul rischio clinico dai propri studi universitari (la Commissione Europea aveva chiesto fin dal 2005 di inserire la promozione della sicurezza dei pazienti nella formazione universitaria degli operatori sanitari).[1] Ciò assume particolare rilevanza considerando che la gestione del rischio si basa principalmente sulla conoscenza tra gli operatori degli elementi che lo costituiscono. 

La mancanza di una formazione inadeguata è considerata essere una delle principali cause di eventi avversi ed errori sanitari.[2]  L’attività di formazione mirata alla riduzione degli errori sanitari e alla prevenzione dei rischi consente non solo di aumentare la sicurezza del paziente e degli operatori ma anche di aumentare efficienza e qualità del sistema, permettendo di ridurre i costi derivanti dagli errori.

Soprattutto a seguito dell’entrata in vigore della nuova legge 24/2017 sulla responsabilità professionale sanitaria (legge “Gelli”)[3] la necessità di ricevere formazione sul rischio clinico è oggi molto sentita dagli operatori e pertanto sorge la necessità di attivare percorsi specifici all’interno delle strutture sanitarie. In merito di prevenzione e sicurezza delle cure la normativa già prevedeva che le strutture sanitarie pubbliche e private fornissero ai dipendenti le necessarie competenze attraverso una adeguata “attività di sensibilizzazione e formazione continua del personale finalizzata alla prevenzione del rischio sanitario[4] dopo “rilevazione e valutazione sistematica dei bisogni formativi“.[5] 

Le aziende sono quindi tenute ad attivare specifici corsi di aggiornamento in tema di rischio clinico e sicurezza dei pazienti rivolti al personale sanitario e di supporto, disponendo tale formazione come obbligatoria. Nei corsi dovrebbe essere posta particolare attenzione nel fornire strumenti di prevenzione per quelle situazioni che hanno già dato luogo in passato a eventi avversi o a richieste di risarcimento danni. 

Dovrebbero essere realizzati sia percorsi formativi sia di base, rivolti a tutti gli operatori e finalizzati alla conoscenza dei concetti di base in materia di rischio clinico, sia avanzati, rivolti a un target predefinito di dirigenti finalizzati alla conoscenza degli strumenti per la prevenzione e la gestione del rischio e l’analisi degli eventi avversi.

Al di là dell’obbligo previsto dalla legge, l’attivazione dei corsi sulla prevenzione del rischio clinico risulterà sicuramente un buon investimento per l’azienda alla luce dei vantaggi etici, economici, organizzativi e professionali che ne deriveranno. Data l’importanza della formazione sul rischio clinico le direzioni aziendali dovrebbero favorire il più possibile la partecipazione del personale a tali eventi formativi dandone massima diffusione attraverso informative via mail, pubblicazione dei corsi sul sito web aziendale, ecc. I corsi dovrebbero riguardare anche il personale di supporto (es. ausiliari) in quanto la struttura sanitaria è responsabile anche del loro operato.

La formazione si conferma strumento indispensabile per indurre il cambiamento culturale all’interno dell’organizzazione e creare una cultura della sicurezza in tutti gli operatori coinvolti nei percorsi di diagnosi, cura e riabilitazione.[6

 

 

In un altro articolo abbiamo visto quali tutele può attuare l’azienda sanitaria a difesa del professionista in caso di richiesta risarcimento danni da parte del paziente (qui).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Commissione Europea  ”Declaration con la “Luxembourg on patient safety”. 2005

[2]  Albolino et al. (2010)

[3]  Legge n. 24/2017. “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale sanitaria ”.  Art. 3, comma 2

[4] Legge n. 208/2015. “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (c. d. Legge di stabilità 2016)”. Art. 1, comma 539, punto c

[5]  Decreto Ministeriale N.70 Del 2 Aprile 2015 “Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” Ministero della Salute. Punto 5.3 

[6] Ministero della salute. “Manuale di formazione per il governo clinico, la sicurezza dei pazienti e degli operatori“. 2012. Pag. 8

 

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