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Aggressioni agli operatori sanitari: poche idee, ma confuse!

Solo palliativi per risolvere il gravissimo problema delle aggressioni agli operatori sanitari. A quando la prima vittima?

 

La riduzione dei posti letto, non compensata da un sufficiente rafforzamento dei servizi territoriali, ha provocato il sovraffollamento dei Pronto Soccorso e i conseguenti sempre più frequenti episodi di aggressione nei confronti degli operatori sanitari.

È attualmente all’esame del Parlamento un disegno di legge che inasprisce le pene e introduce la procedibilità di ufficio verso gli aggressori.[1] [2]

Qualcuno potrebbe dire che inasprire le pene verso chi aggredisce i sanitari è giusto. Se uno è stanco di aspettare, che protesti nelle sedi opportune, magari per iscritto. Certo. Ma questo sarebbe corretto se l’attesa si realizzasse in una situazione normale come può essere alle poste o al catasto. Quando si tratta del dolore proprio, che a volte può essere insopportabile, o di un proprio familiare, non si ragiona più, scattano meccanismi nella testa che poco hanno a che fare con la razionalità. C’è in rete un video dove in un Pronto Soccorso un giovane, esasperato dalla lunga attesa, colpisce con un pugno un poliziotto in divisa, figuriamoci quale deterrente sarebbe stato la conoscenza di una legge che invita alla calma e alla tranquillità. Si ribadisce, in certi momenti non si è più padroni di se stessi.

È ovvio che le aggressioni sono da condannare ma bisognerebbe anche domandarsi perché queste avvengano, perchè avviene questo fenomeno, prima sconosciuto. Invece, e siamo al completo capovolgimento delle cose, in molti ospedali si organizzano corsi di difesa personale, con istruttori di Judo e di Karate a fare lezione a medici e infermieri!

Il risultato è che le aggressioni continueranno, anzi aumenteranno sempre più se non si eliminano le condizioni che le favoriscono, cioè le lunghe attese e il sovraffollamento. È inutile parlare degli effetti se prima non si eliminano le cause, è una questione di logica elementare.

I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza che li ha creati, è necessario studiare, informarsi e se necessario apportare delle modifiche. Per esempio si potrebbero studiare i sistemi adottati in altri paesi e magari copiarli.

Invece si approvano documenti (i cosiddetti “tempari”)[3] che stabiliscono tempi massimi di attesa in Pronto Soccorso quando si sa bene che questi tempi non potranno mai essere rispettati, stante proprio il sovraffollamento e la carenza di personale.

È proprio il caso di rispolverare il famoso aforisma di Ennio Flaiano: “Poche idee ma confuse”.

 

In un altro articolo abbiamo visto cosa fare in caso di aggressione (qui).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Ddl n. 867 /2019  “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni“ (link)

[2]   Maragò E., Rodriquez G. “Violenza sugli operatori sanitari e sociosanitari. Ddl approvato dalle Commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera. Riconosciute le tutele ma non lo status di pubblico ufficiale. Aziende avranno l’obbligo di costituirsi parte civile“. Articolo pubblicato su QuotidianoSanità il 13-02-2020 (link)

[3] Linee di indirizzo elaborate dal Tavolo di lavoro istituito presso il Ministero della Salute e approvate il 1° agosto 2019 dalla Conferenza Stato-Regioni – Triage intraospedaliero, pag. 9 (link)

 

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