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Aggressioni agli operatori sanitari: poche idee, ma confuse!

Solo palliativi per risolvere il gravissimo problema delle aggressioni agli operatori sanitari. A quando la prima vittima?

 

La riduzione dei posti letto, non compensata da un sufficiente rafforzamento dei servizi territoriali, ha provocato il sovraffollamento dei Pronto Soccorso e i conseguenti sempre più frequenti episodi di aggressione nei confronti degli operatori sanitari.

È stata da poco approvata una legge che inasprisce le pene fino a 16 anni di carcere e introduce la procedibilità di ufficio verso gli aggressori.[1]

Qualcuno potrebbe dire che inasprire le pene verso chi aggredisce i sanitari è giusto. Se uno è stanco di aspettare, che protesti nelle sedi opportune, magari per iscritto. Certo. Ma questo sarebbe corretto in un contesto di normale amministrazione, di routine, come può essere alle poste o al catasto. Quando si tratta del dolore proprio, che a volte può essere insopportabile, o di un proprio familiare, non si ragiona più, scattano meccanismi nella testa che poco hanno a che fare con la ragione. C’è in rete un video dove in un Pronto Soccorso un giovane, esasperato dalla lunga attesa, colpisce con un pugno al viso un poliziotto in divisa, mandandolo al tappeto. Sicuramente quella persona sapeva a cosa sarebbe andato incontro con questo gesto, eppure non ha esitato, pur sbagliando, a farlo. In un altro video si vede una persona tentare di sfilare la pistola alla guardia giurata. Questo lascia comprendere come in certi momenti non si è più padroni di se stessi.

È ovvio che le aggressioni sono da condannare ma bisognerebbe anche domandarsi perché queste avvengano, perchè avviene questo fenomeno, prima sconosciuto. Invece, e siamo al completo capovolgimento della prospettiva, in molti ospedali si organizzano corsi di difesa personale, con istruttori di Judo e di Karate a fare lezione a medici e infermieri!

Il risultato è che le aggressioni non solo continueranno ma aumenteranno sempre più se non si eliminano le condizioni che le favoriscono, cioè le lunghe attese e il sovraffollamento. È inutile parlare degli effetti se prima non si eliminano le cause, è una questione di logica.

I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza che li ha creati; è necessario valutare, vedere cosa non va e se necessario apportare delle modifiche. 

Invece si approvano documenti (i cosiddetti “tempari”)[2] che stabiliscono tempi massimi di attesa in Pronto Soccorso quando si sa bene che questi tempi non potranno mai essere rispettati, stante proprio il sovraffollamento e la carenza di personale.

È proprio il caso di rispolverare il famoso aforisma di Ennio Flaiano: “Poche idee ma confuse”.

 

 

In un altro articolo abbiamo visto cosa fare in caso di aggressione (qui).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Ddl n. 867-B recante “Disposizioni per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”. Art. 4

[2] Ministero della salute. “Linee di indirizzo nazionali sul triage intraospedaliero” Agosto 2019 (link

 

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