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“Body cam” per il 118 contro le aggressioni, anche in Italia?

È sempre più diffuso, nei servizi d’emergenza di tutto il mondo, l’utilizzo di telecamere indossabili (body-cam) a fini legali e di sicurezza. La proposta di dotare di body-cam anche i soccorritori italiani prende l’avvio dall’aumentato numero di aggressioni che si è verificato negli ultimi anni. Ma cosa sono, esattamente?

 

Le videocamere sono utilizzate già da tempo nei campi più svariati per incentivare (o disincentivare, a seconda dei casi) i comportamenti delle persone. Per esempio l’uso delle telecamere semaforiche, utilizzate per aumentare la percezione nei conducenti del rischio di essere multati in caso di infrazione, ha ridotto notevolmente le violazioni al codice della strada.

Allo stesso modo le telecamere potrebbero essere utilizzate per scoraggiare, nell’ambito delle attività di soccorso in emergenza, eventuali comportamenti aggressivi nei confronti del personale: uno studio condotto dall’Istituto di Criminologia dell’Università di Cambridge nel Regno Unito ha mostrato, con l’uso delle body cam, una riduzione delle aggressioni contro gli agenti di polizia del cinquanta per cento.[1]

Numerosi studi certificano che le aggressioni ai sanitari sono in continuo aumento e sempre di maggior gravità. Tra questi, gli operatori del servizio di emergenza 118 risultano essere tra quelli più a rischio, in virtù del tipo di attività svolta.[2] Non c’è dubbio, da questo punto di vista, che fare il soccorritore sia una professione pericolosa. Il problema è molto sentito tanto che il Ministero della salute annovera le aggressioni del personale tra gli “eventi sentinella” ossia gli eventi avversi più gravi, che possono comportare “morte o grave danno”.[3]

Per fronteggiare il problema i sistemi di emergenza sanitaria di tutto il mondo come il London Ambulance Service[4] e l’Australian South Wales Ambulance[5] ma anche negli USA utilizzano le body cam a fini legali e di sicurezza degli operatori.

Ma cosa sono le body cam? Si tratta di piccole telecamere frontali poste sulla divisa degli operatori (foto in alto) che hanno lo scopo di riprendere e documentare quanto accade davanti a loro. Le moderne body cam sono più piccole, più leggere e sempre più sofisticate nel tipo di funzioni che supportano, tra cui; qualità video Full HD, infrarossi, visione notturna, integrazione con altri dispositivi, ecc. In alcuni casi posseggono un display che rimanda le immagini in tempo reale rendendo immediatamente consapevole chi è di fronte di essere ripreso.

È chiaro che tali strumenti rappresentano in primis una garanzia per l’operatore che le utilizza; spesso i pazienti, sapendo di essere ripresi, rinunciano a porre in essere comportamenti aggressivi, diminuendo cosi la possibilità di una pericolosa escalation. 

Le telecamere non sarebbero sempre accese ma solo quando necessario, per esempio qualora i pazienti o gli astanti diventassero aggressivi o minacciosi. Considerato che esistono regole molto rigide che disciplinano l’uso e il rilascio di informazioni riguardanti la salute dei pazienti[6, 7] i filmati, nel rispetto della privacy, sarebbero custoditi in un database accessibile solo al personale autorizzato o forniti, su richiesta, alle autorità a fini probatori o di indagine. In merito a questo aspetto il Garante della privacy si è già espresso favorevolmente in merito all’utilizzo di questi strumenti da parte dalle forze dell’ordine.[8]

I soccorritori sono spesso i primi ad intervenire sulla scena di un crimine, per cui potrebbe essere necessario acquisire le immagini da parte dell’autorità giudiziaria a fini probatori o di indagine. Se si considerano alcuni noti casi di cronaca e i relativi processi, lunghi e tortuosi a causa dell’alterazione a più riprese subita dalla scena del crimine, si evince immediatamente quanto possa essere decisiva una eventuale prova videoregistrata.[9] Sarà a questo proposito necessaria un’attenta formazione che metta a conoscenza il personale sul corretto utilizzo di questi dispositivi, predisponendo altresì un regolamento interno che disciplini le regole sull’utilizzo, la raccolta, il trattamento, la conservazione e la cancellazione dei dati raccolti.

Le registrazioni potrebbero essere utilizzate nei programmi di revisione al fine di migliorare la qualità dell’assistenza per il paziente o costituire un prezioso strumento processuale per fornire la prova, in un eventuale richiesta di risarcimento danni, della non imputabilità del danno a colpa del personale sanitario intervenuto. 

Le telecamere potrebbero essere montate anche sulle ambulanze: esistono già delle sperimentazioni in tal senso in Campania e Sicilia, con mezzi dotati di telecamere ruotabili a 360 gradi per la ripresa dell’area circostante il mezzo di soccorso. 

Considerando l’esiguo costo che hanno oggi tecnologie di questo tipo è lecito pensare che presto saranno utilizzate anche dai servizi d’emergenza 118, come avviene già per altri servizi di pubblica utilità come vigili del fuoco, polizia, vigili urbani, ecc.

 

 

In un altro articolo abbiamo parlato di 118 e nuove tecnologie in aiuto di pazienti e operatori (link).

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BIBLIOGRAFIA

[1] Irish A, Shubert T. “Body Worn Camera Use in  Health Care Facilities”. IAHSS Foundation, 2015. Pag. 2

[2] National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH). “Violence – Occupational Hazard in Hospitals”. 2002

[3] Ministero della salute. Raccomandazione n. 8 “Prevenzione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari”, 2007

[4]NHS roll out of body cams in boost to ambulance crews safety”, 2021 (link)

[5] Lackey B. “The extreme lengths paramedics are taking to stop them being used as ‘punching bags’ by aggressive patients. DailyMailcom. Daily Mail Australia

[6] Legge 196/2003 “Codice in materia di Protezione dei Dati Personali” (c.d. “Codice della privacy”)

[7] GDPR – General Data Protection Regulation (Regolamento europeo sulla privacy). Art. 5

[8]Mille bodycam per agenti e carabinieri che fanno ordine pubblico: “Serviranno a documentare gli eventi“. Articolo pubblicato sul sito de La Repubblica in data 18-01-2022 (link)

[9] Groppelli G. “Prospettive future medico-legali nella gestione della scena del crimine”. Articolo pubblicato sul portale di informazione giuridica “Salvisjuribus” in data 08-04-2021 (link)

 

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