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La movimentazione manuale dei pazienti nel servizio 118: rischi e soluzioni

 

A fronte di un elevato numero di infortuni registrati la diminuzione del rischio riguardo la movimentazione manuale dei carichi nel servizio sanitario d’emergenza risulta una problematica di difficile soluzione

 

Premessa

La professione di operatore sanitario comporta la movimentazione manuale dei pazienti con il relativo rischio di infortunio che ne deriva. Per movimentazione manuale dei carichi si intende l’operazione di sostegno e trasporto di un carico compreso le azioni di sollevare, deporre, spingere e tirare. Il D.Lgs 81/2008[1] prevede che il datore di lavoro sottoponga a sorveglianza sanitaria gli addetti ad attività di movimentazione manuale di carichi. Il fattore di rischio è quello di lesioni al livello dell’apparato osteo-articolare (soprattutto del tratto dorso-lombare) ma anche rischio di sovraccarico biomeccanico al livello degli arti inferiori. Il legame tra sforzi fisici e patologia è più elevato laddove bisogna assistere soggetti immobilizzati o poco collaboranti (rianimazione, ortopedia, fisiatria, chirurgia, geriatria, ecc.). Continua a leggere La movimentazione manuale dei pazienti nel servizio 118: rischi e soluzioni

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SGSL: un modello di gestione per la sicurezza totale delle ASL

Il Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza sui Luoghi di Lavoro (SGSL) ha l’obiettivo di migliorare la sicurezza, la qualità e ridurre le probabilità di errore nelle strutture sanitarie pubbliche

 

L’ultimo triennio ha visto aumentare di un terzo il numero delle aziende che hanno scelto di certificare il proprio sistema di gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Le aziende che hanno adottato un modello di gestione integrata della sicurezza hanno conseguito una riduzione del numero di infortuni del 16%.[1]

In Sanità gli ambienti e le prassi non sicure per i lavoratori producono sempre effetti negativi sulla qualità e sicurezza delle prestazioni effettuate. Un ambiente sicuro, e “percepito” come tale da lavoratori, pazienti e visitatori riduce invece l’assenteismo e il contenzioso e contiene il fenomeno delle aggressioni agli operatori. In tale ottica molte Regioni italiane hanno emanato apposite linee di indirizzo alle Aziende Sanitarie pubbliche per richiedere l’adozione di sistemi certificati in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la Regione Puglia. [2]  Continua a leggere SGSL: un modello di gestione per la sicurezza totale delle ASL

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Reti tempo dipendenti e rischio clinico: quale rapporto?

L’obiettivo delle reti “tempo dipendenti” è fornire il prima possibile al paziente l’intervento più adeguato per la sua patologia. La mancata adozione delle reti determina un aumento del rischio clinico collegato al differimento nel tempo del trattamento medico-specialistico necessario al paziente

 

La condizione di maggiore fragilità psico-fisica di una persona si manifesta in particolare nel bisogno di assistenza in emergenza. Per fornire una immediata ed efficace risposta in molte Regioni è stata operata una riorganizzazione dei servizi e dell’assistenza sanitaria secondo il concetto di rete previsto dal DM 70/2015,[1] di cui sono cardine le reti per le patologie cosiddette “tempo dipendenti”. Continua a leggere Reti tempo dipendenti e rischio clinico: quale rapporto?

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Che cos’è il Comitato per il controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza?

Per affrontare adeguatamente il problema delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) è presente in ogni azienda un organismo appositamente dedicato

 

Sotto il termine di Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) rientra qualsiasi tipo di infezione che può occorrere durante il ricovero o dopo le dimissioni di un paziente, della quale non c’era né manifestazione clinica né incubazione precedente all’ingresso in ospedale. Continua a leggere Che cos’è il Comitato per il controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza?

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Violenza agli operatori sanitari: cosa fare in caso di aggressione?

 

Le aggressioni agli operatori sanitari sono sempre più frequenti. Vediamo in questo articolo cosa è possibile fare per prevenire un’aggressione in ospedale, quali sono i segni premonitori e cosa fare se siamo aggrediti

 

ll National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH) definisce la violenza nel posto di lavoro come: “ogni aggressione fisica, comportamento minaccioso o abuso verbale che si verifica nel posto di lavoro”.[1] Il personale sanitario, in particolar modo quello operante nei servizi psichiatrici, di Pronto Soccorso e servizio 118, è esposto maggiormente, in virtù del tipo di attività svolta, al rischio di aggressione, anche se tale fenomeno può verificarsi in qualunque ambito.

l problema è molto sentito tanto che il Ministero della Salute considera le aggressioni “eventi sentinella” ossia “eventi avversi di particolare gravità, potenzialmente evitabili, che possono comportare morte o grave danno”.

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