Pubblicato il

Dove non potè la politica (purtroppo e per fortuna) potè il Coronavirus

La pandemia sta rappresentando, paradossalmente, un’opportunità di ammodernamento senza precedenti per la sanità italiana, in un paese fermo da decenni

 

In un mondo in cui i cambiamenti avvengono molto velocemente è necessario aver la capacità di guardare oltre il presente e programmare politiche e interventi lungimiranti. La crisi drammatica determinata dal Coronavirus ha fatto emergere la mancanza di un disegno politico di lungo termine nei confronti della sanità pubblica italiana.

Lo “snellimento” delle strutture e del personale ha consentito alla politica negli anni di raggiungere risparmi rilevanti: un esempio per tutti: mentre dal 2008 al 2018 in Francia la spesa sanitaria pubblica è aumentata del 26 percento, in Italia è aumentata solo del 5,33 percento.[1]

A fare tali affermazioni non si corre il rischio di essere di parte dato che l’inerzia legislativa ha caratterizzato tutti i governi che si sono succeduti nel nostro Paese negli ultimi 20 anni.

La pandemia ha fatto emergere (purtroppo) con forza l’esigenza di rivedere il sistema sanitario, dimostratosi nell’occasione obsoleto, inadatto e insufficiente a fronteggiare le nuove minacce infettive. Per fronteggiare la situazione di emergenza sono stati emanati in questi mesi numerosi provvedimenti legislativi.[2] Paradossalmente, se non fosse stato per il Coronavirus, tali interventi sarebbero ancora di là da venire, e le criticità di cui il nostro sistema sanitario soffre da decenni sarebbero ancora di là da essere affrontate: liste di attesa infinite, sovraffollamento dei Pronto Soccorso, aumento del rischio sanitario, carichi eccessivi di lavoro per il personale, ecc. 

Le quattro grandi assenti della sanità italiana vedranno finalmente la luce forse proprio “grazie” al Coronavirus, proprio là dove per decenni la politica aveva fallito. Ci riferiamo alla riorganizzazione dell’assistenza socio-sanitaria territoriale, al rafforzamento degli ospedali pubblici, al potenziamento degli organici sanitari, all’avvio della sanità digitale.

Vediamo dunque i settori sui quali il Coronavirus avrà maggiore impatto, dal punto di vista del cambiamento.

Ospedali pubblici – Con il Coronavirus il diritto alla salute non è più solo un diritto sancito dalla Costituzione, ma una necessità. L’incremento del numero di posti letto nella sanità pubblica, fondamentale dopo anni di tagli,[3] è inevitabile dato che il virus non fa distinzioni sociali, colpisce tutti,  ricchi e poveri e se non si vuole che gli uni costituiscano un bacino di infezione per gli altri è necessario curare tutti indistintamente. Anche a pandemia finita non è escluso che altre emergenze analoghe non possano ripresentarsi in futuro pertanto il potenziamento delle unità ospedaliere (strutture e attrezzature tecniche) appare indispensabile anche in un’ottica preventiva.

Assistenza territoriale – Un’adeguata rete di assistenza sul territorio non è più solo auspicabile ma una necessità a fronte della forza manifestata dal Coronavirus.[4] Laddove la rete territoriale ha potuto contare su una realtà consolidata e coordinata la risposta è stata più efficace: il Veneto e l’Emilia Romagna, solo per fare un esempio, regioni dotate di una rete socio territoriale avanzata, hanno avuto molte meno perdite, tra i soggetti contagiati, di altre regioni italiane.

Personale sanitario – La pandemia da Coronavirus ha colpito gli stessi operatori sanitari tanto che, con il personale già ai minimi termini,[5] si è dovuto correre ai ripari assumendo in tutta fretta nuovo personale o spostando personale da un reparto ad un altro. È pertanto indispensabile rinforzare gli organici sanitari, soprattutto infermieristici, considerando anche il contesto, quello italiano, di una popolazione sempre più anziana e con patologie croniche.[6] 

Telemedicina – L’alta contagiosità del Coronavirus ha evidenziato come ci sia bisogno di sistemi, come la telemedicina, che permettono la sorveglianza a distanza dei pazienti,[7, 8] garantendo nel contempo la sicurezza per medici, infermieri e altri operatori sanitari. Ricorrere in maniera estesa e sistematica a nuove tecnologie come la telemedicina può facilitare il raggiungimento di livelli di assistenza domiciliare adeguati con un significativo contenimento dei costi, così come documentato dai dati di letteratura, soprattutto nella gestione di patologie cardiologiche, nefrologiche, pneumologiche e oncologiche.[9] 

La pandemia di Covid-19 ha messo in luce molte lacune del SSN. Tuttavia, ha anche fornito un’opportunità senza precedenti per effettuare un’analisi della situazione esistente e porre le basi per il miglioramento. C’è voluto il Coronavirus a ricordarci che siamo esseri fragili, e come la salute sia un valore imprescindibile per la società, concetto che è proprio alla base dell’articolo 32 della nostra Costituzione.

 

 

Siamo anche su Facebook (qui). Puoi condividere il presente articolo attraverso i pulsanti che trovi in basso.

 

BIBLIOGRAFIA

[1] Dati Eurostat COFOG

[2] Legge 27/2020; Legge 40/2020

[3] Fondazione GIMBE. “4° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)”. 2019. Pag. 64 (link

[4] Corte dei conti. “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica”. Pag. 25 (link)

[5] Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane “Rapporto Osservasalute 2019”, XVII edizione. Pagg. 416-420 (link)

[6] Italia Longeva “Proiezioni Istat al 2030 e 2050

[7] OECD (2020), Realising the Potential of Primary Health Care, OECD Health Policy Studies, OECD Publishing, Paris. Pag. 31 (link

[8] Ettore Jorio “Se il Covid diventa un inaspettabile (e inconsapevole) alleato“. Sito web “QuotidianoSanità”, 25 gennaio 2021

[9] M. Zhao, J. H Wasfy, J. P. Singh: Sensor-aided continous care and self-management:implications for
the post-COVID era. The Lancet Digital Health 2020

 

Creative Commons License